HEGEL NON CAPIVA IL TEMPO – di Roberto Vacca, L’OROLOGIO, 7/3/2025
Voltaire pubblicò il suo “Dictionnaire Philosophique” nel 1766. Conteneva solo 64 voci, che in maggioranza trattavano di religione, ma non c’era la voce TEMPO. Invece, sette decenni più tardi , il filosofo tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel pubblicò la sua “Filosofia della natura” con un lungo capitolo: “Essere e tempo”. È un testo che contiene definizioni vaghe e, quando comprensibili, contraddittorie fra loro. Alcune frasi, poi, sono del tutto insensate. È triste che Hegel sia stato considerato un grande maestro da noti filosofi idealisti italiani. Fra questi, Benedetto Croce (antifascista) e Giovanni Gentile (fascista), che dalle loro cattedre universitarie hanno contribuito a confondere le idee a generazioni di allievi e di epigoni. Hanno gabellato per logica la curiosa dialettica hegeliana, basata sulle successione di tesi, antitesi e sintesi.
Nella “Filosofia della Natura”, Hegel considera il tempo sotto 3 aspetti:
1. Come motore dialettico; dal punto di vista dell’attività dialettica, il tempo è una negazione negata
2. Come concetto astratto; il tempo è formalmente determinato come divenire intuito
3. Come idea eterna: dal punto di vista del suo annullamento, il tempo è presenza assoluta.
Queste 3 proposizioni sono già nominalistiche e peculiari. Nel testo dell’opera si trovano, però, molte altre definizioni del tempo anch’esse curiose e spesso contraddittorie. Eccone alcuni esempi.
Il tempo è la matrice di ogni intuizione e non può essere intuito, ma solo pensato. Dalla sua evanescenza resta solo la sua vita concettuale.
Il tempo naturale è un concetto strettamente astratto. Ma non differisce dalla conoscenza assoluta, né dalla negatività nell’estensione e si identifica con il tempo fenomenologico o con lo spirito nel mondo.
Lo spazio precede il tempo nel pensiero, quindi viene prima del mondo e dell’anima. Non è un ricettacolo per la materia, né una forma di sensibilità umana, ma un inizio dialettico: un pensiero che esorbita da se stesso, cioè un pensiero di esternalità, per cui il tempo precede lo spazio.
La negazione dello spazio è un punto che resta spaziale, cancella se stesso e, staccandosi da se stesso, diventa una linea.
Lo spazio è pura quantità. Il tempo è precisamente l’esistenza di un’autocancellazione. Mentre nello spazio, che è esternalità totale, ogni differenza sempre connessa all’altro, il tempo è negazione della negazione: nega le negazioni indifferenti dello spazio e, quindi, si distingue effettivamente dallo spazio. Lo spazio è paralizzato: il tempo è differenza nella sua vitale irrequietezza.
Lo spazio va fuori di se per effettuare la sua transizione verso il tempo: questa non è soggettiva, ma è primitiva nel senso che ha avuto luogo nel pensiero prima che noi ci presentassimo sulla scena.
Lo spazio si espande, mentre il tempo è l’unità dell’auto esternalità. … Il tempo è la condizione ancora incompiuta dell’avere qualche cosa posta davanti a noi – una forma primordiale di sensibilità.
Il tempo, come lo spazio, è una forma pura di senso o intuizione. Il tempo è una soggettività astratta, uguale alla pura autocoscienza.
Le realtà che riempiono il tempo, sono naturalmente in certo senso distinte dal tempo, ma sono anche identiche ad esso.
La natura è essenzialmente in relazione con un Primum, che è l’idea o il mondo dei concetti o la forma dell’altro.
La natura non è eterna nel tempo come un “ora” costante ; sebbene sia temporalmente infinita,non è eternamente increata perché ha un suo “prima”.
Il tempo è distruzione, come Kronos che divora i suoi figli. E’ la distruzione della vita, la negatività in azione.
Lo spazio è il tempo negato, come, al contrario, il tempo è spazio negato.
Le definizioni che ho riportato sono tutte tratte da “La filosofia della natura” di Hegel. Leggerle una dopo l’altra fa un effetto umoristico e meraviglia che docenti di università rinomate continuino a discutere su queste pagine cervellotiche e a insegnarne ulteriori interpretazioni.
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