Per il mondo si aggirano spettri: il rischio di guerra
totale nucleare, crisi economiche e finanziarie, complessità proliferante e
ingovernabilità, ineguaglianza crescente dei redditi e dei patrimoni,
ineguaglianza culturale estrema. I ricchissimi non fanno i mecenati – e non
generano rinascimenti artistici, né culturali. Sia il pubblico, sia i decisori
presentano un degrado crescente nella conoscenza del mondo e degli
strumenti intellettuali. Le ricerche
avanzate permettono di produrre tecnologie sofisticate ed efficienti, anche se
applicate in larga misura per fini banali. Esiste anche il rischio che
interventi e sperimentazioni estreme in bio-medicina e bio-tecnologie possano condurre a realizzare sviluppi
pericolosi e incontrollati.
Occorre una rivoluzione del management e della politica. Lo
sostiene ragionevolmente Yehezkel Dror (1) nel suo recente libro “Avant-Garde
Politician” (Il politico d’avanguardia) [Westphalia Press, 2014 – pp.350] e indica tre obiettivi irrinunciabili o “imperativi
esistenziali”:
- inibire eventi fatali, sia naturali, sia causati dall’uomo per assicurare la sopravvivenza della specie umana
- prevenire avventate alterazioni genetiche della specie
- favorire una fioritura degli umani (sia mentale, sia fisica) e libere scelte (sia individuali, sia sociali) di stati e modi di vita migliori.
A questo fine Dror auspica e prefigura una Costituzione
Umana, creata e protetta da una Autorità Globale, progettata, popolarizzata e
realizzata da “Avant-Garde Politicians”. Il libro è la bozza di un manuale
mirato a definire i fini prefissi, l’addestramento e le strategie di questi
futuri politici di avanguardia.
I tre imperativi esistenziali appaiono ovviamente vitali e
desiderabili a ogni persona razionale – e decente. Questa opinione, invece, non
è largamente condivisa. I tre imperativi sono raramente menzionati da pubblicisti,
opinionisti, governanti, esponenti di organizzazioni internazionali, leader
spirituali o religiosi, guru. La conoscenza di fatti noti e di situazioni
chiaramente analizzate viene distorta in modo fatale, quando venga largamente
diffusa. Non ci si può attendere che siano accettate unanimemente conclusioni
che paiono evidenti ad alcuni. Decisioni e misure ispirate da conclusioni
raggiunte dall’Autorità Globale dovrebbero, allora, essere imposte al pubblico.
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(1) Yehezkel Dror – professore all’Università di
Gerusalemme, di management, pubblica amministrazione, governabilità; consulente
della Rand Corporation, del Ministero
della Difesa israeliano e di vari governi. Autore di “CRAZY STATES” – teoria e
storia di Stati impazziti dalle Crociate
ai nazisti.
Dror non propone una dittatura: suggerisce che l’Autorità
Globale sia controllata da un direttorio di 16 membri, proposti da governi e
supervisionati da un Consiglio composto da 16 “pensatori prestigiosi e
scienziati” – la metà dei quali insigniti del Premio Nobel. Può essere un modo
ragionevole di delegare autorità, ma non tutti i premi Nobel sono affidabili in
ogni campo né, soprattutto, capaci di gestire un’impresa titanica come questa.
Delegare comporta rischi noti. È anche obiettabile
l’asserzione di Dror che “la Costituzione Umana, almeno nella fase iniziale,
non sarà democratica, né, in prevalenza, generata dai cittadini.”
Il libro riporta l’Executive Report della Costituzione
Umana, il cui testo è stato stilato da 15 (anonimi) pensatori – il lavoro è
stato finanziato da un filantropo anch’egli anonimo. L’anonimato dovrà essere abbandonato e,
invece, andranno pubblicizzati i nomi di personalità note e credibili che sostengono
l’iniziativa, senza di che non si può sperare in vaste, necessarie adesioni.
I primi due imperativi esistenziali riguardano la
eliminazione di rischi globali. Per definire le priorità delle misure da
progettare, occorre valutare la gravità e la probabile imminenza di ciascun
rischio affrontando questioni opinabili. Dovranno, quindi, essere definite
procedure per contemperare posizioni divergenti mirando a sperabili
ottimizzazioni.
Secondo me (ed altri) la minaccia più pericolosa per la
nostra specie è costituita dai 5 miliardi di tonnellate di alto esplosivo
equivalenti al potenziale distruttivo degli arsenali nucleari esistenti [1].
Ciò malgrado Dror mette agli ultimi posti l’“emergenza della capacità umana di
terminare” la nostra specie. Aggiunge, però, opportunamente che l’Autorità
Globale dovrà creare un regime “che abbia il monopolio dei mezzi di distruzione
di massa”. È ovvio chiedere: “Come si può creare questo monopolio e come può
acquistare il potere, annullando l’autorità dei governi che detengono le armi
di distruzione di massa? Perché, invece di affidarle al monopolio, non smantellare tutte le armi nucleari eliminando
ogni rischio di conflagrazioni accidentali o terroristiche? No, Dror ritiene che
siano altrettanto drammatici altri rischi. Fra questi: ricerche e
sperimentazioni mal dirette che modifichino la genetica umana in modi negativi
o creino forme di vita aberranti e pericolose. Sono l’oggetto del suo secondo
imperativo. Taluno si allarma anche per crisi economiche e finanziarie
aggravate; terrorismo di matrice ideologica, religiosa o vandalica – e per
degrado culturale estremo (analfabetismo, assuefazione a giochi di valore nullo).
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[1] Questo corrisponde a 700 kg di
alto esplosivo per ogni essere umano sulla terra: questa tragica circostanza è
stata pubblicata più volte, ma è largamente ignorata. Presidenti, politologi, pretesi
leader spirituali non ne parlano.
Barack Obama, dopo la sua prima
elezione dichiarò che avrebbe lavorato per eliminare tutte le armi nucleari dal mondo. In conseguenza fu insignito del Premio Nobel per
la Pace, ma attualmente sta investendo miliardi di dollari per modernizzare
l’arsenale nucleare americano.
Queste controversie su come classificare le minacce estreme
all’umanità hanno paralleli sui modi di valutare e preferire i criteri per la
scelta dei modi in cui produrre fioriture mentali e fisiche.
Anche qui le opinioni divergono ampiamente. È inevitabile
dato che si tratta del più critico fra tutti i problemi. Ad esempio, Dror cita:
Platone, Al Gore, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, J. W. Forrester,
M. Heidegger e perfino J. Lacan. Io non li citerei. Meglio leggere e meditare: R.
Feynman, K Popper, F. Dyson, B. Russell, T. Gold, P. Krugman.
La diversità e le controversie sono il sale della cultura. Si
può, dunque arguire che non occorrono singoli politici d’avanguardia, ma vasti
gruppi di leader innovativi. Al mondo occorre più conoscenza, senza la quale
l’opinione pubblica è inutile o inesistente. Le conoscenze vitali non si
possono esprimere con proposizioni, la verità delle quali si possa dimostrare
con catene di sillogismi. I processi che portino grandi numeri di persone a
capire le problematiche attuali non sono premeditati – accadono. Non sappiamo
perché, nè come sorgano e fioriscano. Sembra abbiano vite e regole proprie le conoscenze
positive, innovative, rivoluzionarie che creano tendenze e tradizioni epocali. Dror
chiama “epoche assiali” quelle che segnano le grandi svolte nella storia umana,
come l’insorgere di letteratura, logica, arte, geometria dall’VIII al II secolo
a.C.
Sappiamo quanto siano stati potenti, estese e fertili le
rivoluzioni mentali iniziate da Aristotele, Euclide, Archimede, Galileo,
Newton, Leibniz, Gauss, dai grandi matematici delle scuole militari francesi,
da Mach, Einstein, Shannon, von Neumann, Fermi e da tanti altri. Ne otteniamo
istruzione e ispirazione, ma non abbiamo ricette per produrre individui
eccezionali o scuole che creino cultura nuova e la diffondano.
Gli innovatori appena citati erano scienziati, non politici.
Le loro scoperte si diffusero in tutto il mondo per la loro forza intrinseca,
ma anche per essere entrate a fare parte integrante della struttura e della
cultura di un popolo. Quando alcuni di questi popoli hanno creato imperi
dominatori, hanno disseminato per continenti interi: scienza, tecnologia, modi
di organizzarsi, interagire, comunicare, convivere, innovare. Gli imperi Romano
e Britannico, l’URSS e gli USA hanno fatto molto di più di tante accademie per
portare scienza e tecnologia moderna in luoghi remoti del mondo.
La salvezza della nostra specie – dovrebbe essere affidata,
secondo Dror, non a scienziati, ma a politici capaci di scatenare cambiamenti e
di anticipare le esigenze morali, cognitive e decisionali del mondo in
evoluzione.
Perché un politico d’avanguardia possa plausibilmente
divisare e realizzare strategie per obbedire ai tre imperativi esistenziali,
dovrà avere vaste e profonde conoscenze di storia, sociologia, economia,
scienza, tecnica, organizzazione e gestione, comunicazione, innovazione e
– naturalmente – politica. Si avvarrà dell’aiuto di collaboratori e consiglieri.
Dovrà, quindi, saper valutare il valore e l’affidabilità di esperti in campi nei quali non è esperto
lui stesso. Questa suddivisione del lavoro rende difficile assicurare la
coerenza delle conclusioni raggiunte e delle decisioni prese. Postuliamo il
politico d’avanguardia più saggio, competente e progressivo, affiancato da uno
staff di prim’ordine. Molte persone non saprebbero distinguerlo da tanti
improvvisatori, oratori superficiali – criminali. Anche lui avrebbe i suoi
difetti e non sarebbe capace di dettare prescrizioni per produrre un’età
dell’oro.
Si può arguire che non siano mai esistiti politici
d’avanguardia. Nessun politico di successo si sta impegnando in modo
significativo per raggiungere le tre norme ch potrebbero condurre alla adozione
di una Costituzione Umana.
Dror fornisce un discutibile elenco di precursori dei
politici d’avanguardia: sono leader che nel XX e nel XXI secolo anno avuto
visioni e impatti postivi degni di nota. Fra questi, nel bene e nel male (anche
estremo): Hitler, Adenauer, Ben Gurion, Churchill, Bin Laden – Thatcher e papa
Giovanni Paolo II).
I politici d’avanguardia avrebbero bisogno di vaste risorse e dovrebbero forzatamente accettare
compromessi. Non sappiamo definire in termini semplici, convincenti, realistici
ed etici, regole su come gestire queste necessità senza negare, né degradare
gli imperativi esistenziali.
Conclusioni
Il libro di Dror non fornisce un piano di azione adeguato a
realizzare i tre imperativi esistenziali. La missione (forse impossibile?)
richiede di convincere popolazioni, nazioni, decisori (che controllano la finanza)
di accettare la nuova Autorità Globale. Se questo progetto fosse fattibile,
sarebbe già in corso d’opera.
Le opposizioni alla rivoluzione dell’avanguardia sono tre.
La prima è la resistenza passiva: opposizione
all’innovazione, ignoranza dei fatti, dei processi storici ed economici, delle
connessioni causa-effetto, dei fattori fisici e tecnici e dei rischi da
eliminare per conseguire il primo imperativo.
La seconda è condotta da ideologi – politici, religiosi o
redenti in salvezze gratuite.
La terza è organizzata da cospiratori che mirano a vantaggi
personali, che difendono gli interessi, il potere, la ricchezza di gruppi
avidi. Oltre al big business, ce ne sono connessi con organizzazioni criminali,
destre estreme, militari, aspiranti dittatori, mafia. Un caso ben documentato è quello della connessione fra la giunta militare argentina, la loggia massonica
italiana deviata P2, alti ufficiali, politici di destra, criminali - anche
infiltrati in banche – e mafia.
Immaginare, discutere, descrivere possibili innovazioni
epocali positive non è certo sufficiente per realizzarle. È, però, sicuramente
necessario, se no gli stessi concetti e principi di esse non potranno mai essere esplicitati, né condurre
a rivolgimenti concreti e vasti. Illuministi, enciclopedisti e certi massoni
non hanno progettato e realizzato la Rivoluzione. Senza i loro scritti e la
loro propaganda non si sarebbero sviluppati i processi che hanno condotto
miliardi di persone a creare e diffondere forme di democrazia diverse e
imperfette. Non avremmo avuto le enormi sterzate che la storia ha subito negli
ultimi tre secoli.
Le proposte di Dror sono perfettibili e talora ingenue. Sono
molto importanti perché trattano questioni vitali largamente ignorate.
Continuare a studiarle e discuterle in tanti è un pre-requisito (non certo una
chiave magica) per contribuire alla salvezza e al miglioramento della nostra
specie.
L’avvenire si profila triste e forse tragico. I pericoli
sono più grandi e terribili oggi di quanto lo fossero alla metà del XVIII
secolo. La complessità continua a crescere. Gestirla è arduo e l’incompetenza è
in agguato.
Abbiamo anche grossi vantaggi. Gli scienziati di oggi sanno
molte più cose e progrediscono a velocità mai viste. Le applicazioni
tecnologiche sono immediate, anche se sfruttate troppo spesso scopi banali. La
cultura media di miliardi di persone è cresciuta enormemente (anche se potrebbe
essere molto migliore). Le comunicazioni sono facili, istantanee e massicce –
anche se i contenuti sono troppo spesso inutili.
Non abbiamo molte scelte. Faremo bene a disseminare concetti
costruttivi sperando di obbedire ai tre imperativi esistenziali e di salvare la
specie. La sfida è drammatica e siamo in pochi a capirla. Potrà anche accadere
che soccombiamo o scivoliamo nell’oblio, mentre tentiamo coraggiosamente di
raggiungere obiettivi meritevoli.
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