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lunedì 7 aprile 2025

Disseminazioni: Il tempo nel Decamerone, di Roberto Vacca. L’OROLOGIO, 7/4/2025

 Il  tempo nel Decamerone,  di Roberto Vacca. L’OROLOGIO, 7/4/2025

I tempi del godimento erotico venivano raffigurati come paradisiaci da Giovanni Boccaccio nelle novelle del Decamerone. Non entrava in descrizioni dettagliate dei rapporti sessuali e impiegava spesso similitudini con bellezze naturali e artistiche o con astrazioni poetiche, I racconti, quindi, sono generici e tutt’altro che volgari. Potremmo definirli innocenti - tanto da stupirci che l’opera sia stata messa all’indice e proibita per vari secoli.

Curiosamente l’Autore dedicava molta attenzione e traeva ispirazione da tempi tragici, talora da pretesti meschini e spesso da occasioni liturgiche.  Queste ultime sono introdotte in quanto fissate nelle memorie di frati, monaci e suore che pare scandissero con i messali, i tratti, i salmi e le collette, le loro peccaminose attività sessuali spesso adulterine o condivise con giovinetti e giovinette. Questi eventi si svolgevano anche nei monasteri soprattutto nelle ore notturne mentre abati e badesse dormivano o, se venivano svegliati, invece di escogitare e imporre punizioni ai religiosi colti in fragrante, partecipavano prontamente anche loro alle attività lascive. 

Le novelle del Boccaccio non possono essere considerate come pornografiche: insistono, invece, su considerazioni letterarie, psicologiche e filosofiche. Un buon esempio è quello della Seconda novella della Quarta giornata, in cui frate Alberto diventa confessore di una sciocca Madonna Lisetta, veneziana. Il frate la convince che l’Arcangelo Gabriele si è innamorato di lei. Poi si presenta mascherato da arcangelo con aureola e ali piumate coinvolgendola in una pantomima ispirata all’Annunciazione a Maria vergine della prossima nascita di Cristo. Poi il frate cambia maschera e interpreta il ruolo di un uomo selvatico, viene scoperto, legato ed esposto in piazza allo scherno dei passanti e, infine, imprigionato fino alla morte. Lo scherzo erotico diventa una specie di cupo testo edificante. 

Nella seconda novella  della VII Giornata. La bella Peronella viene sorpresa dal marito mentre sta col suo amante Giannello che si nasconde in una botte. Peronella lo presenta al marito come acquirente della botte che sta ora esaminando. Giannello conferma l’acquisto, ma vuole che la botte venga pulita. Il marito entra lui nella botte e nel tempo in cui la pulisce gli adulteri continuano ad accoppiarsi

I tempi tragici sono quelli immaginati dai personaggi delle novelle, nell’imminenza più o meno remota della propria morte. I testi pullulano allora di preghiere, messe e penitenze. Qui i tempi della narrazione si dilatano oltre misura anche perché la fantasia del Boccaccio si manifesta nel narrare i sogni dei personaggi-

Anche i rapporti sessuali dei laici avvengono spesso con partner sposati. I tempi di attesa impiegati nel corteggiamento sono descritti come lunghe sofferenze che la speranza del successo  nella conquista riesce appena ad alleviare.

Il gusto maggiore goduto dai personaggi non è quello del rapporto amoroso, ma sembra essere quello di chi riesce a ingannare o beffare un marito sprovveduto – o consenziente.  Il successo nel rapporto fisico con la persona concupita e l’abilità nel dare e conseguire piacere sembrano trascurabili rispetto alla soddisfazione di danneggiare - “fare cornuto” - un altro individuo. 

Dopo più di sette secoli, l’umorismo del Boccaccio ci evoca appena un sorriso. I tempi dell’erotismo cedono poi il passo ai tempi dei suffragi dovuti all’anima dei defunti. Se questi sono effettuati senza un corretto pagamento ai clerici  per le cerimonie relative, le anime dei morti riappaiono  ai superstiti come fantasmi. Questi non incutono paure: la narrazione riporta eventi che avvengono al buio in ore notturne. I personaggi cadono nel sonno e i loro sogni sono popolati da morti, torture e rapporti carnali con fantasmi.

venerdì 17 maggio 2024

Disseminazioni: MITICI TEMPI LUNGHI , L’Orologio - di Roberto Vacca, 17/5/2024

 MITICI TEMPI LUNGHI , L’Orologio - di Roberto Vacca,  17/5/2024

I tempi molto lunghi trascorsi nel passato o ancora da venire, vengono spesso mitizzati. La loro durata e i loro termini vengono resi vaghi. Taluno li accetta e li tramanda. Non se ne occupano più gli storici serii. Vengono inglobati nelle leggende o usati in testi fantasiosi a cui eventualmente si attribuiscono valori artistici.  Come primo esempio, ricordo il calendario della tradizione ebrea in cui la creazione del mondo era fissata a 5784 anni fa. 

Il calendario israelita è lunisolare cioè calcolato sia su base solare, sia su base lunare. L’anno può comprendere 12 oppure 13 mesi, ciascuno della durata di 29 oppure 30 giorni. I nomi dei mesi, come anche l’intera struttura, sono di origine babilonese. L’anno può durare da 353 a 385 giorni. Negli attuali documenti pubblici israeliani viene riportata sia la data secondo il calendario gregoriano, sia quella ebraica. Questa è difficile da calcolare perché deve rispettare numerose regole. Ad esempio, non è ammesso che certe ricorrenze coincidano con altre o con certi giorni della settimana o con le scadenze interne a periodi di 19 anni, detti “metonici”. 

Ora sappiamo che l’universo esiste da miliardi di anni. È curioso che soltanto tre secoli fa il genio Isaac Newton scrivesse nei suoi appunti che il mondo fu creato 4004 anni prima dell’era attuale e che – secondo la profezia di Daniele (forse 6 secoli prima dell’era attuale) – il mondo finirà nel 2060. Il Talmud (primi secoli d.C.)  contiene una descrizione (Olam Ha-Ba) del mondo avvenire forse coincidente con quello già annunciato nel Libro di Giobbe per un’ epoca imprecisata. Tale Mondo seguirebbe un periodo oscuro, detto Sheul, nel quale verrebbero parcheggiate le anime dei morti in attesa di una destinazione finale. Questa, forse decisa al momento del Giudizio Universale, sarebbe penosa per i cattivi (Gehenna) e piacevole (Eden) per i buoni.

Questo nuovo ordine delle cose potrebbe essere  in parte simultaneo a un’era messianica, anch’essa  definita vagamente come lo sono le previsioni  contenute nei testi ebrei di circa 18 – 22 secoli fa.  Il mondo avvenire non è descritto come molto piacevole. Rabbi Tarfor nel I secolo affermava che “la virtù non riceverà compensi in questo mondo … il premio dei giusti è nel mondo futuro.

Nel III  secolo Rav Abba Arikha (seguace della scuola di Shammai) scrisse che nel mondo avvenire nessuno avrebbe mangiato, né bevuto, né generato figli e che i giusti, incoronati avrebbero goduto l’effluvio della presenza divina. 

Tutti i testi di questa epoca sono oscuri. Non è chiaro chi e quanto credesse nell’immortalità dell’anima. Pare che i Farisei (movimento popolare) condividessero tale credenza e ritenessero che anche i corpi dei giusti sarebbero  risorti. Taluno ha considerato anche Gesù Cristo come un Fariseo. La loro scuola, infatti, accettava come parte integrante della Legge anche la tradizione orale detta “Pirkè Avot”(Massime dei Padri). Cristo notoriamente non scrisse nulla, tranne alcune lettere (che nessuno registrò) tracciate nella terra. È presumibile che i 4 autori dei Vangeli abbiano inteso di seguire i suoi insegnamenti a registrare le sue parole.

È interessante che  la Pontificia Università Gregoriana nel 2019 organizzò un convegno su “Gesù e i Farisei”. I relatori, fra cui parecchi Gesuiti, contribuirono revisioni del modo in cui i Farisei possano essere considerati come nemici di Cristo. Hanno anche riletto non solo i Vangeli (in particolare Luca), ma anche Paolo di Tarso, Giuseppe Flavio e la letteratura rabbinica. Hanno così riscoperto gli insegnamenti di Gesù Cristo oltre a ricche complementarità nelle interlocuzioni fra Cristo  e i Farisei,

 Invece i Sadducei (movimento aristocratico) non credevano nell’immortalità dell’anima, né nella prescienza di Dio. Asserivano che gli uomini sono liberi di volere e scegliere fra bene e male. Non consideravano le tradizioni orali come parte della dottrina.

Era sadduceo anche Caifa, il sommo sacerdote che condannò a morte Gesù Cristo. I Sadducei vennero osteggiati dai cristiani e se ne perse traccia dal II secolo.

lunedì 18 marzo 2024

Disseminazioni: Ritmi biologici giornalieri, di Roberto Vacca 18/03/2023 – L’Orologio

 Ritmi biologici giornalieri, di Roberto Vacca   18/03/2023 – L’Orologio

Ogni 23 ore, 56 minuti e 4 secondi, la Terra compie un giro attorno al proprio asse. Si alternano giorno e notte. Cambiano temperature, umidità, venti, . pressione atmosferica, alimenti disponibili dalle piante. Animali e piante hanno un loro temporizzatore interno che governa la loro fisiologia e il loro comportamento e li modifica in anticipo rispetto alle citate variazioni del ciclo giornaliero in modo da ottimizzare le loro condizioni di vita. Questi ritmi  interni si chiamano [dal latino circa (“intorno a”) e dies (“giorno”)] circadiani. Hanno durate diverse per: batteri, alghe, funghi, piante, insetti, crostacei, vertebrati, rettili, mammiferi.

I periodi dei ritmi circadiani a seconda delle specie biologiche, tendono a variare fra 22 e 25 ore, misurate con animali e piante tenuti nell’oscurità, ma vengono ri-sincronizzati dalle variazioni della luce solare. L’occhio dei pesci impiega circa 20 minuti a riacquistare la sua funzionalità dopo l’oscurità della notte. Il processo di adattamento parte, quindi, in anticipo rispetto all’alba in modo da evitare tempestivamente i predatori e localizzare le prede.  Le api cominciano le loro attività di ricerca del nettare (cui si accompagnano le funzioni di impollinazione) in sincronia con l’apertura dei fiori.

Molti dei nostri geni sono attivati  e disattivati a tempo e  governano le evoluzioni di enzimi, grassi, proteine, acidi nucleici, metabolismo, processi di distribuzione dell’energia nell’economia cellulare, riparazione e riproduzione delle cellule. Il nostro cervello anche nelle ore di sonno, consolida le nostre memorie. Si chiama “cronoterapia” la scelta dell’ora del giorno più appropriata per somministrare certe medicine. Le statine, che regolano la biosintesi del colesterolo riducendo la produzione di lipoproteine a bassa densità, sono più efficaci di notte. La  chemioterapia mira ad eliminare cellule cancerose che si suddividono velocemente, ma elimina anche altre cellule a suddivisione rapida, ad esempio i follicoli piliferi, con conseguente perdita dei capelli. I ritmi circadiani dei 2 tipi di cellule sono diversi. si può così temporizzare la terapia con effetto massimo sulle cellule cancerose e minimo sulle altre.

Al mattino la velocità e la potenza prodotta dalle contrazioni dei nostri muscoli sono più limitate di quanto siano più tardi nelle varie ore della giornata. Lo sanno bene gli sportivi che devono programmare le ore delle gare cui partecipano. Alcuni tennisti che in viaggi aerei per partecipare a campionati tagliano rapidamente  parecchi fusi orari, dedicano anche  una settimana al riadattamento in aree di longitudine molto diversa da quella della loro residenza abituale. Non ci rendiamo nemmeno conto di questi e di molti altri processi fisiologici periodici del nostro corpo. Solo in anni relativamente recenti abbiamo avuto a disposizione strumenti di misura  accurati, economici e di facile impiego con cui quantificare l’andamento delle nostre funzioni corporee.

Galileo Galilei misurava i tempi di oscillazione dei pendoli costituiti dalle lanterne appese nel duomo di Pisa contando le pulsazioni del suo cuore che, per brevi tratti di tempo considerava giustamente  uniformi.  Oggi sappiamo bene che la frequenza cardiaca di un uomo in buona salute e a riposo varia fra 50 e 80 pulsazioni al minuto. La sua pressione sistolica può variare fra 70 e 140 mm/Hg e la sua temperatura corporea fra 36°C  e 37,5°C.

Le differenze individuali sono notevoli e lo sono anche quelle rilevate a distanza di tempi anche brevi per una stessa persona. Chi resta sveglio e operativo fino a tarda ora, tende, in genere, a dormire fino a tardi e, specie dagli anglofoni, viene chiamato “gufo” (owl). Chi si corica presto e si sveglia presto senza sforzo, viene chiamato “allodola” (lark).

Piante come la soia che fioriscono in autunno, quando si sta accorciando la durata del giorno, vengono chiamate “piante dei giorni corti”. Quelle che fioriscono in primavera, quando la durata del giorno sta crescendo, si chiamano “piante dei giorni lunghi”. Altre piante, fra cui riso, orzo e cetrioli, non sono sensibili alla durata della luce solare e sono dette “neutre”.

 

lunedì 12 febbraio 2024

Disseminazioni: ULTIMI 50 MILIONI DI ANNI – di Roberto Vacca, 12/2/2024

ULTIMI 50 MILIONI DI ANNI  – di Roberto Vacca,  12/2/2024


Il sistema solare e la Terra si sono formati poco più di 4 miliardi e mezzo di anni fa. Possiamo immaginare a grandi linee i tratti salienti di quegli eventi ispirandoci a osservazioni astronomiche moderne. La geologia e la datazione radiometrica  (che raffronta le quantità osservate di isotopi radioattivi e di loro prodotti di decadimento) ci aiutano ad analizzare e datare molto meglio i processi avvenuti negli ultimi 50 milioni di anni. All’inizio di questo lungo periodo il livello dei mari era di 300 metri più alto dell’attuale e solo il 18% della superficie terrestre era costituito da terre emerse. L’anidride carbonica era scarsa nell’atmosfera. La temperatura atmosferica si era abbassata molto e stava continuando a decrescere. Poi 2,6 milioni di anni fa cominciarono a verificarsi pulsazioni (ancora in corso) con periodi plurimillenari tra ere glaciali e interglaciali. Tale epoca è interessante perché in essa si svolse l’evoluzione dei primati da cui emerse l’Homo Sapiens.

Trentacinque milioni di anni fa si cominciò a formare la calotta di ghiaccio sull’Antartide. Circa 30 milioni di anni fa una parte del mantello terrestre (magma caldo e fluido) si rigonfiò spingendo in alto la crosta terrestre nell’Africa di Nord Est (oggi Etiopia)  di oltre un chilometro per una lunghezza di migliaia di chilometri in direzione Nord-Sud. Questo grande rigonfiamento si spaccò producendo  un grande altipiano di prateria fiancheggiato da profonde voragini. Qui i mammiferi (apparsi circa 200 milioni di anni fa) si evolsero fra l’altro negli antenati di: primati e ungulati. Le spaccature più profonde furono invase dal mare producendo il Mar Rosso e il Golfo Persico. 

Cinque milioni di anni fa sulle savane dell’altipiano citato – composto a mosaico da laghi, foreste ed erbai – dai primati si cominciarono a differenziare gli ominidi. I primi furono gli Ardipitechi i cui fossili (di 4 milioni di anni fa) si sono trovati attorno al fiume Auasc, il più grande dell’Etiopia. “Ardipiteco” significa “scimmia del pianterreno”. Gli ardipitechi erano alti poco più  di un metro e mezzo. Il loro cervello pesava circa 400 grammi. Camminavano in posizione eretta, ma l’alluce era prensile - adatto a muoversi sugli alberi.

Un milione di anni più tardi apparve, sempre nel  bacino dell’Auasc, l’Australopiteco (scimmia del sud) il cui esemplare più noto – Lucy – fu ampiamente discusso sui mass media. Negli ultimi due milioni di anni gli ominidi si evolsero in una sequenza di specie caratterizzate da dimensioni crescenti del cervello e da abilità più complesse ed efficienti. Le loro caratteristiche e  cronologie sono riportate nella tabella seguente. 


Specie Homo --

Cronologia

Dimensioni cervello

Habilis

2 – 1 M anni fa

  650 g

Erectus 

1,9   M anni

  930 g

Pekinensis

780 – 680 k anni

1030 g 

Heidelbergensis

600 – 200 k anni

1350 g

Neandertal

300 –   30 k ann

1400 g

Sapiens

200 - ---   k anni

1350 – 1600 g


Le tappe del graduale sviluppo sono ben note. I cacciatori e raccoglitori inventarono e usarono utensili di legno e poi di pietra rozza (paleolitico) oltre un milione di anni fa. L’homo erectus migrò - iniziando circa 1,8 milioni di anni fa - dall’Africa all’Europa e quindi all’Asia, ove si evolse in Pekinensis, Heidelbergensis e Neandertal. Questi ultimi, più forti e robusti di noi, raggiunsero abilità tecnologiche primitive, ma non trascurabili.

L’homo sapiens migrò dall’Africa circa 60.000 anni fa. Si incrociò in certa misura con i Neandertal, piccole percentuali del cui DNA si trovano in popolazioni europee e asiatiche, ma non fra i discendenti delle popolazioni  africane che non migrarono.

Gli sviluppi culturali di cui testimoniano manufatti neolitici, pitture rupestri e sculture si trovano in vari continenti e risalgono a decine di migliaia di anni fa. Le ceramiche pare risalgano in Estremo Oriente a circa 16 millenni fa – in Mesopotamia e in Grecia a un millennio a.C. Le porcellane  orientali apparvero nel primo millennio d.C. – quelle europee solo negli  ultimi secoli. La tecnologia del rame risale a 5 millenni a.C. in Egitto, a 3 millenni fra i Sumeri e a 2 in Cina. Il bronzo venne prodotto 3 millenni a.C. nel Caucaso, 2 in Sardegna e nel primo millennio a.C. in Europa. Il ferro apparve nel quarto millennio a.C. fra i Sumeri; si è  diffuso in Cina e in Europa a partire dal primo millennio a.C.

I tempi più recenti sono notoriamente scanditi, in varie versioni - con affidabilità variabile - dai trattati e manuali di storia.


 

mercoledì 12 febbraio 2020

Disseminazioni: Parole dette a certe ore o giorni – Libri delle ore, di Roberto Vacca – L’Orologio 190831

Parole dette a certe ore o giorni – Libri delle  ore, di Roberto Vacca – L’Orologio 190831


“Hai detto buonanotte a papà?”
“Oggi zio Giovanni compie 52 anni: vagli a dire “Cento di questi giorni!”
Ci sono parole e frasi che diciamo a certe ore o a certe date, senza riflettere. Miriamo a fare (un piccolo) piacere a chi ci ascolta. In effetti si tratta spesso di auguri – “spero che questa giornata – o quest’anno – vadano bene per te”. C’è dietro, dunque, una motivazione magica. Però non crediamo davvero che avranno giornate migliori i nostri familiari, i portieri, il giornalaio, i cassieri o i colleghi, perché li abbiamo salutati con “buon giorno”. I nostri saluti equivalgono a un sorriso, a “siamo amici”. Stringeremmo mani per salutare e, intanto, mostrare  che non siamo armati.
Dire “salute!” a chi starnuta, pare derivi da antiche  credenze: lo starnuto sarebbe  stato sintomo della peste. Ma augurare salute non è cattiva educazione. È sempre un segnale  positivo. L’imperativo  latino “salve” – “stai bene” – manifesta una speranza  amichevole. Equivale a “How are you today?”, che non richiede risposte dettagliate. Qualche anno fa si rispondeva  giocosamente:
”Just hanging in there = continuo a stare appeso lì dentro.”
Quando i rapporti sono formali - con superiori o con sconosciuti – evitiamo le espressioni scherzose. Se una mattina diciamo “buon giorno” a un collega con cui ci eravamo già salutati, accade che risponda risentito:
“Ti avevo già salutato: non ci hai fatto caso?”
Certe persone religiose, invece,  ripetono molte volte i loro saluti o messaggi diretti alla divinità o personaggi incorporei (angeli) o defunti (patriarchi, santi, martiri). I buddisti hanno forme verbali  che ripetono  ad nauseam. I mussulmani pregano cinque volte al giorno seguendo standard stabiliti.
I cattolici seguono consuetudini diverse. Alcune sono molto  ripetitive. Le litanie in onore della Vergine Maria vengono recitate o cantate. Una persona declama 52 appellativi onorifici della Madonna [1] e dopo ciascuno, la congregazione intona:
“Ora  pro nobis!”
Anche  il rosario consiste nel ripetere l’Ave Maria per 50 volte. La ragione di queste ripetizioni non viene  data. Viene considerata irrispettosa l’idea che la ripetizione delle preghiere contribuisca a rendere più probabile l’esaudimento. 
Già  nei primi secoli della Chiesa si decise che le preghiere (richieste di grazie o espressioni di gratitudine  per grazie ricevute) erano troppo importanti  per essere lasciate a improvvisazioni. Furono, quindi, codificate e registrate in Libri delle Ore diffusi a partire dalla fine del XIII Secolo che specificavano testi, musiche  e  ora dei  servizi e contenevano calendari, passi dei vangeli, litanie, salmi. I contenuti erano simili a quelli dei breviari  dei preti, abbreviati per uso  da  parte dei laici.
Le copie fatte eseguire da regnanti o ricchi  personaggi venivano illustrate sempre più sfarzosamente da artisti  famosi. Fra questi in Italia: Simone Martini, Pollajolo, Mantegna. Il loro significato religioso divenne sempre meno rilevante  rispetto  al loro prestigio  e valore venale.
Il re Francesco I di Francia ne aveva una collezione ora conservata al Louvre. L’esemplare più famoso,  ornato con  turchesi e rubini, comprende 150 pagine  in folio e 15  miniature  a piena pagina. Vari editori d’arte ne  offrono buone riproduzioni  su carta o in .pdf  visibili  su  computer.

[1] fra questi: genitrice di Dio, madre inviolata, vergine prudentissima, vergine potente, sede della sapienza, torre d’avorio, torre davidica, domus aurea, vergine concepita senza macchia originale.




__________________________________________________________.
Il Libro  delle Ore fatto eseguire da  artisti  fiorentini agli  inizi del XVI  secolo da  Lorenzo de Medici, il Magnifico, per sua figlia. Contiene  decine  di miniature. Fu acquistato  dai Rothschild  che lo vendettero  nel 2016  per  13 milioni  di dollari.



giovedì 30 maggio 2019

Disseminazione: Religiosi perfidi e – talora - simpatici, di Roberto Vacca, 30/5/2019 – Skorpio

Religiosi perfidi e – talora - simpatici,  di  Roberto Vacca, 30/5/2019 – Skorpio

Il 21 aprile  scorso a Sri Lanka, certi kamikaze islamici hanno ucciso centinaia di cristiani. Oltre a deplorare, cerchiamo di capire. Secondo me, e altri, ogni religione propone di credere ad alcune falsità. Chi ha studiato logica, sa che assumere come vera una proposizione falsa implica affermare la verità di ogni altra possibile proposizione falsa. Fra queste vanno incluse quelle che consigliano di uccidere i membri di certe etnie o fedi. Questi princìpi violenti sono stati abbracciati non solo dagli islamici che citavo, ma da cristiani ben noti che per secoli hanno sterminato: apostati, eretici, gentili, mussulmani, animisti e così via. Perfino certi buddisti hanno perseguitato in MyanMar gli islamici Rohyngya - e continuano a pretendere di essere miti, di aborrire l’interruzione di qualsiasi forma di vita, di credere che siamo tutti fratelli. 
Queste odiose violenze non mi inducono a ripetere con Pascal: “Qui fait l’ange, fait la bête” – chi vuol fare l’angelo fa la bestia. Penso che troppi vadano avanti a caso: ora perfidi – ora simpatici. Mia madre era arabista e islamista e ne ho tratto una certa simpatia per quel mondo. Ricordo dalla mia adolescenza parecchie storie di Moàvia (603-680), il primo Califfo Ommiade. Eccone alcuni esempi. 
Diceva Moàvia: "Non metto la lingua dove mi basta il danaro, non metto la frusta ove mi basta la lingua, non metto la spada dove mi basta la frusta. Ma quando non posso fare a meno della spada, ricorro ad essa." 
Altro detto: "Io conosco qual'é la cosa più cara e quale la più a buon prezzo sul mercato : so che la roba buona é a buon prezzo e la cattiva é cara." 
Una volta domandò a Amr (ibn al-Astil conquistatore dell'Egitto): "A che punto arriva la tua astuzia?" - Amr rispose: "Non mi sono mai cacciato in un'impresa da cui non abbia poi saputo tirarmi fuori." Moàvia rispose: "lo invece non mi sono mai cacciato in nessuna impresa da cui poi abbia desiderato tirarmi fuori." 
Muavia diceva: "Se fra me e il mio popolo ci fosse soltanto un capello, non lo taglierei.". Gli chiesero: "Come faresti?” rispose: "Se loro lo tirassero, io mollerei, se mollassero tirerei." 
Come faceva Moàvia a trionfare degli altri? Quando erano eccitati lui rimaneva calmo, quando erano calmi lui si eccitava, quando si alzavano lui stava a sedere. 

Alcuni dicevano:"Crediamo che niente mai abbia fatto andare in collera Moàvia  Ma, se gli si dice qulcosa di sua madre, allora va in collera”. Pare che la madre del Califfo  avesse condotto vita criticabile.
Un certo Malik propose:"Se mi date una ricompensa, ci penso io a farlo arrabbiare." 
Gli amici promisero una ricompensa che gli parve sufficiente ed egli andò da Moàvia e gli disse in presenza di molte persone:"Come i tuoi occhi somigliano a quelli di tua madre!" 
Moàvia rispose: "Hai ragione,sono gli occhi che a lungo sono piaciuti a mio padre. Prendi la ricompensa che ti é stata promessa,e non considerarmi una mercanzia." 
Poi chiamò un suo liberto e gli disse "Dà a sua madre il prezzo del sangue di Malik." 
Malik intanto ritornò dagli amici e si prese la ricompensa; uno di quelli gli disse:
"Ti darò una ricompensa doppia, se dici a Amr ibn az-Zubair quel che hai detto a Moàvia.". Questo Amr era  pìeno di albagia e di superbia. Quando Malik venne da lui e ripeté le parole "Quanto somigli a tua madre", diede ordine di farlo percuotere fino a morte. 
Moàvia  mandò il prezzo del sangue dell'ucciso alla madre e ordinò:
"Si dica alla madre di Malik che sono stato io a uccidere suo figlio". 
Pare abbia anche detto:”Ho cavalcato tanti cavalli velocissimi che ora mi muovo solo a piedi. Ho mangiato tanti cibi raffinati che ora mi nutro solo di pane secco. Ho avuto tante donne bellissime  che ora per me una donna è come  un muro.”
(Traduzione da un'opera biografica araba di al-Balàdhuri).

Questo califfo, dunque, a parte le sue finezze psicologiche, accettava che un’uccisione  gratuita fosse compensata da chi pagava il prezzo del sangue. Mezzo millennio più tardi, Tommaso d’Aquino dettava la sua interessante filosofia – e la sua Chiesa benediceva guerre  fratricide e, secoli dopo, bruciava vivi in piazza certi presunti eretici. Seguiamo, invece, la via della ragione. Preferiamo la coerenza. Siamo gentili.

sabato 27 aprile 2019

Disseminazione: Hanno orologi gli indiani Hopi? – 27/04/1019 di Roberto Vacca

Hanno orologi gli indiani Hopi? –  27/04/1019 di Roberto Vacca

Benjamin L. Whorf (1897-1941), ingegnere, analizzava le cause di incendi per una compagnia di assicurazione. Un deposito di benzina era stato distrutto da un fuoco partito da una zona in cui c’era un cartello BIDONI VUOTI. Quel messaggio aveva ispirato l’imprudenza di chi era andato a fumare proprio lì. I bidoni erano vuoti di benzina, ma pieni di vapori infiammabili. Così Whorf si appassionò allo studio dei linguaggi. Studiò a Yale con E. Shapir e con lui costruì una teoria del relativismo linguistico. Raggiunse notevole fama (ma i glottologi non lo presero molto sul serio). Il suo “Language, Thought and Reality” fu pubblicato postumo dall’MIT. E’ un libro curioso. Racconta i suoi studi sulla lingua Hopi e dice che la lingua Hopi non contiene parole, forme grammaticali o espressioni che si riferiscono al tempo, passato,presente o futuro, né alla durata di eventi. Sembra impossibile.
Gli indiani Hopi sono poche migliaia. Vivono su tre colline piatte (mesas) nel Nord-Est dell’Arizona. Il nome del loro popolo è Hopituh Shi-nu-mu: “il piccolo popolo pacifico”. La loro lingua è del gruppo Uto-Azteco. Whorf definì la modalità dello Hopi per analogia con quelle delle lingue indoeuropee. Parla di modi: citativo, inibitivo, potenziale, denotante incertezza, concessivo, necessitativo etc. Però gli esempi sono scarsi. La lingua Hopi per indicare fenomeni ripetitivi raddoppia la seconda sillaba del verbo e si aggiunge –ta. Ad esempio: hari = “ha un angolo tondeggiante”;  hari-rita = “linea ondulata”; cami = “taglio sul bordo”;  – cami-mita = “frangia”.
Secondo Whorf lo Hopi è più adatto delle lingue europee per descrivere il mondo. Non usa termini per denotare oggetti, ma parole che indicano processi:  “qualcosa di ondulante” quindi un’onda che può essere in un fluido o in un campo elettrico dunque un modo di esprimersi buono per esprimere concetti di fisica. Sorge il dubbio che Borges avesse letto Whorf, prima di inventare le lingue del mitico Uqbar. Una era fatta solo di verbi e “la luna sorge sul fiume” si dice “luneggia sul fluente”. Una era fatta solo di aggettivi e “luna” si diceva “aereo chiaro su oscuro-tondo”.
Il relativismo linguistico sostiene che la struttura delle lingue determina il pensiero, la cultura e perfino la scienza di un popolo. Per parlare di scienza però, bisogna averla studiata bene. Le analogie vanno usate con prudenza. Non ha senso dire che gli scienziati proiettano le loro strutture linguistiche sull’universo, né che le necessità della logica sono illusorie perché sono imposte da strutture grammaticali occidentali.
Whorf si è anche appoggiato a supporti deboli. Fra questi: lo psicanalista Jung e tale Ouspenski  che cita ampiamente mischiandoli con i matematici Whitehead e Riemann. Arriva alla conclusione che il linguaggio permette premonizioni del mondo sconosciuto e più vasto, del quale il mondo fisico costituisce solo la superficie o la pelle, mentre pure in esso NOI SIAMO e ad esso APPARTENIAMO. Cito: “Natura e linguaggio sono internamente simili: idea nota per secoli a molte culture elevate la cui continuità storica coprì un periodo più lungo di quello della cultura europea. In India questa idea ha informato l’arte mantrica, inizialmente magia primitiva, poi comprensione dell’affinità fra linguaggio e ordine cosmico e, a livello più alto, Mantra Yoga che amplifica mille volte le forze dell’organismo.” Qui andiamo male. Whorf suggerisce che la cultura occidentale dovrebbe raggiungere una comprensione più ampia del linguaggio; iniziare una cultura della coscienza che conduca a una grande illuminazione a un Mantra Yoga della scienza. Definisce “yoga” come “cessazione completa dell’attività della natura psichica”, ma è assurdo che si comprenda di più senza attività psichica.
Whorf e altri ci vorrebbero indurre a considerare atteggiamenti mistici o a volgerci verso nuovi modelli dell’universo. Questi approcci, però, non portano a capire il mondo, né a prevederne l’avvenire. Invece le procedure logico-sperimentali europee ci permettono di capire e prevedere.

Infine, una considerazione sugli Hopi: Dick Grune ha fatto una grammatica della lingua Hopi da cui risulta che il passato e il futuro si costruiscono aggiungendo i suffissi -era  e -ni (wari = corre, wari-era = correva, wari-ni = correrà). Secondo alcuni commentatori, Whorf avrebbe tratto le sue nozioni di lingua Hopi parlando con una sola persona. Così avrebbe raggiunto conclusioni avventate e non attendibili. Gli Hopi parlano correttamente del tempo.

venerdì 28 settembre 2018

Disseminazione: ROMANESCO E ALTRI DIALETTI - Roberto Vacca – 28/9/2018 Skorpio MAXI LancioStory

ROMANESCO E ALTRI DIALETTI -   Roberto Vacca – 28/9/2018
Skorpio MAXI  LancioStory
Avevo 14 anni quando diedi la mia prima consulenza letteraria. Mio padre mi portò a trovare l’Ing. Bo un suo vecchio amico genovese che viveva a Roma da molti anni. Credeva di aver imparato bene il romanesco e aveva scritto alcuni sonetti in dialetto. Desiderava il parere di un indigeno e aveva saputo che mia madre mi aveva tirato su ad apprezzare (e memorizzare) i sonetti di Giuseppe Gioachino Belli. Lo andai a consigliare.
Bo aveva progettato e realizzato con successo parecchi sottovia ferroviari. Invece i sonetti romaneschi erano un disastro. Alcuni dei suoi endecasillabi avevano dodici o tredici sillabe. Sentivo subito che non andavano bene, anche senza contare le sillabe sulle dita. Ne avevo ascoltati tanti nei discorsi che si facevano in famiglia. Ne sapevo molti a memoria. Soprappensiero ne componevo ogni tanto alcuni  e mi chiedevo se prima o poi ne avrei potuto prendere uno come primo verso di un grande poema. Non era il caso. Un anno dopo scrissi solo un poema umoristico in ottave  sulle storie e gli aneddoti che ci raccontava a lezione Armando Landini, il professore di francese, che oltre a insegnarmi bene il francese, mi acculturò su tante altre cose.
Mi parve inopportuno far notare all’ingegner Bo che i suoi versi non scandivano  correttamente. Avrebbe dovuto accorgersene da solo. Invece trovai il  verso:

er panzo’ s’arza in piedi e poi je mena

e dissi recisamente:
“Non si può dire così. A Roma se ti rivolgi  a un panzone,  gli puoi dire: “A panzo’, sta a senti’ quer che te dico”. Poi puoi raccontare quel che successe dicendo: “Er panzone, però, nun m’arispose”.
Bo disse che non c’era differenza. Generalizzai:
“I nomi tronchi, sia comuni che propri, a Roma sono solo vocativi. I nominativi non sono mai tronchi.”
Mio padre, genovese anche lui, confermò che in genovese “o panso’” si usa anche come nominativo. Io che conoscevo già bene il dialetto spezzino (un po’ simile al genovese), avanzai l’ipotesi che i nominativi tronchi si usano  nei dialetti nordici e non in quelli centro-meridionali. Dissi;
“A Spezia mi chiamano “Ruberto”: quando torno al paese se lo comunicano: “Rube’ i è vegnu’  da po”. A Roma mi dicono “A Robbe’, senti a me”, ma, fra loro “Robberto è arivato,”
L’ingegnere non si  convinse.

Il dialetto spezzino (almeno come lo imparai ottanta  anni fa) ha un caso in più nella declinazione dei nomi propri. È il “salutativo”. Lo usi quando  incontri una persona che  vuoi salutare amichevolmente, ma alla quale vuoi far capire chiaramente che hai poco tempo e non hai intenzione di fermarti, neanche per scambiare due parole. Dunque usi “O” del vocativo, poi  tronchi il nome proprio dell’interlocutore e ne pronunci l’ultima sillaba in tono più acuto e intenso. In questo modo implichi che il breve saluto finisce lì. Graficamente si può rendere così:

“O Rubè !”

Ho raccontato in vari miei scritti la (fondata) teoria del mio amico  glottologo Mario Lucidi, secondo cui nelle lingue europee i toni vengono usati, come in cinese e in coreano, per cambiare il significato delle parole (talora anche in modo inconscio). [In cinese uno stesso monosillabo pronunciato in uno dei quattro diversi toni possibili, ha quattro significati ben diversi. In certi dialetti coreani, i toni sono nove.]
Ho  individuato in romanesco variazioni di tono in una coppia di interiezioni. Il fonema “Ahò – eh” se si inverte l’ordine delle due componenti e cambiano i toni, esprime  significati ben diversi:  si usano in due tipi di situazioni di cui descrivo casi tipici.
Il primo è quello in cui io stia telefonando e parecchia gente nella stanza chiacchiera a voce alta e mi disturba. Allora,  dico:
“EH” [a voce molto alta, fissando gli astanti]  -  breve pausa – “Ahò” [a voce più bassa che si va smorzando e con lo sguardo che va dalle persone al telefono]. Lo scoppio di voce iniziale significa “State tutti attenti – sveglia!”  La seconda parte vuol dire “Rendetevi conto della noia che mi date con questo comportamento maleducato – burino – e smettete!”
La seconda situazione è tipicamente quella del giovanotto che viene  amichevolmente criticato o preso in giro per la sua eccessiva dedizione  a piaceri erotici o gastronomici. Reagirà dicendo:
“Ahooò” [a voce bassa e lenta, tono grave] – - pausa - “Eh” [breve, in tono più acuto]. La prima espressione significa: “Mi rendo ben conto  di essere criticabile per quanto sono micidiale”. La seconda vuol dire: 

“Che altro potevo fare? Come potevo resistere a mangiare quel piattone tanto buono – o a non fare l’amore con quelle ragazze splendide?”

sabato 18 agosto 2018

Disseminazione: Tempo: evoluzione delle parole, di Roberto Vacca – L’Orologio, 18/8/2018

Tempo:  evoluzione delle parole, di Roberto Vacca – L’Orologio, 18/8/2018

In latino “tempus” (plurale “tempora”) significava sia tempia, sia tempo. Tempora vincere corona = cingere le tempie con una corona. Mala tempora currunt = stanno passando brutti tempi.
I cristiani stabilirono loro regole di astinenza da certi alimenti, derivate in parte da quelle ebree. Queste hanno forse qualche origine comune con quelle islamiche. La proibizione della carne di maiale era forse gratuita. Secondo, alcuni, invece, avrebbe avuto giustificazioni  igieniche.
Il Corano proibisce di mangiare maiali, animali già morti e sangue. La Bibbia (Levitico, 11) permette di mangiare animali terrestri solo se hanno lo zoccolo spaccato e sono ruminanti, quelli acquatici se hanno sia pinne che scaglie (non anguille, molluschi, crostacei) e gli uccelli non rapaci (senza rostro, né talloni). Permette di mangiare locuste e grilli, ma non altri insetti, nè animali che strisciano per terra (serpenti).
Si sono diffuse le prescrizioni di digiuno o astensione  in certi giorni (Venerdi senza carne per i cristiani, digiuno di Yom Kippur per gli ebrei) o in certi mesi (Quaresima per i cristiani, Ramadan per i musulmani senza cibi, né bevande per tutte le ore di luce – fin quando la sera non si distingue più un filo bianco da uno nero).  Nel IV secolo i cristiani adottarono proibizioni e limitazioni alimentari per tre giorni alla settimana [mercoledi, venerdi e sabato]  quattro volte l’anno. Questi tempi di sacrificio furono chiamati “tempora”: di inverno (Avvento), di primavera (Quaresima), d’estate (Pentecoste) e d’autunno. 
Nel XVI secolo certi marinai portoghesi arrivarono in Giappone e, durante le tempora, insistettero per avere vettovaglie costituite solo da pesce e verdura. È questa l’origine del nome del piatto “tempura”,  servito in ogni ristorante giapponese.

Il tempo viene programmato e misurato dai musicisti. Lo denotano con aggettivi (ad esempio: grave, lento, largo, adagio, vivace, allegro, allegretto, mosso) che suonano strani ai profani che siano abituati a misurare le frequenze in cicli al secondo (Hertz).

Nel 2011, stranamente, il nome in codice “Tempora” è stato adottato dagli spioni britannici del GCHQ (Government Communication Head Quarters) per il loro massiccio sistema di intercettazione di comunicazioni  internet e telefoniche su  oltre 1500 cavi in fibra ottica ad alta capacità. Non sono solo esaminati i contenuti dei messaggi, ma anche i metadati: mittenti, destinatari, persone ed enti che leggono in copia. Nel 2012 queste analisi venivano svolte da 300 esperti di GCHQ  e 250 della NSA (National Security Agency  statunitense). La NSA collabora con i britannici e riesce così ad avere in modo surrettizio informazioni su cittadini americani, alle quali altrimenti la legge USA inibirebbe loro l’accesso.
Tempora è stato creato segretamente dal governo britannico con la collaborazione delle  aziende proprietarie delle grandi reti (British Telecom, Vodafone, Verizon, Global Crossing, Viatel, etc.). Queste grandi aziende sono tenute a mantenere il segreto su questa attività e pare che siano anche remunerate dal governo inglese L’obiettivo è indagare su comunicazioni eventualmente  criminali o terroristiche in entrata e in uscita dal Regno Unito. Questa attività implica la raccolta e la registrazione di comunicazioni generate anche da cittadini di altri Paesi. L’opinione pubblica tedesca ha sollevato forti obiezioni. Il Ministro Federale della Giustizia, Sabine Leutheusser Schnarrenberger, definì  questa situazione come un incubo.
Tutta la storia è stata notoriamente rivelata da  Edward Snowden, informatico ed ex agente CIA, poi impiegato della NSA, in numerose interviste. La prima fu rilasciata nel 2013 a Glenn Greenwald del Manchester Guardian, dopo di che Snowden, accusato di spionaggio, si rifugiò a Hong Kong per evitare l’estradizione verso gli USA. Si è stabilito a Mosca e continua a comunicare notizie raccolte durante la sua carriera, in particolare sul sistema americano di sorveglianza elettronica PRISM, messo in funzione dalla NSA nel 2007.  Questi fatti sono ampiamente noti: ci è stato fatto anche un film in cui appare lo stesso Snowden. 
Il 4 maggio 2016 è stato pubblicato il Regolamento dell’Unione Europea N°. 679  sulla protezione dei dati personali. Il Regno Unito potrà ignorarlo se e quando entrerà in funzione la Brexit.

martedì 26 giugno 2018

Disseminazione: TRAFFICO DI ESSERI UMANI O LIBERAZIONE – Lettera all’Economist da Roberto Vacca – inviata 26/7/2018, non pubblicata

TRAFFICO DI ESSERI UMANI O LIBERAZIONE – Lettera all’Economist  da  Roberto Vacca – inviata 26/7/2018, non pubblicata

“Eliminare il traffico di esseri umani entro il 2030” è uno degli obiettivi fissati nel Rapporto ONU 2017 sulle Migrazioni Internazionali.
Quando diminuisce il numero di migranti illegali, certi politici e giornalisti si rallegrano. Dicono: “La situazione tende a tornare alla normalità; i trafficanti sono forzati a commettere meno reati.”
Questa conclusione è inumana e insensata. Meno illegalità non è sempre un buon segno. La gente che traversa frontiere illegalmente rischia la vita. Circa il 2% muore nelle traversate del Mediterraneo. Nessuno può contare i morti nei deserti e nelle traversate tra continenti. Essi hanno già pagato anche forti somme ai trafficanti. Per accettare queste imposizioni estreme, sono stati motivati dalla tragica decisione di evitare un fato peggiore della morte. Fuggono le ingiustizie, le torture, la schiavitù, il razzismo, la povertà, la fame, Questi ultimi vengono chiamati erroneamente “migranti economici”.  Hanno investito le loro povere risorse per pagare i trafficanti.
Non possiamo pretendere di essere civilizzati, se discutiamo di illegalità (trasgressione di regole burocratiche) e ignoriamo “i diritti inalienabili alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità”
Sono varie decine di milioni i rifugiati nel mondo. Rischiano una Shoah graduale, non organizzata da un neonazismo criminale, ma risultato di avidità, fedi  o ideologie brutali. Nella II guerra mondiale gli alleati seppero dei genocidi nazisti tre anni prima della fine del conflitto. Erano già in guerra contro la Germania. Avrebbero potuto fare di più per fermare l’olocausto, ma non lo fecero. 
Oggi conosciamo le minacce che da cui fuggono i rifugiati. Le nazioni più sviluppate dovrebbero intervenire per eliminare le cause di queste tragiche migrazioni. Fermare i trafficanti rischia di infierire sulle vittime che hanno già affrontato la prima parte di un percorso verso la libertà per il quale hanno già pagato. Creare degli hotspot nel sud della Libia per fermare tutti i migranti e lasciar passare solo coloro ritenuti degni, creerebbe ulteriori ostacoli - non soluzioni.
Le nazioni più avanzate dovrebbero intervenire ed eliminare movimenti e regimi  violenti. Questi spesso ostacolano le attività di ricerca e sviluppo su cui basare imprese utili a sfruttare risorse naturali e creare localmente notevole ricchezza,

Un paio di esempi fra i tanti. Una enorme centrale idroelettrica a Inga sul fiume Congo produrrebbe energia pari a quella di  40 grandi centrali nucleari (un valore aggiunto di 150 G$ l’anno. Il canale navigabile Transaqua, 2400 km dallo Zaire al Tanganika tornerebbe a riempire il lago Chad, che sta sparendo, e aprirebbe 600 milioni di ettari all’agricoltura. La risposta non è chiudere i porti, ma ricorrere a vasti interventi di ingegneria tecno-sociale.
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I migranti arrivati in Europa sono stati  1.015.078 nel 2015, 362.753 nel 2016, 172.301 nel 2017, 45.923 nella prima metà del 2018. [Fonte: UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees).1
Human  Trafficking or  Liberation,  by Roberto Vacca, letter to The Economst, sent June 26, 2018,N not published

“Eliminate Human Trafficking by 2030” is one of the goals set in the UN International Migration Report 2017. 
When the number of illegal migrants decreases, some politicians and journalists rejoice. They say: “The situation  tends to go back to normal; traffickers in human beings are forced  to commit less crimes.”
This conclusion is  inhumane and senseless. Less illegality is not a good thing per se. The people illegally crossing borders risk their life. About 2% die in the Mediterranean crossings. No one can count the casualties in the deserts and in treks across continents. They also pay hefty sums to the traffickers. To accept these extremes they are motivated by the tragic resolve to avoid a fate worse than death. They flee from injustice, torture, slavery, oppression, cruelty, racism, poverty, hunger. The latter are even called inapproprietly  “economic migrants]. They have invested their poor resources in paying traffickers,
We cannot claim to be civilized, if we discuss illegality (transgression of bureaucratic rules) and ignore “the unalienable rights to life, liberty and pursuit of happiness”.

There are many tens of million migrants and refugees. They risk a gradual Shoah, not designed by a new criminal Nazism, but concocted by greed, brutal faiths or ideologies. In WW2 the Allies learnt of the huge Nazi  genocides in the last three years of the conflict. They were already at war against Germany. They could have done more to stop the holocaust, but did not. 
Now we know of the huge threats to entire populations. Advanced nations should intervene to eliminate the causes of tragic migrations. Trying to block traffickers  may condemn victims who have already suffered going through a first part of a liberation trail and have paid their fares. To create South  of Libya, hotspots  to stop all migrants and let trough the trickle of those deemed deserving, would produce further  obstacles – not solutions.
Advanced nations should wage war and eliminate violent groups and regimes (nationalist, racist, mystic). These often also stymie modern S&T enterprises capable of exploiting natural resources and creating ample local wealth.

Just 2 examples. Building the Grand Inga hydroelectric  power station on the river Congo would produce energy equivalent to that of 40 large nuclear power stations  [a value added of 150 G$/year].    The Transaqua navigable channel – 2,400 km  from Zaire to  Tanganika – would replenish Lake Chad (which is drying up)  and open 600 million hectares to farming .
The answer  is not closing harbors, but  recur to vast endeavors of piecemeal techno-social engineering.
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Migrants arrived in Europe were  1,015,078 in 2015, 362,753 in 2016, 172,301 in 2017, 45,923 in the first half of 2018. [Source: UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees).