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venerdì 6 marzo 2026

Disseminazioni: Orologio in versi – I – di Roberto Vacca. L’OROLOGIO, 6/3/2026

 Orologio in versi – I – di Roberto Vacca. L’OROLOGIO, 6/3/2026

Le macchine – grandi e piccole – sono apparse spesso nella letteratura in prosa e in versi.  Gabriele D’Annunzio  nel romanzo del 1910 “Forse che si forse che no” raccontò il grande amore del pilota Paolo Tarsis per la bellissima Isabella Inghirami. Lui guidava una decappottabile rossa che spingeva fino a parecchie decine di km/h - irresistibile – ma D’Annunzio non ne illustrava struttura, né meccanica.

Già nel 1909 F.T. Marinetti aveva pubblicato il manifesto del futurismo  “di ispirazione irrazionalistica, esaltante la guerra, avverso al femminismo, favorevole al disprezzo delle donne, alla velocità e alla violenza.” Cito:

“Un’automobile da corsa con il suo cofano adorno di  grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo …. un’automobile ruggente che sembra correre sulla mitraglia è più bella della Nike di Somatica.”

Anche i futuristi, dunque, si esprimevano in termini vaghi – poetici? – senza nemmeno provare a usare termini tecnici, né formule, né composizioni di leghe o grafici atti a definire progetti innovativi. Continuavano, dunque, la tradizione dei letterati che scrivevano i loro pensieri su macchine e su orologi senza analizzare come “fossero fatti dentro”. Cito ad esempio, il sonetto di Ciro da Pers (Udine – 1599-1663) sacerdote e cavaliere di Malta che passò nell’isola vari anni e partecipò a una spedizione contro i turchi.


“L’Orologio da Rote”  


Nobile ordigno di dentate rote
lacera il giorno e lo divide in ore,
ed ha scritto di fuor con fosche note
a chi legger le sa: Sempre si more.


Mentre il metallo concavo percuote,
voce funesta mi risuona al core;
né del fato spiegar meglio si puote
che con voce di bronzo il rio tenore.

Perch’io non speri mai riposo o pace,
questo, che sembra in un timpano e tromba,
mi sfida ognor contro all’età vorace.

E con que’ colpi onde ’l metal rimbomba,
affretta il corso al secolo fugace,
e perché s’apra, ognor picchia alla tomba.


Ciro  era poeta barocco e seguace del Marino. Il suo repertorio conteneva immagini cupe, compiangeva le condizioni umane e commentava la caducità della vita rattristandosi per il trascorrere  del tempo. Le sue meditazioni religiose sono spesso orientate sul tema della ineluttabilità della morte e del susseguente giudizio universale.

Vale, dunque, la pena di citare Ciro di Pers per le sue parole sugli orologi, anche se queste suonano fredde. Altrettanto  convenzionali  sono i versi che Ciro dedicò alle calamità  d’Italia,  sulle quali si rivolge a personaggi mitologici, come Apollo “temuto nume”. E, anche quando scrive di Nicea, immaginaria donna bellissima, non riesce a evocare alcun sentimento:


“   colei del cui bel ciglio altero

  Formasti l’arco a saettarmi il petto

  Tu mi perdona ed ella;

  le mie querule note

  non parleran d’amore  …”


Ciro sentiva più umano l’orologio che non Nicea.

lunedì 7 aprile 2025

Disseminazioni: Il tempo nel Decamerone, di Roberto Vacca. L’OROLOGIO, 7/4/2025

 Il  tempo nel Decamerone,  di Roberto Vacca. L’OROLOGIO, 7/4/2025

I tempi del godimento erotico venivano raffigurati come paradisiaci da Giovanni Boccaccio nelle novelle del Decamerone. Non entrava in descrizioni dettagliate dei rapporti sessuali e impiegava spesso similitudini con bellezze naturali e artistiche o con astrazioni poetiche, I racconti, quindi, sono generici e tutt’altro che volgari. Potremmo definirli innocenti - tanto da stupirci che l’opera sia stata messa all’indice e proibita per vari secoli.

Curiosamente l’Autore dedicava molta attenzione e traeva ispirazione da tempi tragici, talora da pretesti meschini e spesso da occasioni liturgiche.  Queste ultime sono introdotte in quanto fissate nelle memorie di frati, monaci e suore che pare scandissero con i messali, i tratti, i salmi e le collette, le loro peccaminose attività sessuali spesso adulterine o condivise con giovinetti e giovinette. Questi eventi si svolgevano anche nei monasteri soprattutto nelle ore notturne mentre abati e badesse dormivano o, se venivano svegliati, invece di escogitare e imporre punizioni ai religiosi colti in fragrante, partecipavano prontamente anche loro alle attività lascive. 

Le novelle del Boccaccio non possono essere considerate come pornografiche: insistono, invece, su considerazioni letterarie, psicologiche e filosofiche. Un buon esempio è quello della Seconda novella della Quarta giornata, in cui frate Alberto diventa confessore di una sciocca Madonna Lisetta, veneziana. Il frate la convince che l’Arcangelo Gabriele si è innamorato di lei. Poi si presenta mascherato da arcangelo con aureola e ali piumate coinvolgendola in una pantomima ispirata all’Annunciazione a Maria vergine della prossima nascita di Cristo. Poi il frate cambia maschera e interpreta il ruolo di un uomo selvatico, viene scoperto, legato ed esposto in piazza allo scherno dei passanti e, infine, imprigionato fino alla morte. Lo scherzo erotico diventa una specie di cupo testo edificante. 

Nella seconda novella  della VII Giornata. La bella Peronella viene sorpresa dal marito mentre sta col suo amante Giannello che si nasconde in una botte. Peronella lo presenta al marito come acquirente della botte che sta ora esaminando. Giannello conferma l’acquisto, ma vuole che la botte venga pulita. Il marito entra lui nella botte e nel tempo in cui la pulisce gli adulteri continuano ad accoppiarsi

I tempi tragici sono quelli immaginati dai personaggi delle novelle, nell’imminenza più o meno remota della propria morte. I testi pullulano allora di preghiere, messe e penitenze. Qui i tempi della narrazione si dilatano oltre misura anche perché la fantasia del Boccaccio si manifesta nel narrare i sogni dei personaggi-

Anche i rapporti sessuali dei laici avvengono spesso con partner sposati. I tempi di attesa impiegati nel corteggiamento sono descritti come lunghe sofferenze che la speranza del successo  nella conquista riesce appena ad alleviare.

Il gusto maggiore goduto dai personaggi non è quello del rapporto amoroso, ma sembra essere quello di chi riesce a ingannare o beffare un marito sprovveduto – o consenziente.  Il successo nel rapporto fisico con la persona concupita e l’abilità nel dare e conseguire piacere sembrano trascurabili rispetto alla soddisfazione di danneggiare - “fare cornuto” - un altro individuo. 

Dopo più di sette secoli, l’umorismo del Boccaccio ci evoca appena un sorriso. I tempi dell’erotismo cedono poi il passo ai tempi dei suffragi dovuti all’anima dei defunti. Se questi sono effettuati senza un corretto pagamento ai clerici  per le cerimonie relative, le anime dei morti riappaiono  ai superstiti come fantasmi. Questi non incutono paure: la narrazione riporta eventi che avvengono al buio in ore notturne. I personaggi cadono nel sonno e i loro sogni sono popolati da morti, torture e rapporti carnali con fantasmi.

sabato 6 gennaio 2024

Disseminazioni: PERBENISMO E WOKENESS, di Roberto Vacca, Sollevare Novembre 2023

PERBENISMO  E WOKENESS, di Roberto Vacca, Sollevare Novembre 2023

Aveva ragione Paola. Le avevo chiesto di riguardare un mio vecchio articolo che stava per essere incluso in un’antologia. Mi aveva detto:   

“Può andare bene. Però avevi usato la parola “negro”. Cambia con “nero”.”

Avevo risposto: 

“Non è necessario. “Negro” è parola italiana. Sarebbe anche inglese. Prima era la forma usuale, mentre ”nigger” era quella dispregiativa - considerata offensiva – sebbene ai tempi antichi anche “nigger” fosse quasi accettabile. Quando ero ragazzino, la mia  nonna americana Lillian Vernon De Bosis (persona soave), mi insegnò la poesiola:

There was an old nigger and he had a wooden leg,

He had no tobacco – no tobacco could  he beg.

Another old nigger  was as cunning as a fox

And he always had tobacco in his old tobacco box.”

Paola aveva detto: 

“Le lingue cambiano. Gli americani hanno preferito “black” o “african-american”. Nessuno li ha obbligati. Anche qui   da noi  non c’è obbligo,  ma “negro” oggi  suona male.”

Modificai quel testo e cominciai a ragionare sulla tendenza americana a evitare espressioni che possano implicare l’approvazione di pregiudizi razziali, discriminazioni o disuguaglianze sociali. 

È diventata ormai un vasto movimento con fautori e oppositori e dure polemiche su tutti i mezzi di comunicazione: si chiama wokeness.  Il nome deriva dall’esortazione “stay woke (1)” usata da decenni dai neri americani e diventata molto popolare dopo il 2014, quando nel Missouri un poliziotto arrestò per una infrazione non grave un nero – Michael Brown – e usò mezzi violenti tanto da ucciderlo. Si diffuse allora lo slogan BLM – Black Lives Matter (le vite dei neri sono importanti)  ripetuto e scritto nei cartelli delle manifestazioni di lutto e rabbia  dopo l’uccisione di altri neri da parte di poliziotti.

Donald Trump ha dichiarato pubblicamente la sua avversità alla wokeness. Elon Musk ha scritto: “La wokeness è divisiva, esclusionista e odiosa.”

Evitare l’uso di termini che possono suonare offensivi ad alcuni, è una buona cosa – chi continua a usarli accusa spesso i seguaci del movimento wokeness di ipersensibilità. Se le parole di qualcuno vengono rifiutate o eliminate da resoconti di dibattiti pubblici, è immediata la protesta contro le censure. 

In Italia non si parla molto di queste cose.  La situazione è diversa: in italiano abbiamo i peggiorativi, oltre a numerosi diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi e a numerosi aggettivi volgari, blasfemi, relativi a perversioni. Col passare degli anni queste espressioni perdono la loro virulenza e vengono accolte nella lingua corrente.  “Me ne frego” era un motto delle squadracce fasciste, ma oggi l’espressione non desta scandalo.

Certi autori italiani fanno uso smodato del turpiloquio. Anche scrittori americani ci provano, ma la lingua inglese è un po’ carente.

I francesi hanno coniato la parola “wokism”, sulla quale hanno divampato molte discussioni. Taluno ha sostenuto che lo stesso motto della Repubblica “liberté, égalité, fraternité” sia una dichiarazione woke. Però J.M. Blanquer, ministro francese dell’educazione, ha  dichiarato che l’ideologia woke è l’opposto degli ideali della Repubblica Francese.


La wokeness ha rivoluzionato alcune rubriche di un noto giornale. Fino ai primi mesi del 2023 l’edizione internazionale del NewYork Times pubblicava nella pagina di enigmistica, oltre ai cruciverba, anche il Word Jumble (sfida a trovare una parola dopo aver risolto 4 anagrammi) e strisce di fumetti: Peanuts, Garfield (il gatto), Dennis the Menace, Doonesbury, Calvin e Hobbes (l’altro ragazzino pestifero con la sua tigre di pezza che ogni tanto parla o lo assale), Far Side. 

Oltre a questi c’era Dilbert, pubblicato da Scott Adams dal 1989. Era una satira sulla burocrazia moderna. Scherzava su individui con notevoli abilità tecnologiche e informatiche, ma con grazie sociali nulle. Una delle tesi di Dilbert (quasi identica al Principio di Peter) era che i più incompetenti dell’azienda finiscono in posizioni in cui producono meno danno: fanno i manager.

Scott Adams è personaggio che ha oscillato fra destra e sinistra. Ammira Trump perché lo considera un grande oratore, capace di convincere le masse. Ha avuto molti premi e la sua striscia appariva su qualche centinaio di giornali. Nel febbraio 2023 si è rovinato. Ha dato un’intervista ad Ari Shapiro e ha pubblicato sue pessime dichiarazioni su YouTube. Fra queste: 

“I neri sono una razza che odia. Consiglio i bianchi di stare fottutamente lontani dai neri: non c’è rimedio. Per questo sono andato a vivere  in una zona dove i neri sono pochi.” “Se sei bianco, non c’è bisogno che aiuti gli afro-americani.”

_________________________________________________.

  1. “woke” è il passato del verbo “wake” – svegliare, “Stay woke” è espressione gergale, non grammaticale, e significa “stai  in campana  o all’erta” – “sensibilizzati”  ai modi di dire razzisti che servono a metterti sotto.


    mercoledì 20 dicembre 2023

    Disseminazioni: Lavoro Pagato a Tempo, - di Roberto Vacca, L’Orologio - 20/12/2023

     Lavoro Pagato a Tempo,   -  di Roberto Vacca, L’Orologio - 20/12/2023 

    Ai tempi antichi la giornata lavorativa di schiavi e operai durava quanto la luce solare. I lavori urgenti si continuavano anche di notte alla luce delle torce. In epoca Romana, il lavoro veniva pagato in base al risultato [quatenus (quanto a lungo?) - cottimo] : l’area del campo arato, il volume del muro eretto, il peso del grano trebbiato, numero delle mucche munte. 

    La nobile famiglia Thurm und Taxis (poi chiamata in Italia “Della Torre e Tasso) ebbe il monopolio delle poste  per tutto l’Impero dal XVI al XIX secolo. Inizialmente stabiliva le tariffe in base alle distanze coperte e al numero dei pezzi trasportati. Poi offrì anche i servizi del trasporto di persone – da cui il nome “taxi” – con tariffe basate sui tempi di percorrenza. Questi erano misurati negli uffici e nelle officine anche per stabilire inizio e fine del lavoro con gli orologi, che azionavano le sirene.   Ricordo di aver letto una “curiosità” su una Domenica del  Corriere   degli anni Trenta: “Si trovano nelle sale da ballo ragazze disponibili (in cambio di modeste somme di denaro) a ballare con sconosciuti, che sono privi di compagnia. Le chiamano  “Taxi-girls”. “


    Nel 1951 – giovane ingegnere -  lavoravo a Papigno (Terni) dalle 8 alle 17 per 5 giorni e il sabato dalle 8 alle 13.


    Cent’anni fa esistevano ancora le case di tolleranza in cui giovani donne avevano rapporti  sessuali con uomini in cambio di denaro. Gli incontri avvenivano in una sala comune in cui le donne si aggiravano in vestiti succinti. L’osservanza delle buone maniere era controllata da una signora in cattedra, chiamata “maitresse” (o matressa) – termine che in francese sta per “amante”, sebbene la maitresse non partecipasse ai  rapporti. Quelle transazioni erano soggette a tasse. Le pubbliche autorità sottoponevano le prostitute a visite mediche periodiche e controllavano che nei locali non venissero organizzate feste, nè balli e non venissero forniti cibi, né bevande. Venivano, però, venduti preservativi. Il tariffario delle prestazioni sessuali, riportato più oltre in una versione del 1939, era affisso su una parete del locale. Se  ne possono comprare in rete esemplari in lamiera smaltata ornati da foto d’epoca delle signorine. I prezzi erano commisurati alla sola durata – non al tipo, né alla qualità del rapporto.



    spettanze  della  stimata casa


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    giovedì 23 dicembre 2021

    Disseminazioni: Definire il tempo, L’OROLOGIO – di Roberto Vacca, 23/12/2021

     Definire il tempo, L’OROLOGIO – di Roberto Vacca, 23/12/2021


    “Sarebbe bello se potessimo trovare una buona definizione di tempo” – “Forse potremmo dire: “Il tempo è ciò che accade quando non accade nient’altro.”

    Queste inaspettate e vaghe asserzioni si trovano in uno dei primi capitoli di “La fisica di Feynman”. Il famoso fisico le fa seguire da 5 volumoni in cui spiega molto chiaramente e in modo elementare le variazioni nel tempo di energia, meccanica, elettricità, fenomeni relativistici, teoria dei quanti e tanto altro. Quelle frasi dubitative, però, preparano ad apprezzare in che senso il tempo sia difforme da altre grandezze fisiche. Dall’antichità misuriamo lunghezze, aree, volumi e pesi con unità derivate dalle dimensioni medie di parti del nostro corpo (pollici, cubiti, passi). Le posizioni variabili di terra e sole definirono da tempi preistorici le durate del giorno e dell’anno. I tempi brevi sono stati poi misurati con strumenti orologi ad acqua, clessidre e orologi meccanici già nell’antica Cina. In Europa nella seconda metà del 13° secolo si realizzarono orologi meccanici che utilizzavano l’energia di pesi che scendevano lentamente e poi quella di molle elicoidali usate anche in orologi portatili. 

    La temporizzazione era realizzata con scappamenti a verga e foliot anche nel famoso orologio della Reggia Carrarese di Padova realizzato (1344) dal medico e astronomo Jacopo Dondi, che misurava non solo le ore, ma anche la posizione dei pianeti. Dovemmo attendere secoli perché Galileo studiasse il comportamento del pendolo. Concepì, ma non realizzò, un orologio basato sull’isocronismo delle piccole oscillazioni del pendolo, ma inventò e costruì l’accurato orologio ad acqua di cui scrissi recentemente. Il primo orologio a pendolo fu costruito dal matematico Huygens nel 1656. Oggi misuriamo con estrema accuratezza tempi minimi, anche sfruttando la periodicità delle oscillazioni piezoelettriche, e calcoliamo i tempi in cui si svolgono perfino i processi  atomici e subatomici.

    Misurare tempi molto più  lunghi permette di datare quando vissero piante e animali molte migliaia di anni fa – e assorbirono dall’atmosfera  anidride carbonica, in un millesimo di un miliardesimo della quale il carbonio C12 è sostituito dal radioattivo carbonio C14 [questa sostituzione accade perché i neutroni dei raggi cosmici trasformano appunto quella minima frazione dell’azoto N14 nell’aria in C14 più positroni]. Quando piante e animali non sono più in vita, le quantità di C14 che contengono non vengono più rinnovate e quelle rimaste degradano: la metà di esse perde la radioattività in 5730 anni (tempo di dimezzamento). Quindi misurando la frazione di carbonio C 14 sul carbonio totale nei resti mortali di animali o piante, determiniamo quanti tempi di dimezzamento siano trascorsi, cioè quale sia l’età di quei resti. Questa procedura funziona fino a date dell’ordine di 100.000 anni fa. Quando i reperti risalgono a pochi millenni fa, la datazione concorda con quella che si può fare in base a documenti storici –  iscrizioni su papiri, pergamene o su marmo.

    Per datare oggetti molto più antichi si può ricorrere in modo analogo al fatto che l’uranio con un tempo di dimezzamento di un miliardo di anni si trasforma in piombo. Analizzando le quantità di uranio e di piombo presenti negli oceani, nelle rocce e nei meteoriti, siamo riusciti a determinare l’età del sistema solare in circa 5 miliardi e mezzo di anni e quella della parte osservabile dell’universo in 10 - 12 miliardi di anni.

    Più indietro non sapremmo andare: si discute addirittura se il tempo esistesse, come abbiamo riferito più volte.

    sabato 18 dicembre 2021

    Disseminazioni: 2056: nuova società digitale – complessa, informata, positiva, CLASS - 18 Dicembre 2021. Di Roberto Vacca

    2056: nuova società digitale – complessa, informata, positiva,   CLASS - 18 Dicembre 2021.

    Di Roberto Vacca


    Oggi 7 Dicembre 2056 sono tornato al lavoro: integrare dati, pianificare, organizzare, controllare. Questi 30 giorni di vacanza mi hanno fatto bene. La vita nella Riserva è lenta: un tuffo all’indietro di mezzo secolo. I tre milioni di abitanti – i Semplici – stanno bene. Vivono all’antica, ma hanno auto, telefoni, televisione e antichi computer stand alone. La Riserva è popolata poco densamente, tranquilla, senza novità. Non fanno previsioni. Coltivano la terra e producono oggetti anche a mano. Risolvono con fatica problemi semplici. Sanno poco. Non sfruttano strumenti moderni, né reti telematiche. Si curano con mezzi antiquati e in media vivono solo  80 anni. Amano il loro ambiente protetto da noi. Non fanno ragionamenti complessi. Fra loro ci sono bravi artisti: ho anche comprato quadri e sculture. Non ci invidiano e ci chiamano “cervelloni”. Alcuni di noi - Normali - li chiamano “bisnonni”.

    Ora sono tornato nelle vaste aree del mondo Normale. Usiamo tecnologie avanzate con alti rendimenti. Minimizziamo l’impiego di materiali. Ciascuno di noi ha un suo Polo personale connesso al  sistema telematico (milioni di volte più potente e veloce del vecchio Internet) che copre il globo e permette a ogni utente di scambiare parole, immagini, dati, voce, musica con chiunque altro e con i Centri Intelligenti. Accediamo a tutta la conoscenza accumulata nella storia e aggiornata continuamente da sistemi automatici e dai Grandi Maestri. Seguiamo programmi interattivi di intrattenimento e di insegnamento e corsi di scienza, arte, storia, tecnologia, psicologia, letteratura. I Centri Intelligenti assicurano  anche l’assistenza sanitaria. Diagnosticano le malattie, prescrivono le cure e, se necessario, organizzano interventi di medici e paramedici umani. Stiamo in buona forma e viviamo in media fino a 95 anni.

    Molti di noi usano un Memento, un robot personale conversazionale che conserva idee e conoscenze private – la propria storia. Alcuni di noi considerano il Memento come un amico virtuale e perfino come uno psicoterapeuta. Ci parlano tanto a lungo e in modi così distorti che per loro è come una droga. Queste deviazioni inebrianti sono rare e scoraggiate. Sono tenute nascoste dagli ingenui che cadono in questi eccessi.

    Ora il Polo nella mia stanza,  crea immagini in 3D dei membri del mio gruppo che lavorano nelle loro case – vicine o in altri continenti. Sono in piccola scala. Quando uno  parla, l’immagine ingrandisce, così apprezzo l’espressione del volto. Parliamo chinglish, cinese, cinitaliano. Ci scambiamo testi, basi dati, formule, diagrammi. 

    Ora seguiamo (e ottimizziamo) le procedure della rete interconnessa dell’energia mondiale gestita dal software della Grande Rete. Valutiamo i rendimenti. Decidiamo modifiche e innovazioni. L’energia è prodotta da eolico, idroelettrico, geotermico, maree, nucleare [piccole centrali sicure], termoelettrico gas e carbone. L’anidride carbonica prodotta viene scissa di nuovo in carbonio e ossigeno e in parte compressa e portata alle serre iperproduttive che producono alimenti per tutto il mondo. Non ci sono più esseri umani che soffrano la fame.

    La Grande Rete contiene database con dati aggiornati di continuo su tutti i valori delle variabili, oltre che per l’energia, per trasporti, comunicazioni, commercio, miniere, stato delle popolazioni [concentrazioni, salute, attività]


    Nel 2056 la famiglia, base della società, è un gruppo di persone in simbiosi con lo stesso supercomputer. Non sono significativi i vincoli di sangue, non ci sono rapporti gerarchici. Il loro numero è arbitrario e la distribuzione fra i sessi è casuale. I rapporti sessuali sono  altrettanto frequenti fra membri di una stessa famiglia e di famiglie diverse. Tutti i membri di una famiglia si considerano figli del computer. I bambini sono allevati da tutti, ma il computer svolge parte essenziale della loro educazione.

    Il supercomputer registra in memoria: informazioni scientifiche e testi letterari, storia, tradizioni e aneddoti familiari, contabilità del patrimonio familiare e dati che i familiari gli affidano. È biblioteca, libro di testo, libro dei conti, consigliere e guida. Comunica con testi su carta o schermo e anche con le voci dei membri presenti e passati. Ha una personalità composta da quelle dei figli vivi e morti. 

    Alcune famiglie hanno orientamento scientifico, altre letterario. Altre esercitano attività commerciali, tecniche o manifatturiere. Le società industriali e commerciali non esistono più. Ogni struttura economica è una famiglia. Alcune famiglie, che producono automobili, aeroplani o computer hanno migliaia di figli. Fra loro non ci sono lotte di classe, né di potere. La società è stabile. Non esistono più razze umane diverse. La facilità delle migrazioni ha favorito la miscegenazione: le caratteristiche somatiche degli esseri umani in tutto il mondo sono uniformi. L'economia non ha più cicli di variazione. Le aziende familiari sono stabili,  il tenore di vita è alto. Facciamo ricerca. Continuiamo a migliorare.

    mercoledì 24 novembre 2021

    Disseminazioni: Marketing potenziato con CRM (Customer Relationship Management . Gestione Rapporti con i clienti) – Roberto Vacca, CLASS, Novembre 2021

    Marketing potenziato con CRM (Customer Relationship Management . Gestione Rapporti con i clienti) – Roberto Vacca, CLASS, Novembre 2021

    Mezzo secolo fa dirigevo un’azienda che produceva sistemi elettronici di controllo. Notizie e cronache sui clienti acquisiti e prospettivi e sui loro funzionari erano conservate nei faldoni di archivi cartacei oltre che nelle nostre menti e nelle note dei venditori e dei manutentori. 

    Oggi le aziende (e i loro stessi clienti) conseguono efficacia e rendimenti molto più alti nelle attività di marketing e di acquisizione clienti sfruttando sistemi integrati e interattivi di basi dati (commerciali, finanziari, tecnologici, narrativi) organizzati in procedure analitiche digitali semiautomatiche e automatiche per monitorare i successivi passi della loro attività. Questi sono classificati formalmente dal prospetto iniziale (lead), alla opportunità concreta, al contatto e alla configurazione dell’affare (deal) da negoziare. Così le aziende gestiscono i  rapporti con tutti i clienti, valutano l’efficacia del loro marketing che fanno crescere (riducendo i tempi e le spese operative) con l’aiuto di sistemi computerizzati. Lo hardware e il software necessari sono forniti da numerose aziende specializzate fra cui: Salesforce, Microsoft, IBM, AMAZON, SAP, Oracle, Gartner e molte altre. 

    A queste metodologie, tecnologie e procedure di e-commerce si allude con il temine CRM = Customer Relationship Management [Gestione dei Rapporti con i Clienti]. I software CRM, sviluppati negli ultimi tre decenni, sfruttano numerose e massicce basi dati e ottimizzano (sia nei contenuti, sia nelle sequenze temporali – inviando agli operatori opportuni memento) le interazioni fra clienti e aziende. Queste coordinano tutte le loro comunicazioni interne (ricerca, progettazione, produzione, magazzino, trasporti, amministrazione, marketing, servizio clienti) e presentano al cliente messaggi e immagini unificate. Banche e assicurazioni sono stati i primi che hanno adottato procedure CRM, orientando tutta la loro gestione verso il cliente, più che verso i prodotti o i servizi offerti. .

    Le aziende mettono a disposizione dei venditori, e anche dei clienti, software (su PC, tablet, smart phone, social media) CRM specializzati per il loro settore e i loro prodotti. Così gli stessi clienti svolgono un’importante parte del lavoro che parte dai loro bisogni e dalla conoscenza dei prodotti o servizi dell’azienda fino a definire un’offerta  di fornitura e a concludere contratti.

    L’obiettivo del Customer Relationship Management è quello di permettere alle aziende di trattare informazioni relative alle vendite, in maniera ottimizzata e standardizzata invece di usare procedure empiriche improvvisate da venditori e dai livelli inferiori del management. Il CRM consente anche di controllare e incrementare l’efficienza con cui vengono svolte le attività di vendita, marketing e servizi. Lo fa misurando di continuo  indicatori come: i tempi di esecuzione e la percentuale completata di ciascuna attività elementare e la percentuale di indizi e opportunità misurate ed effettivamente caricate nel sistema. Il CRM costituisce, quindi, un importante fattore di supporto  alle decisioni aziendali mediante tecnologie descrittive (rapporti, monitoraggi), predittive (vedi sotto) e prescrittive (pianificazione).

    I dati registrati nelle database CRM  includono richieste di informazioni e offerte, forniture, fatture e rapporti di venditori. Consentono, quindi, di riconoscere e intuire regolarità nel comportamento  di clienti o loro categorie e, di basare decisioni aziendali di marketing e di produzione su  previsioni formulate anche mediante sondaggi (tra clienti, venditori, consulenti), analisi di sequenze temporali, modelli di regressione o procedure elaborate in base a equazioni differenziali di Volterra, su cui ho lavorato parecchio.

    Numerose rilevazioni indicano che negli Stati Uniti una netta maggioranza delle aziende, anche medio-piccole, utilizza CRM o ne considera l’adozione. Secondo la letteratura, una porzione rilevante delle iniziative intraprese ha incontrato difficoltà notevoli.


    sabato 3 luglio 2021

    Disseminazioni: Storie di tessitura, computer, filature, cultura. CLASS – 3/7/2021

     Storie di tessitura, computer, filature, cultura. CLASS – 3/7/2021

    L’India è uno dei Paesi con il più alto Prodotto Interno Lordo al mondo. Dal 2014 al 2018 la sua economia è cresciuta più rapidamente di ogni altra. È al terzo posto nella classifica mondiale, se questa viene fatta in base al potere d’acquisto. (E’ al sesto posto se la classifica si fa in base al Prodotto Interno Lordo nominale, cioè alla parità fra le valute).

    In India il divario fra redditi alti e bassi è enorme; ci sono molti miliardari, ma più di un terzo della popolazione sta sotto la soglia di povertà [reddito pro capite di 1,25 $/giorno]; il 66 % dei lavoratori è attivo in agricoltura che genera il 28% del PIL. Il Paese è un forte esportatore di software. L’industria tessile impiega 45 milioni di lavoratori, ma produce solo il 2,5% del PIL. È  notevole la produzione con telai a mano, inventati tre millenni or sono. 

    Fra i prodotti tessili più pregiati, ed esportati, sono i sari – l’indumento femminile rettangolare (1 metro per 9). Lo stile di sari moderno più ricercato è lo jamdani, che contiene motivi ornamentali in seta, oro e argento e altri supplementari realizzati nell’ordito con filo più pesante. Per tesserlo, il telaio va predisposto mediante una procedura complessa, che richiede calcoli complicati e notevole tempo di artigiani esperti. In conseguenza il costo di produzione dei sari era salito considerevolmente influendo negativamente sui volumi prodotti ed esportati.

    Balaj – un disegnatore di jamdani e programmatore di computer – produsse un software molto efficace per convertire motivi disegnati a mano [prodotti in accordo con i clienti finali per cui il processo è stato chiamato “innovazione guidata dall’utente”] in grafici usati dai tessitori per generare gli output digitali necessari per la predisposizione del telaio. Così il lavoro del tessitore è stato accelerato e i costi di produzione sono stati ridotti mentre la qualità del prodotto era migliorata: questa popolare attività lavorativa di qualità è stata salvata dai computer.


    A Roma antica e fino al medioevo l’alto costo dei tessuti era dovuto al grosso lavoro per produrre a mano i filati. Le mani delle matrone che “stavano a casa e filavano la lana” erano dure e callose. Le signore anglosassoni, invece, facevano filare alle zitelle [appunto: “spinster”] i chilometri necessari per produrre un vestito o un mantello, ma il tempo di lavoro era sempre lungo e i costi erano alti.

    Intorno all’anno 1000 i cinesi inventarono l’arcolaio a ruota e pedale e la produttività crebbe di due ordini di grandezza. L’invenzione si diffuse in Europa dal 13° secolo. L’uso e il consumo di tessuti crebbe a dismisura e così si resero disponibili grandi quantità di stracci inizialmente riciclati per imbottiture. Entro poco più di due secoli gli stracci furono usati per produrre carta (altra invenzione cinese) prima dagli arabi in Spagna, poi in Sicilia, a Fabriano e in tutta Europa. I libri di carta sostituirono quelli di pergamena – per ciascuno dei quali fino allora andavano sacrificati centinaia di ovini. La diffusione dei testi scritti, però, era sempre costosa perché andavano copiati a mano dagli amanuensi. Anche questo collo di bottiglia fu risolto con la stampa (di nuovo originata in Cina). La Bibbia di Gutemberg [a caratteri mobili stampata su carta di stracci] aprì l’era della diffusione di idee e messaggi, dell’alfabetismo, della letteratura,  della cultura anche scientifica e della democrazia.

    Gli strumenti elettronici moderni della tecnologia dell’informazione e della comunicazione hanno trasformato questa diffusione in una marea onnicomprensiva – la Rete. Non hanno certo conseguito la liberazione dei contenuti da errori, falsità, irrilevanze e difetti. È questa una battaglia senza fine in cui i campioni meglio informati e illuminati temono spesso  di soccombere. Arriverà un’invenzione a salvarci anche da questo?

    giovedì 15 aprile 2021

    Disseminazioni:Thomas Jefferson (1743-1826), Presidente orologiaio – L’OROLOGIO, 15/4/21

     Thomas Jefferson (1743-1826), Presidente orologiaio – L’OROLOGIO, 15/4/21

    Thomas Jefferson, il terzo Presidente [1801-1809] degli Stati Uniti - avvocato, letterato, architetto, scienziato – aveva la passione di pendole e orologi. Nei 5 anni che passò a Parigi come ministro plenipotenziario, ne comprò molti di notevole pregio. Il 17 Febbraio 1784 annotò nel suo libro dei conti:

    “Pagato 240 franchi per una pendola,”

    Regalò molti orologi in segno di stima ad amici e familiari. Quando i suoi nipoti compivano 12 anni, ricevevano dal nonno un orologio d’oro e i servizi di un servitore personale. Si trattava di uno  schiavo, che la giovane persona doveva addestrare. Nel suo testamento Jefferson dispose che queste disposizioni venissero osservate per tutti i suoi discendenti. Jefferson stesso usava un orologio da tasca d’argento.

    Nel 1817 comprò dall’orologiaio svizzero di Charlotteville Louis Leschot un orologio d’oro da signora. Era un modello a cilindro orizzontale, che aveva il solo difetto di necessitare una lubrificazione frequente. In una sua lettera Jefferson espresse sfiducia verso  gli orologiai di Richmond, “veri assassini degli orologi”.

    Per l’atrio della sua grande villa di Monticello in Virginia progettò nel 1773 un’importante pendola – the Great Clock – che fu costruita da Peter  Spruck nel 1784 e che funziona ancora oggi. Due pesi sferici da 8 kg ciascuno forniscono energia allo strumento. Hanno una corsa (settimanale) tanto lunga che, dopo essere scesi fino al pavimento passano attraverso un foro e continuano la discesa fino al pavimento della cantina.  La pendola ha un quadrante che segna giorni, ore, minuti e secondi. Un secondo quadrante esterno aveva una sola lancetta che indicava solo le ore, ma era tanto grande da permettere agevolmente la lettura dei minuti. Ogni ora veniva battuta da un gong sul tetto della villa. Il suono si sentiva bene in tutta la tenuta. In base ad esso veniva controllato il lavoro programmato per gli schiavi. 

    Jefferson aveva duecento schiavi: malgrado le sue convinzioni libertarie [fu il principale autore della Dichiarazione di Indipendenza del 1776], non ne affrancò nessuno. Però nel suo testamento dispose che fossero resi liberi due dei 7 figli che aveva avuto da Sally Hemings (1773-1835), sua schiava mulatta e sorellastra di sua moglie, Martha Wayles. 

    Oltre a progettare pendole, Jefferson inventò uno strumento crittografico efficientissimo per le sue comunicazioni segrete. Era un cilindro fatto di 36 rotelle coassiali, sul taglio di ciascuna delle quali erano scritte le 26 lettere dell’alfabeto in sequenze casuali disordinate. Il mittente compone il messaggio di 36 caratteri facendo rotare i 36 elementi. Poi trasmette una qualunque delle 25 sequenze di lettere non significative. Il destinatario la imposta sul suo identico cilindro. Trova subito la sequenza del messaggio: l’unica sensata.

    Jefferson conosceva bene latino, greco, francese. Aveva vissuto in Italia, leggeva nell’originale sia le opere di Machiavelli, sia l’Architettura del Palladio cui si ispirò per progettare la villa di Monticello [già Little Mountain, da lui ribattezzata] e anche gli immobili dell’Università della Virginia, da lui fondata nel 1818. Jefferson previde che l’Università avesse un’ampia biblioteca, ma non una chiesa, né una cappella, né che la religione fosse fra le materie insegnate, che erano: architettura, astronomia, filosofia, botanica, scienze politiche, Nel 1836 furono aggiunte ingegneria e scienze applicate,

    Jefferson si dichiarava epicureo, cristiano, materialista, credente nell’immortalità dell’anima. Avversava il clero e ne chiamava i ministri: negromanti, saltimbanchi, ciarlatani e farisei. Considerava Paolo di Tarso il primo corruttore del cristianesimo – corifeo di una banda di imbroglioni e di sempliciotti.

    Jefferson condusse vita dispendiosa. Nei suoi ultimi anni aveva accumulato debiti per 200.000 dollari.  Chiese il permesso al governo di organizzare una lotteria con le sue proprietà come premio. Intendeva pagare i suoi  debiti coi proventi dei biglietti. Un gruppo di suoi sostenitori si scandalizzò e organizzò una sottoscrizione per pagare i debiti dell’ex-presidente. Alla sua morte nel 1826, però, era stato versato solo un quarto della somma necessaria e i suoi beni furono venduti all’asta.

    sabato 20 marzo 2021

    Disseminazioni: Le tue idee sono fatte di parole, di concetti, di immagini? - di Roberto Vacca, CLASS 20/3/2021

    Le tue idee sono fatte di parole, di concetti, di immagini? - di Roberto Vacca, CLASS 20/3/2021


    Le tue idee sono fatte di parole, di concetti, di immagini?

    Quando sto per presentare mie proposte ad altri professionisti, immagino in anticipo il luogo in cui ci incontreremo. Mi chiedo, anche, come reagiranno, ma la fuggevole visione mentale dei loro volti (interessati? critici?) è irrilevante. Invece ripeto a me stesso l’elenco (numerato) dei miei argomenti espressi in parole e, se è il caso, in numeri e formule. Le immagini mentali rilevanti e quelle (ricordate) di oggetti, persone, situazioni, sono utili. Costituiscono il primo stimolo per riconoscere e poi meditare configurazioni e regolarità.  Associandone alcune fra loro – e con quelle che stiamo vedendo, generiamo idee nuove. Per trasmetterle ad altri, serve a poco descrivere le immagini che hanno condotto a produrle. Conviene esprimerle usando simboli, il che si può fare in 10 modi principali, con: parole dette - parole scritte – aritmetica - geometria -  algebra - calcolo differenziale - calcolo integrale - logica sillogistica - algebra booleana – coding [programmi di computer, che specificano chiaramente come elaboriamo dati che ci arriveranno anche in avvenire]. 

    Gli psicologi hanno studiato come comunichiamo per mezzo di simboli. Invece per analizzare le nostre immagini mentali ricorriamo all’introspezione (anni fa rifiutata da molti psicologi). È arduo comunicarle ad altri. Pure taluno ha sostenuto che il linguaggio non sia il prototipo formale della conoscenza. Le conoscenze sensoriali sarebbero la base di ogni esperienza creando la formazione dei concetti [1] e la stessa possibilità del linguaggio. Più sensata l’opinione classica di J.B. Watson: ”E’ la scrittura il modo corretto di esprimere i nostri pensieri.”

    La maggioranza di noi pensa sia in parole e numeri, sia in immagini, sia con i sentimenti che, di nuovo, esprimiamo con parole, con espressioni, con gesti, con atteggiamenti.

    Chi ha certi disturbi mentali (afasia, agrafia) non può usare alcuni di questi mezzi. Pochi percento di noi pare soffrano di “afantasia”: l’incapacità di formare immagini mentali. Chi non conosce alcune delle discipline, strumenti o procedure citate è soggetto a ovvie menomazioni.

    La tradizione suggeriva che l’onere di rendere comprensibile un messaggio ricade sull’autore, non sui destinatari. È un punto di vista ragionevole, purchè i destinatari abbiano facoltà fisiche e mentali adeguate e conoscano il linguaggio usato. Invece sappiamo bene che una parte notevole della popolazione, anche in Paesi avanzati, è in grado di comprendere solo comunicazioni brevi, che contengano non più di poche centinaia di parole usuali e che trattino cose concrete e banali.

    L’analfabetismo funzionale è l’incapacità di usare in modo efficace le proprie abilità di lettura, scrittura, calcolo e di capire, valutare, usare le informazioni oggi generate nella società (UNESCO). Gli analfabeti funzionali sono meno del 18% in Nord Europa, USA, Cina, Giappone, Canada, Australia, Nuova Zelanda. In Italia, Grecia e Spagna sono il 28%. I valori sono più alti nei Paesi in via di sviluppo. Ragionare sulle idee – intangibili – è vitale per modificare in meglio oggetti, situazioni, persone.

    [1] “Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu”, Tommaso d’Aquino, De Veritate.


    mercoledì 17 marzo 2021

    Disseminazioni: L’orologiaio antirazzista di Abraham Lincoln, di Roberto VACCA – L’OROLOGIO, 17/3/2021

    L’orologiaio antirazzista di Abraham Lincoln, di Roberto VACCA – L’OROLOGIO, 17/3/2021


    “O Capitano – mio Capitano,

    il premio cercato è vinto, il porto è vicino,

    sento le campane, tutta la gente esulta.”


    Scriveva Walt Whitman nel 1865, poco dopo l’assassinio del Presidente Abraham Lincoln. La poesia è citata spesso e molti ne ricordano almeno il primo verso perché è ripetuta nel film “L’attimo fuggente”  con Robin Williams.

    Nei versi seguenti chiama Lincoln  “caro padre”, gli dice che le campane, bandiere e trombe sono per lui. “Esultate rive e suonate campane! - ma io triste cammino sul ponte ove il mio Capitano caduto giace freddo e morto,”

    Quell’omone di Lincoln evocò sentimenti di ammirazione vasti e non solo fra i poeti. Quattro anni prima (nel 1861) aveva portato a riparare il suo grosso orologio d’oro da tasca, comprato da George Chatterton a Springfield, Ill.. L’orologiaio Jonathan Dillon, un immigrato irlandese, pubblicò sul New York Times nel 1906  - 45 anni dopo – i suoi ricordi di quel fatto:

    “Stavo riavvitando il quadrante dell’orologio del Presidente Lincoln, quando mi portarono la notizia entusiasmante che i Sudisti avevano aperto il fuoco contro una fortificazione dell’Unione. Incisi subito all’interno dell’orologio: ‘Il primo cannone ha sparato. La schiavitù è morta. Grazie a Dio abbiamo un buon Presidente che, almeno, ci proverà.’ ”

    Lincoln non seppe mai di quella scritta. Si portò dietro il suo cipollone d’oro per i quattro anni della Guerra di Secessione e fu assassinato un mese prima dell’ultima battaglia. 

    Soltanto nel 2008, Douglas Stiles, il trisnipote di Dillon ritrovò l’intervista del 1906 al suo antenato. Appassionato di storia e membro dello Smithsonian Council for American History, fece lunghe ricerche e ritrovò l’orologio di Lincoln conservato nel Museo Smithsonian. Lo strumento fu aperto, con una cerimonia formale, e si vide che la scritta era leggermente diversa da come la ricordasse l’autore un secolo prima. Diceva:  


    Jonathan Dillon

    April 13-1861 Fort Sumpter was attacked by the rebels

    Thank God we have a government


    Come si vede dall’immagine, l’orologio fu sottoposto a un’altro intervento di manutenzione nel 1864. Reca anche una firma “Jeff Davis”, difficile da interpretare. Infatti Jeff Davis (che era stato Segretario di Stato degli Stati Uniti) fu Presidente degli Stati Confederati del Sud dal 1861 al 1865.  Taluno ha suggerito che questa firma chiaramente apocrifa sia stata apposta da altro orologiaio di sentimenti Sudisti  per bilanciare le parole di Dillon. Così Lincoln avrebbe portato addosso, senza saperlo, il nome del suo avversario.


    Questa storia ha dato lo spunto al giovane scrittore di Albany, Giacomo Calabria (che si firma Iacopo Della Quercia) per un suo thriller: The Great Abraham Lincoln Pocket Watch Conspiracy.(2014) [“La grande congiura dell’orologio da tasca di Abraham Lincoln”]. Il personaggio principale è una versione moderna, misteriosa, ad alta tecnologia di quell’orologio. Appaiono anche: Robert Lincoln, scienziato figlio di Abraham, il Presidente Taft, lo scienziato serbo Nikola Tesla, russi ed extraterrestri con oscure attività in Alaska e altre dozzine di personaggi veri e inventati.


    Orologio del Presidente Abraham Lincoln




     

    venerdì 18 dicembre 2020

    Disseminazioni: Orologi e lutti, di Roberto Vacca, L’Orologio, 18/12/2020

    Orologi e lutti, di Roberto Vacca, L’Orologio, 18/12/2020


    Ferma tutti gli orologi – stacca il telefono

    Dai un osso al cane che non abbai più

    Chiudete il piano – i tamburi: in sordina.

    Uscite con la bara – entri la gente a lutto.


    Gli  aeroplani  sorvolino la piazza

    E scrivano sul cielo LUI E’ MORTO

    Sui colli bianchi dei piccioni: colletti neri  

    Portino guanti neri i  pizzardoni


    Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est, il mio Ovest

    La settimana di lavoro – il mio riposo domenicale

    Mezzogiorno, Mezzanotte, la parola, il canto.

    Credevo che l’amore durasse per sempre. Sbagliavo.


    Le stelle non servono più – spegnetele tutte.

    Mettete via la luna, smontate  il sole

    Versate via l’oceano – tagliate il  bosco

    Niente, niente oramai andrà più bene. 


    Il poeta inglese W. H. Auden [1907-73] scrisse questi versi [riporto l’originale più oltre] negli anni Trenta, dopo la morte di un suo amante. Auden era uomo sensibile, spiritoso, raffinato: so a memoria alcune poesie sue; in particolare quella del legionario Romano di guardia al Vallo di  Adriano:

     

    “Sulla brughiera soffia il vento freddo

    Ho i pidocchi e in più mi cola il naso.

    mi piove addosso a scrosci, fo la guardia

    al Vallo e nemmeno io so perché

    la nebbia copre questi sassi grigi

    la mia donna sta in Tungria; dormo solo.

    Mi dicono che Aulo le sta dietro

    è quel burino con la faccia amara.

    ‎Piso è cristiano: il suo dio è un pesce

    A dargli retta non si scopa più”.


    La  poesia funebre mi piace meno, Quando la lessi, mi stupii: il poeta descriveva la sua disperazione totale per la perdita dell’amico, ma non ci si concentrava poi tanto. Si concentrava  piuttosto a trovare le rime. Forse non era così disperato o, forse, era troppo abituato alla rima (come tanti altri poeti più famosi) e al metro (anche se non tutti i versi sono endecasillabi). Certo è forte il primo verso contro ogni distrazione: telefono e orologi.

    Quando muore una persona  cara, parliamo spesso di orologi e ore. L’ orologio da polso del morto può continuare a segnare il tempo giusto, mosso dalla pila o dalla carica fornita dal suo braccio quando ancora si muoveva - e per chi rimane è un ulteriore dolore L’ora dell’evento viene scritta sul certificato di morte. Si concorderanno il giorno e l’ora del funerale. Queste attività possono aiutare a distrarsi dal proprio dolore che, in genere, è più intenso quanto più quella fine era inaspettata.

    Letterati e poeti hanno scritto tanto sulla morte e su quella di persone vicine. Il povero Auden auspicava o immaginava certi eventi che sarebbero serviti solo a sottolineare la sua tristezza la sua inconsolabilità. Lasciava che il lettore apprezzasse l’impossibilità  che tutto il mondo condividesse la  sua angoscia e che capisse che per lui il mondo era finito.

    Cadde preda della sua stessa figura retorica. Il fatto stesso di scriverne  in versi dimostrava che era ancora in grado di funzionare. Quindi avrebbe potuto rinnovarsi, provare altre esperienza, cercare  nuovi amori, ri-inventare  la  propria vita.

    Lo sapeva bene, se scriveva “sbagliavo”. Ma non ci si può attendere che i poeti siano consequenziari.


    _______________________________________.

    Stop all the clocks, cut off the telephone, 

    Prevent the dog from barking with a juicy bone, 

    Silence the pianos and with muffled drum 

    Bring out the coffin, let the mourners come. 


    Let aeroplanes circle moaning overhead 

    Scribbling on the sky the message He Is Dead, 

    Put crepe bows round the white necks of the public doves, 

    Let the traffic policemen wear black cotton gloves. 


    He was my North, my South, my East and West, 

    My working week and my Sunday rest, 

    My noon, my midnight, my talk, my song; 

    I thought that love would last for ever: I was wrong. 


    The stars are not wanted now: put out every one; 

    Pack up the moon and dismantle the sun; 

    Pour away the ocean and sweep up the wood; 

    For nothing now can ever come to any good.