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venerdì 6 marzo 2026

Disseminazioni: Orologio in versi – I – di Roberto Vacca. L’OROLOGIO, 6/3/2026

 Orologio in versi – I – di Roberto Vacca. L’OROLOGIO, 6/3/2026

Le macchine – grandi e piccole – sono apparse spesso nella letteratura in prosa e in versi.  Gabriele D’Annunzio  nel romanzo del 1910 “Forse che si forse che no” raccontò il grande amore del pilota Paolo Tarsis per la bellissima Isabella Inghirami. Lui guidava una decappottabile rossa che spingeva fino a parecchie decine di km/h - irresistibile – ma D’Annunzio non ne illustrava struttura, né meccanica.

Già nel 1909 F.T. Marinetti aveva pubblicato il manifesto del futurismo  “di ispirazione irrazionalistica, esaltante la guerra, avverso al femminismo, favorevole al disprezzo delle donne, alla velocità e alla violenza.” Cito:

“Un’automobile da corsa con il suo cofano adorno di  grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo …. un’automobile ruggente che sembra correre sulla mitraglia è più bella della Nike di Somatica.”

Anche i futuristi, dunque, si esprimevano in termini vaghi – poetici? – senza nemmeno provare a usare termini tecnici, né formule, né composizioni di leghe o grafici atti a definire progetti innovativi. Continuavano, dunque, la tradizione dei letterati che scrivevano i loro pensieri su macchine e su orologi senza analizzare come “fossero fatti dentro”. Cito ad esempio, il sonetto di Ciro da Pers (Udine – 1599-1663) sacerdote e cavaliere di Malta che passò nell’isola vari anni e partecipò a una spedizione contro i turchi.


“L’Orologio da Rote”  


Nobile ordigno di dentate rote
lacera il giorno e lo divide in ore,
ed ha scritto di fuor con fosche note
a chi legger le sa: Sempre si more.


Mentre il metallo concavo percuote,
voce funesta mi risuona al core;
né del fato spiegar meglio si puote
che con voce di bronzo il rio tenore.

Perch’io non speri mai riposo o pace,
questo, che sembra in un timpano e tromba,
mi sfida ognor contro all’età vorace.

E con que’ colpi onde ’l metal rimbomba,
affretta il corso al secolo fugace,
e perché s’apra, ognor picchia alla tomba.


Ciro  era poeta barocco e seguace del Marino. Il suo repertorio conteneva immagini cupe, compiangeva le condizioni umane e commentava la caducità della vita rattristandosi per il trascorrere  del tempo. Le sue meditazioni religiose sono spesso orientate sul tema della ineluttabilità della morte e del susseguente giudizio universale.

Vale, dunque, la pena di citare Ciro di Pers per le sue parole sugli orologi, anche se queste suonano fredde. Altrettanto  convenzionali  sono i versi che Ciro dedicò alle calamità  d’Italia,  sulle quali si rivolge a personaggi mitologici, come Apollo “temuto nume”. E, anche quando scrive di Nicea, immaginaria donna bellissima, non riesce a evocare alcun sentimento:


“   colei del cui bel ciglio altero

  Formasti l’arco a saettarmi il petto

  Tu mi perdona ed ella;

  le mie querule note

  non parleran d’amore  …”


Ciro sentiva più umano l’orologio che non Nicea.

giovedì 15 giugno 2023

Disseminazioni: Orologio binario da nerd, di Roberto Vacca – L’Orologio, 15 giugno 2023

 Orologio binario da nerd, di Roberto Vacca – L’Orologio, 15 giugno 2023

Esistono da parecchi anni orologi binari. Potremmo chiamarli “da nerd” perché chi li porta deve spiegare come funzionano e  con ciò si da’ una patente di nerd o tecnologo “nato digitale” [detto anche “geek”]  Segnano il tempo con due file di lumini o spie. 

La superiore mostra l’ora e  ne ha 4 che, a partire  da sinistra  corrispondono ai valori   8   4  2  1.  Segnano dunque le ore da  0  a 12  con le configurazioni seguenti – ove la spia accesa è indicata con 1, spenta con 0


 0 0 0 0 0

 1 0 0 0 1

 2 0 0 1 0

 3 0 0 1 1

 4 0 1 0 0

 5 0 1 0 1

 6 0 1 1 0

 7 0 1 1 1

 8 1 0 0 0

 9 1 0 0 1

10 1 0 1 0

11 1 0 1 1 

12 1 1 0 0


La fila inferiore di spie mostra i minuti e ne ha 6  che corrispondono partendo da sinistra ai valori:    32 16 8 4 2 1. Se sono tutte spente indicano il minuto zero. Indicano  il minuto  59 con la configurazione: 1   1   1   0   1   1   [32 + 16 + 8 + 2 +1].  Per utilizzarlo è ovviamente necessario imparare a leggere i numeri in base 2 e a tradurli in base 10.  Se leggiamo l’ora e il display mostra;


1 0 0 1

1 0 1 1 0 1


Sarà normale che  mormoriamo “nove – quarantacinque”  e che diciamo a chi ci ha chiesto l’ora:

“Sono le nove e tre quarti,”

La figura  che segue mostra  un esemplare di orologio binario prodotto nel 2002  da Philippe Stern e Florian Schatz a Kiel (Germania), che pesa 128 grammi ed è garantito impermeabile fino alla profondità di 10 metri.

Si chiama “The one men binary time” e costa circa 140 Euro. I fabbricanti promettono di versare una commissione del 16% a chi procuri nuovi clienti. Vendono anche  giochi elettronici, gadget ornamentali e T-shirt la scritta:


 get Digital

    FAIR GEEKWEAR


che dovrebbe convincere chi la legge a pensare  digitale non solo per leggere quegli orologi, ma anche in altri contesti.

Sembra   improbabile che questo modo di segnare l’ora incontri il favore del pubblico. Ho raccontato la storia al Prof. Raffaele Esposito, esperto in teoria dell’informazione che mi ha risposto:

“L’oggetto appartiene alla categoria NNF cioè No Need Felt – “Non se ne sente  il bisogno.”







sabato 18 dicembre 2021

Disseminazioni: 2056: nuova società digitale – complessa, informata, positiva, CLASS - 18 Dicembre 2021. Di Roberto Vacca

2056: nuova società digitale – complessa, informata, positiva,   CLASS - 18 Dicembre 2021.

Di Roberto Vacca


Oggi 7 Dicembre 2056 sono tornato al lavoro: integrare dati, pianificare, organizzare, controllare. Questi 30 giorni di vacanza mi hanno fatto bene. La vita nella Riserva è lenta: un tuffo all’indietro di mezzo secolo. I tre milioni di abitanti – i Semplici – stanno bene. Vivono all’antica, ma hanno auto, telefoni, televisione e antichi computer stand alone. La Riserva è popolata poco densamente, tranquilla, senza novità. Non fanno previsioni. Coltivano la terra e producono oggetti anche a mano. Risolvono con fatica problemi semplici. Sanno poco. Non sfruttano strumenti moderni, né reti telematiche. Si curano con mezzi antiquati e in media vivono solo  80 anni. Amano il loro ambiente protetto da noi. Non fanno ragionamenti complessi. Fra loro ci sono bravi artisti: ho anche comprato quadri e sculture. Non ci invidiano e ci chiamano “cervelloni”. Alcuni di noi - Normali - li chiamano “bisnonni”.

Ora sono tornato nelle vaste aree del mondo Normale. Usiamo tecnologie avanzate con alti rendimenti. Minimizziamo l’impiego di materiali. Ciascuno di noi ha un suo Polo personale connesso al  sistema telematico (milioni di volte più potente e veloce del vecchio Internet) che copre il globo e permette a ogni utente di scambiare parole, immagini, dati, voce, musica con chiunque altro e con i Centri Intelligenti. Accediamo a tutta la conoscenza accumulata nella storia e aggiornata continuamente da sistemi automatici e dai Grandi Maestri. Seguiamo programmi interattivi di intrattenimento e di insegnamento e corsi di scienza, arte, storia, tecnologia, psicologia, letteratura. I Centri Intelligenti assicurano  anche l’assistenza sanitaria. Diagnosticano le malattie, prescrivono le cure e, se necessario, organizzano interventi di medici e paramedici umani. Stiamo in buona forma e viviamo in media fino a 95 anni.

Molti di noi usano un Memento, un robot personale conversazionale che conserva idee e conoscenze private – la propria storia. Alcuni di noi considerano il Memento come un amico virtuale e perfino come uno psicoterapeuta. Ci parlano tanto a lungo e in modi così distorti che per loro è come una droga. Queste deviazioni inebrianti sono rare e scoraggiate. Sono tenute nascoste dagli ingenui che cadono in questi eccessi.

Ora il Polo nella mia stanza,  crea immagini in 3D dei membri del mio gruppo che lavorano nelle loro case – vicine o in altri continenti. Sono in piccola scala. Quando uno  parla, l’immagine ingrandisce, così apprezzo l’espressione del volto. Parliamo chinglish, cinese, cinitaliano. Ci scambiamo testi, basi dati, formule, diagrammi. 

Ora seguiamo (e ottimizziamo) le procedure della rete interconnessa dell’energia mondiale gestita dal software della Grande Rete. Valutiamo i rendimenti. Decidiamo modifiche e innovazioni. L’energia è prodotta da eolico, idroelettrico, geotermico, maree, nucleare [piccole centrali sicure], termoelettrico gas e carbone. L’anidride carbonica prodotta viene scissa di nuovo in carbonio e ossigeno e in parte compressa e portata alle serre iperproduttive che producono alimenti per tutto il mondo. Non ci sono più esseri umani che soffrano la fame.

La Grande Rete contiene database con dati aggiornati di continuo su tutti i valori delle variabili, oltre che per l’energia, per trasporti, comunicazioni, commercio, miniere, stato delle popolazioni [concentrazioni, salute, attività]


Nel 2056 la famiglia, base della società, è un gruppo di persone in simbiosi con lo stesso supercomputer. Non sono significativi i vincoli di sangue, non ci sono rapporti gerarchici. Il loro numero è arbitrario e la distribuzione fra i sessi è casuale. I rapporti sessuali sono  altrettanto frequenti fra membri di una stessa famiglia e di famiglie diverse. Tutti i membri di una famiglia si considerano figli del computer. I bambini sono allevati da tutti, ma il computer svolge parte essenziale della loro educazione.

Il supercomputer registra in memoria: informazioni scientifiche e testi letterari, storia, tradizioni e aneddoti familiari, contabilità del patrimonio familiare e dati che i familiari gli affidano. È biblioteca, libro di testo, libro dei conti, consigliere e guida. Comunica con testi su carta o schermo e anche con le voci dei membri presenti e passati. Ha una personalità composta da quelle dei figli vivi e morti. 

Alcune famiglie hanno orientamento scientifico, altre letterario. Altre esercitano attività commerciali, tecniche o manifatturiere. Le società industriali e commerciali non esistono più. Ogni struttura economica è una famiglia. Alcune famiglie, che producono automobili, aeroplani o computer hanno migliaia di figli. Fra loro non ci sono lotte di classe, né di potere. La società è stabile. Non esistono più razze umane diverse. La facilità delle migrazioni ha favorito la miscegenazione: le caratteristiche somatiche degli esseri umani in tutto il mondo sono uniformi. L'economia non ha più cicli di variazione. Le aziende familiari sono stabili,  il tenore di vita è alto. Facciamo ricerca. Continuiamo a migliorare.

mercoledì 19 maggio 2021

Disseminazioni: Orologi ad acqua antichi e meno antichi, di Roberto Vacca, L’OROLOGIO, 19/5/2021

 Orologi ad acqua antichi e meno antichi, di Roberto Vacca,  L’OROLOGIO,    19/5/2021

Ctesibio, ingegnere in Alessandria 22 secoli fa, capì che è costante il flusso d’acqua fuori da un recipiente che abbia un foro sulla parete vicina al fondo, se il livello superiore del liquido è costante. Lo è se si pratica un altro foro (“troppo-pieno”) all’altezza del livello costante e si porta al recipiente più acqua di quanta ne esca. Se versiamo quel flusso costante di acqua in un secondo recipiente di sezione nota, il livello raggiunto dal fluido a partire da un istante in cui il recipiente era vuoto, misura il tempo trascorso da quell’inizio. Inseriamo nel secondo recipiente un galleggiante su cui c’è un indicatore a freccia: questo segna le ore della giornata su una scala graduata. 

Una dozzina di anni fa su queste pagine ricalcolai le dimensioni del suo orologio, che era utile anticamente, quando nessuno avrebbe potuto studiare i tempi brevissimi che sono rilevanti nei fenomeni ad alta velocità. Questi si diffusero coi proiettili delle armi da fuoco. Nel 1537 Niccolò Tartaglia individuò in 45° l’angolo di alzo di un cannone per avere la gittata massima. Cento  anni dopo, Galileo Galilei con calcoli rigorosi confermò quel risultato e disegnò le parabole descritte dai proiettili, preparando il terreno  per Isaac Newton.

Galilei fece ben di più. Da giovane aveva capito la legge del moto dei pendoli osservando le lente oscillazioni dei lampadari del Duomo di Pisa. Aveva misurato i tempi contando il proprio battito cardiaco. Anni dopo affrontò il problema della caduta di oggetti pesanti. Dimostrò che una sfera di piombo di 10 libbre e una da una libbra impiegavano lo stesso tempo a cadere dai 57 metri di altezza della Torre di Pisa. Ci  mettevano 3,4 secondi [e raggiungevano la velocità di 1.20 km/h].  Non poteva misurare quel tempo di caduta: riuscì allora a rallentare il fenomeno facendo rotolare una palla di bronzo su di un piano inclinato. Per  confrontare i tempi in cui la sue sfere percorrevano spazi successivi lungo il “canaletto” inclinato, ideò e costruì nel 1638 un orologio ad acqua molto accurato. Seguì il metodo greco antico per garantire che fosse costante la portata di “un sottil filo di acqua che si andava ricevendo con un picciol bicchiere per tutto il tempo che la palla scendeva nel canale: le particelle poi dell’acqua in tal guisa raccolte si andavano di volta in volta con esattissima bilancia pesando dandoci le differenze e proporzioni dei pesi loro le differenze e proporzioni dei tempi: e questo  con tal giustezza che tali operazioni molte e molte volte replicate giammai non differivano di un notabil momento.”


Galileo apriva il flusso dell’acqua al bicchiere nell’istante in cui la palla iniziava il suo moto; installò campanelline in corrispondenza del punto terminale di segmenti successivi del percorso della sfera. Al suono di una campanellina, lo sperimentatore interrompeva il flusso dell’acqua al bicchiere – e il peso dell’acqua contenutavi misurava il tempo trascorso.

Detta L la lunghezza del primo segmento e T il tempo impiegato a percorrerlo, Galileo constatò che il tempo necessario a percorrere un segmento lungo 2L era 4T, un segmento 3L era 9T e in generale un segmento  iL dall’origine era percorso in un tempo    i2 T :  in un moto ad accelerazione costante gli spazi percorsi sono proporzionali ai quadrati dei tempi.

Nel 1972 lo storico della scienza canadese Stillman Drake, ricostruì l’orologio ad acqua di Galileo e ne controllò l’accuratezza misurando i tempi con un pendolo.

Nel 2019 alcune studentesse del Liceo Linguistico “C. Tenca” di Milano, collaborarono con la Prof. Laura Capocelli e costruirono un’altra copia dell’orologio ad acqua e del piano inclinato di Galilei per partecipare al concorso ScienzAFirenze al quale ottennero una menzione onorevole. La loro relazione finale si trova su: www/ilsussidiario.net/news/scanscuola-tic-tac-tic-tac- all’inseguimento-della-palla-sfuggente/1899462.

 Confrontarono i tempi misurati con l’orologio di Galilei con quelli dati dal cronometro di uno smartphone e analizzarono il video dell’esperimento con il programma Tracker.

La discrepanza fra  le misure del cronometro e quelle dell’orologio ad acqua erano dell’ordine di un decimo di secondo. La bilancia di Galileo era davvero esattissima.


sabato 21 novembre 2020

Disseminazioni: La ricostruzione, vista nel 1920 e nel 2020, di Roberto Vacca, Class 21/11/2020

La ricostruzione, vista nel 1920 e nel 2020, di Roberto Vacca, Class 21/11/2020

“Da noi può accadere che posti di responsabilità nel governo siano assegnati, per ragioni così dette politiche, a persone che sanno bene di non avere alcuna idea di quali siano i loro compiti. E questo mentre il Paese sta incespicando sull’orlo del precipizio... Può accadere che un intervento straniero mandi tutto per aria. Non dipende da noi. Può accadere che i nostri creditori ci costringano al fallimento in base  al nostro  smisurato debito pubblico. Può accadere che gli estremisti  di destra instaurino una dittatura. Dal popolo non possiamo attenderci niente. Non abbiamo imparato niente, nemmeno dalla guerra. Non abbiamo volontà e non sappiamo giudicare.”


Non ci sorprenderebbe leggere il testo che precede in un giornale italiano di oggi. Invece è tratto da un libretto di 100 anni fa: “Che cosa succederà” [Was wird werden, G. Fisher Verlag, Berlino, 1920] di  Walther Rathenau.

Rathenau (1867-1922) era un ingegnere tedesco; durante la I Guerra Mondiale dirigeva l’organizzazione per gli approvvigionamenti militari; dal 1915 Presidente della General Electric tedesca [AEG, Allgemeine Elektricitäts Gesellschaft]; dopo la guerra tra i fondatori del Partito Democratico; nel 1921 Ministro per la Ricostruzione; nel 1922 Ministro degli Esteri.

Nel libro citato propose sane politiche di innovazione industriale e di riforma del diritto penale. Non si attendeva di essere ascoltato. Concluse quel suo libro con la sentenza:


“La Germania è cieca.”


Non previde l’enorme, disastrosa inflazione del marco degli anni seguenti, Era a favore di una politica rispettosa del trattato di Versailles e della cooperazione internazionale. Nell’Aprile 1922 firmò con l’Unione Sovietica il trattato di Rapallo che annullava ogni riparazione e indennizzo fra Russia e Germania. Le sue posizioni moderate erano invise alla destra estrema. Fu assassinato il 24 Giugno 1922 da due ex-ufficiali aderenti ai FreiKorps -  Corpi della Libertà - precursori del nazismo. 


Nel 2020, si parla di ricostruzione dopo la crisi socio-economica mondiale provocata dall’epidemia del  Covid-19, che si aggrava specialmente nelle Americhe e che pare stia recedendo in Italia dopo aver causato circa 35.000 decessi. Sarebbe azzardata una similitudine  con la ricostruzione  tedesca di un secolo fa, che dopo due decenni condusse ai disastri del nazismo. Però leggere scritti di oggi suggerisce di echeggiare Rathenau con:


“L’Italia è cieca.”


Politologi, economisti, accademici, ricercatori italiani [ma anche stranieri] non avanzano analisi convincenti e documentate, né proposte concrete e credibili. 

Alcuni temi  sembrano condivisi in vari paesi. Se ne scrive in modo astratto, fornendo  pochi dati quantitativi e proponendo visioni poco convincenti. 

La ripresa – o ricostruzione -  dipenderà da molti fattori. Fra questi: le politiche socio-economiche nazionali e internazionali; la preminenza delle economie maggiori nel pilotare la globalizzazione (o la sua frenata) e le catene di produzione e distribuzione delle risorse. È, quindi, più arduo del solito prevedere i valori globali, continentali e nazionali di Prodotto Interno Lordo (PIL), disoccupazione e inflazione.

Nel 2019 i 10 Paesi della Comunità Europea: Belgio, Danimarca, Germania, Irlanda, Francia, Olanda, Austria, Finlandia, Svezia, Regno Unito - avevano un PIL pro capite annuo medio di 40,9 k€ e un tasso di disoccupazione del 5,2%. I 7 Paesi: Bulgaria, Grecia, Spagna, Italia, Portogallo, Romania, Slovacchia - avevano un PIL procapite di 17,22 k€ e una disoccupazione dell’8,9 %.

Gli investimenti in ricerca e sviluppo delle imprese private nel primo gruppo di 10 nazioni, erano 2,43  volte più alti di quelli provenienti dagli enti pubblici. Il 49% della popolazione in quei Paesi aveva conseguito un livello di educazione terziaria. Nel secondo gruppo di 7 nazioni, i privati investivano in ricerca e sviluppo solo il 30%  più del pubblico e l’educazione terziaria era conseguita dal 36% della popolazione [in Italia solo il 27,7%].

Nelle nazioni svantaggiate, dunque, gli imprenditori devono innovare il doppio di quanto hanno fatto finora e le scuole avanzate devono essere rafforzate e e diplomare il 50% in più di studenti. Solo così si potrà conseguire la ripresa.

Ovviamente dovremo anche evitare ogni  dittatura.

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I dati sono tratti da Innovation Scoreboard 2020  della  Commissione  Europea.

 

sabato 17 ottobre 2020

Disseminazioni: Previsioni – Qualità e strumenti 17/10/2020 – Roberto Vacca - CLASS

 Previsioni – Qualità e strumenti  17/10/2020 – Roberto Vacca - CLASS

Nel 1970 un’oncia d’oro [28,349 grammi] si comprava a 35 $: lo stesso prezzo del 1938. In quei 32  anni il dollaro si era svalutato di due o tre volte. Vari segni suggerivano a breve termine un’ulteriore inflazione. Alcuni di noi decisero di comprare sterline d’oro – a 5000 lire l’una: decisione intuitiva [che mi parve ovvia]. Negli anni seguenti quel valore crebbe decine di volte. Altalenò negli anni seguenti - mentre scrivo nel 2020, l


a sterlina d’oro sta a 400 Euro.

Che gli eventi storici tendano a ripetersi in modo ciclico, lo aveva asserito 3 secoli fa Giambattista Vico. Però i princìpi della sua Scienza Nuova non hanno aiutato pensatori e storici a formulare previsioni corrette di eventi rilevanti.

Nel 1970 J.W. Forrester (che all’MIT aveva realizzato memorie veloci di computer basate su matrici di nuclei magnetici) programmò su computer (Limiti dello Sviluppo - Club di Roma, 1971) un modello matematico empirico. Con 150 equazioni alle differenze finite mirava a calcolare per la Terra i valori futuri di popolazione, investimenti, agricoltura, minerali, industria, qualità della vita. Concluse che entro pochi decenni il mondo avrebbe subìto carestie ed esaurimento di petrolio, gas e metalli e si sarebbe accorciata la vita umana per l'inquinamento. Necessario, quindi, limitare la popolazione, evitare sprechi, riciclare. I fatti dimostrarono che quelle proiezioni erano ingenue e fallaci.

Nel 1970 anche Andrej Amalrik chiese: l’Unione Sovietica sopravvivrà fino al 1984?. Sopravvisse fino al 1991. Nel mio romanzo La Suprema Pokazukha (1980) immaginavo l’imminente fine dell’URSS (dovuta a una rivoluzione democratica scatenata su Internet). L’intuito dei narratori funziona, dunque, meglio delle equazioni differenziali? Difficile crederlo.

Taluno sostiene che le bolle di ipersviluppo e la crisi economica iniziata nel 2007 non fossero prevedibili. In effetti non sono state previste da analisti e certe agenzie di rating  che non guardavano i fatti: sopravvalutavano (coi loro AAA) la prosperità di aziende e Paesi che erano, invece, sull’orlo del fallimento. Sopravvalutavano anche i derivati di più generazioni [1] e le obbligazioni di debito garantite da fragili mutui immobiliari [CDO – Collateralized Debt Obligations]. L’entità e la probabilità dei rischi connessi alla bolla dei mutui erano enormi. Erano stati descritti chiaramente da R. Shiller (nel suo libro Irrational Exuberance) nel 2000, da D. Baker nel 2002 e dal Premio Nobel P. Krugman nell’Agosto 2005. Krugman commentò poi che quella crisi non era un “Cigno Nero” [cioè un disastro enorme estremamente improbabile – termine introdotto da N.N. Taleb], ma “un elefante in mezzo alla stanza”. Conviene, dunque, seguire in Rete i dati raccolti e le opinioni di autori, che si aggiornano e ragionano bene. Non sono i soli, ma – come sempre – anche i loro scritti vanno letti criticamente. L’errore è sempre in agguato ed è giusto discutere su eventi e tendenze future. Io  ho imparato e continuo a imparare molto da quanto scrive Krugman. Però disapprovo la sua convinzione che il riscaldamento globale del nostro pianeta sia causato dal fatto che bruciamo idrocarburi e carboni fossili e da altre attività umane. Mi convincono di più M. Milankovitch, H. Svensmark e altri bravi fisici dell’atmosfera contemporanei.

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[1] Secondo Warren Buffett  i derivati sono “armi finanziarie di distruzione di massa” e molti di essi sono i risultati di frodi su scala gigantesca.

Non abbiamo modi per prevedere con sicurezza l’avvenire. Continuiamo a provarci in modi razionali e non ci impressioniamo se qualcuno di noi riesce a immaginarlo: ogni tanto succede. Swift descrisse bene i due satelliti di Marte un secolo e mezzo prima che Hall li osservasse


mercoledì 4 marzo 2020

Disseminazioni: TIME WARP – Il tempo ritorto – di Roberto Vacca, L’OROLOGIO, 4/3/2020

TIME WARP – Il tempo ritorto – di  Roberto Vacca, L’OROLOGIO, 4/3/2020

Circa  600 anni fa in Inghilterra si cominciò a usare il verbo “to warp” nel senso di “torcere fino a deformare”.  La radice è la stessa del tedesco “werfen” = gettare. Pare che il significato della parola implicasse l’idea di rotare (torcere) il braccio per poi lasciar andare un oggetto e lanciarlo. Ho cercato altri contesti in cui appare, partendo da quelli connessi col tempo. Ecco quel che ho trovato.
La parola inglese “warp” indica l’ordito – l’insieme dei fili predisposti verticalmente in un telaio per poi essere intrecciati con il filo orizzontale della trama (in inglese: “woof” o “weft”) a formare un tessuto. 
Parecchi decenni fa Isaac Asimov e altri scrittori di fantascienza cominciarono a usare l’espressione “timewarp” per indicare un salto nel tempo passato o futuro di ore, anni o secoli. L’idea dei viaggi nel tempo aveva ispirato H.G. Wells a scrivere il romanzo “La Macchina del Tempo” (1895). Ebbe molti epigoni: uno dei migliori era John Wyndham. Il tema fu ripreso dalle serie televisive  Star Trek  in numerosi episodi e stagioni, in cui i personaggi oltre a viaggiare nel tempo esploravano mondi lontani migliaia di anni-luce.
Nel musical Rocky Horror Shoe (1973) i personaggi ballano un loro time warp e prediligono travestimenti e trans-sessualità.
Time Warp ha dato il nome anche a un festival di musica elettronica e ballo che si tiene annualmente a Mannheim dal 1994. È un rave party molto  frequentato che si svolge in un gigantesco capannone industriale abbandonato. I raver fanno spesso uso di ecstasy. Chiamano  timewarp anche il loro ballo: un salto a sinistra, un passo a destra, mani sui fianchi, ginocchi èpiegati, spinta pelvica, un giro su se stessi, salto avanti e indietro, ancheggiamento.
Si  chiama Timewarp anche un software per la realtà virtuale che serve a ridurre la latenza delle immagini quando l’utente ruota la testa. Il software modifica la geometria dell’immagine nella direzione della rotazione in corso e riproietta la frame già usata prima di inviarla al visore della cuffia. Così la transizione delle immagini è priva della discontinuità detta “judder” (sussulto) – termine che viene usato anche per descrivere vibrazioni indesiderate di strutture meccaniche.
Warpdrive è un sistema di propulsione descritto in libri di fantascienza, capace di accelerare particelle fino a velocità maggiore di quella della luce – una impossibilità secondo la teoria della relatività di Einstein. “Warpdrive” è stato tradotto poco felicemente da alcuni con “motore a curvatura”!
Il termine, però, è usato anche nella tecnologia digitale  corrente per indicare unità di memoria digitale allo stato solido – pennette leggere, resistentissime, impermeabili, che si connettono con USB a telefoni, personal computer, tablet, macchine fotografiche, telecamere. Hanno capacità di molti TeraByte e velocità fino a 1 GigaByte al secondo.
“Warp” si usa anche in marineria per indicare in vari contesti rotte o traiettorie curve. “Warping” [in italiano ”tonneggiamento”] era la manovra chde si usava per muovere  un’imbarcazione a vela in assenza totale di vento. Consisteva nel tirare a bordo un cavo connesso alla terraferma a una boa o a un’ancora previamente lanciata e solidale con il fondo.
Come accade sempre più frequentemente con neologismi tecnologici, anche nel caso di “timewarp” e di ”warpdrive” la fortuna dell’espressione ha avuto per conseguenza che venga adoperata per riferirsi a oggetti o a processi del tutto diversi gli uni dagli altri. Per fortuna informatici, appassionati di fantascienza, navigatori coltivano campi di interesse  distinti, per cui è improbabile che si generino confusioni e malintesi. 
Altra parola  inglese usata spesso in modo inappropriato, è “smart”. Con gli smartphone  possiamo eseguire rapidamente operazioni e ricerche molto utili, però riceviamo anche messaggi fuorvianti, banali, offensivi. Definire smart una città, un’azienda, uno strumento, una procedura non ne dimostra certo a l’“intelligenza”.

Queste  considerazioni linguistiche  e semantiche dovrebbero indurci a evitare l’adozione di termini brevi, in genere inglesi, per designare tanti significati diversi. È inevitabile inventare neologismi quando trattiamo  oggetti, sostanze  o processi che prima non esistevano. È meglio, però, esercitare la fantasia e individuare parole ancora mai usate, formulare definizioni chiare – e ricordarle spesso al pubblico.

martedì 5 settembre 2017

Disseminazione: “HOMO SAPIENS e MACHINA SAPIENS – Speranze Timori Opportunità” – Convegno alla Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, 5 settembre 2017 - Contributo di Roberto Vacca

“HOMO SAPIENS e MACHINA SAPIENS – Speranze Timori Opportunità” –  
Convegno alla  Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede,
5 settembre 2017 - Contributo  di  Roberto Vacca  





La definizione tassonomica “homo sapiens” è rozza. Implica note caratteristiche biologiche, linguaggio articolato, capacità mentali, abilità manuali e iconiche. Negli ultimi 10 millenni umani hanno acquisito scrittura, uso di simboli, capacità predittive, comprensione di processi fisici, abilità artistiche. In questa ascesa hanno raggiunto livelli molto diversi – ardui da definire. Manifesta intelligenza superiore chi sa risolvere problemi più difficili. 
Definire l’intelligenza è arduo. È fatta di memoria, intuizione, capacità logica, abilità di effettuare stime, misure, congetture e previsioni, riconoscimento di configurazioni, destrezza manuale.
È ancora più arduo misurare l’intelligenza. Sono diffusi metodi empirici noti. È ragionevole pensare che sia distribuita secondo la curva a campana di Gauss. I livelli di intelligenza differiscono marcatamente. Non è giusto usare lo stesso aggettivo “sapiens” per cacciatori-raccoglitori, artigiani, tecnici, insegnanti, letterati (che certo risolvono problemi logici, logistici, matematici, organizzativi, finanziari) e per i geni sommi. Euclide, Aristotele, Archimede, Newton, Leibniz,  Einstein, Planck, Heisenberg, etc. hanno formulato congetture ardite, poi dimostrate, e hanno inventato potentissimi strumenti di indagine matematica e fisica.  La difformità dei loro intelletti da quelli anche più elevati che osserviamo, suggerisce che sia dovuta a mutazioni genetiche. Però la preponderanza del nostro cervello (con centinaia di miliardi di neuroni e milioni di miliardi di sinapsi plasticissime) sul DNA indica che le nostre doti (intelligenza, carattere, laboriosità) dipendono forse dall'ambiente e dall'esperienza  più che dai geni. Gli effetti cumulativi di esperienze favorevoli dalla più tenera età finora non osservati, né registrati –sarebbero ardui da osservare e interpretare nei loro effetti edificanti.

I computer venivano chiamati popolarmente "cervelli elettronici", quando si cominciarono a usare a metà del secolo XX per risolvere problemi matematici e trattare grandi quantità di dati. Queste macchine eseguono anche operazioni logiche e, sebbene non siamo in grado di definire l'intelligenza umana  si pensò alla possibilità di realizzare sistemi elettronici che si comportassero in modo intelligente e comprendessero i linguaggi umani e automi (intelligenti quanto certi animali) che eseguissero gli ordini da noi impartiti. Secondo i sostenitori della intelligenza artificiale "forte", avremo creato una macchina intelligente, se questa passerà il test di Turing (1) - cioè comunicherà con umani i quali non sapranno dire se sull'altro terminale c'è una persona o un computer. L'intelligenza artificiale "debole", invece, mira a realizzare modelli su computer per studiare la mente umana come altri modelli studiano tempo atmosferico, economia o biologia molecolare. Sono in certo senso intelligenti anche gli scanner OCR (che riconoscono otticamente caratteri a stampa e li codificano in forma adatta a immetterli nella memoria di un computer). L'intelligenza artificiale trova applicazioni nei robot industriali, applicati nell'industria. Alcuni studiosi mirano a realizzare meccanismi che copiano quelli della nostra mente, altri mirano a emulare le prestazioni umane usando processi del tutto diversi. Alcuni sostengono che manifestano intelligenza:
  • i computer che gestiscono il funzionamento  di grandi strutture tecnologiche (fabbriche, centrali energetiche, raffinerie, etc.)
  • i computer impiegati da istituti finanziari per decidere di comprare o vendere azioni nelle borse (ma più di una volta un crollo della Borsa di New York fu attribuito alle reazioni programmate male di queste macchine)
  • i sistemi esperti usati da medici per diagnosi e da chimici per analisi strutturali
  • i sistemi di controllo e guida militari per interpretare immagini riprese da aerei e per attaccare i bersagli individuati.

Comportamenti umani intelligenti: calcolati o preregistrati?
Uomini e animali compiono agevolmente azioni difficili o impossibili da realizzare on un computer, come interpretare dati visivi in un ambiente mutevole all'aria aperta. La psicologia sperimentale spiega che gli esseri umani, quando imparano un nuovo compito, usano molto il sistema nervoso centrale. Esitano, ragionano su ogni passo e raggiungono il risultato in piena coscienza. Se questo tipo di processo fosse in atto anche dopo aver avuto molta esperienza, i nostri cervelli sarebbero occupati di continuo per tenerci in equilibrio o eseguire azioni banali. Invece agiamo in modo automatico mentre pensiamo ad altro. Guidando l'auto, prima diamo un calcio al freno e poi riflettiamo a perchè lo abbiamo fatto
Dunque non ricalcoliamo ogni volta la soluzione di molti problemi di comportamento, ma la troviamo registrata in memoria (vedi l'automatismo con 
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(1) Alan Turing, matematico inglese. Nel 1935 inventò una ideale macchina informatica (dotata di un nastro e capace di muoverlo nei 2 sensi, leggere le cifre 1 o 0 registrate su di esso e registrarne o cancellarne altre sullo stesso nastro). Durante la II Guerra Mondiale collaborò a decifrare i messaggi che i tedeschi crittografavano con la famosa macchina Enigma
cui usiamo la tavola pitagorica). Succede lo stesso quando riconosciamo configurazioni e immagini. Anche nelle macchine intelligenti dovremo usare questo sistema di preregistrare molte soluzioni, mirando all'equilibrio fra capacità di calcolo e di memoria.

Intelligenza e intuizione
Taluno nega la possibilità dell'intelligenza artificiale perchè l'intelligenza è fatta anche di intuizione, facoltà che salta i passi strettamente logici. È fatta anche della capacità di formulare congetture, alcune delle quali vengono poi confermate. Quindi i computer che usano i metodi della logica formale non potrebbero emulare l'intelligenza umana. A questo punto di vista ci sono due obiezioni.
La prima: l'intuizione è un modo per saltare alle conclusioni, che poi devono essere confrontate logicamente con la realtà e con gli assiomi da cui si parte. Ora un computer può essere programmato per saltare alle conclusioni, ad esempio scegliendo direzioni di elaborazione casuali. Poi controllerà le conclusioni con metodi logici, comportandosi come un essere umano.
La seconda contro-obiezione è più complicata. I computer usano normalmente la logica classica coi 2 valori Vero/Falso. Però possono essere programmati in modo da usare altre logiche con 3 o 4 o infiniti valori di verità che sfuma gradatamente nella falsità (come la probabilità che va dal certo all'impossibile). Dunque ai computer può non mancare la flessibilità fuori dagli schemi "tutto o niente".
L'intelligenza, dunque, è globale: non è fatta solo di manipolare simboli e risolvere problemi logico-matematici, ma di accettare segnali dal mondo esterno, misurandoli e producendo reazioni costruttive. Per risolvere problemi che non siano già previsti in un manuale, occorre che i computer diventino capaci di imparare dall'esperienza, seguendo cammini ancora non segnati e innovando. In certa misura questi risultati sono stati ottenuti con le reti neurali.

E se una macchina fornisce una soluzione che ci sembra assurda?
Possiamo immaginare che una soluzione a un problema nuovo e complesso proposta da un computer intelligente ci sembri intuitivamente assurda, cioè sia controintuitiva. Allora la macchina dovrebbe spiegarci perchè la ritiene giusta. Una situazione simile si verifica con programmi di computer che risolvono certi finali di scacchi. In certe situazioni è ben noto che uno dei giocatori può dare scacco matto in alcune decine di mosse. Questi programmi, in effetti, non contengono alcuna intelligenza: i pezzi rimasti in scacchiera sono pochi, quindi qualcuno ha già elencato tutte le possibili sequenze di mosse da ogni posizione e, da ciascuna, il computer consulta una tabella e suggerisce la mossa giusta che condurrà alla vittoria. Se uno chiede al computer: "Perchè è questa la mossa migliore?" la macchina può solo rispondere: "Perchè lo dice la tabella che mi è stata data."
La risposta è soddisfacente, se tutta la tabella è stata controllata accuratamente. Però, quando si tratta di programmi più complessi scritti per risolvere problemi innovativi in situazioni caratterizzate da incertezza, la macchina non potrebbe dare una risposta così definita. Se la soluzione trovata appare controintuitiva anche a un operatore esperto, il programma del computer dovrebbe fornire una spiegazione esplicita. Situazioni di questo tipo si possono incontrare quando si usano sistemi esperti.
Sono stati prodotti sistemi esperti per:

  • aiutare i chimici a determinare la struttura di molecole grandi e complesse (DENDRAL)
  • assistere i medici nella diagnosi di malattie infettive e nella scelta di antibiotici per curarle (MYCIN)
  • fornire ad avvocati informazioni sui precedenti dei loro casi e possibilmente previsioni sui probabili verdetti di un tribunale
  • fornire ai tecnici addetti alla manutenzione di grandi e complessi sistemi tecnologici (raffinerie, impianti chimici, centrali elettro-nucleari) dati sull'andamento e sui rendimenti dei processi e indicazioni sulle procedure da iniziare in caso di guasti o emergenze.

I sistemi esperti incorporano regole. L'applicabilità di ogni regola si determina mediante una sequenza di domande rivolte all'utente dal sistema in modo che dalla risposte possa caratterizzare il problema. Il sistema propone una possibile soluzione e fornisce a richiesta una spiegazione delle motivazioni di quella scelta. Illustra le regole che ha applicato e spiega perché fossero da ritenere valide in base alle informazioni disponibili. Non si tratta perciò semplicemente di consultare una tabella. 

I tre aspetti più interessanti dei sistemi esperti sono:
1. L'uso di un sistema esperto per l'addestramento di persone umane
2. L'aiuto che può essere dato a operatori umani per risolvere problemi non standard in condizioni di incertezza
3. La probabilità che future ricerche nel campo permettano di raggiungere una migliore comprensione concettuale e pratica delle interazioni uomo-macchina che costituiscono un elemento essenziale per la realizzazione di un sistema integrato di intelligenza artificiale.

Le soluzioni innovative nel campo dell'intelligenza artificiale non possono essere costruite, nè giudicate nel vuoto. Dovrebbero essere associate con strutture che tengano conto anche delle caratteristiche delle persone e dell'ambiente in connessione con i quali devono funzionare. Le macchine dovrebbero presentare dati di partenza e risultati ottenuti in forma adatta a essere compresa dagli operatori umani: se questi non sono stati addestrati adeguatamente, o non hanno istruzione sufficiente, si potranno verificare malintesi con gravi conseguenze.
Sondaggi noti hanno dimostrato che la grande maggioranza della popolazione anche nei Paesi più  prosperi è ancora a livelli di cultura infimi. Ha idee errate e vaghe sui processi della natura e ignora strumenti e procedure  di indagine e di elaborazione sviluppate da secoli o millenni. Impegno, risorse e sperimentazione dovrebbero essere dunque dedicati a innalzare la cultura e a coltivare l’intelligenza “naturale”  umana in misura maggiore di quella investita in ricerche sulla intelligenza artificiale. Le macchine intelligenti non serviranno a niente, se saranno usate da persone incolte o semideficienti.

Considerazioni etiche
Quando il mondo era semplice, bastavano regole semplici per comportarsi bene: non rubare, non uccidere, non mentire, etc. In un mondo complesso come quello attuale certe azioni hanno conseguenze che si manifesteranno in contesti vastissimi anche a distanza notevole di tempo e che sono difficili da prevedere. Accadono di continuo eventi che modificano il mondo ed è in esso che si svilupperanno le conseguenze delle nostre azioni. Per comportarci in modo adeguato dovremmo saper prevedere l’avvenire o almeno conoscere i modi in cui tentare di anticiparlo. Un endecalogo ragionevole è:
  1. Cerca di prevedere tutti gli effetti di ogni tua azione e scegli azioni che ne abbiano di positivi
  2. Nei casi difficili chiedi consiglio a esperti
  3. Decidi rapidamente:  l'ottimo è spesso troppo difficile da  individuare
  4. Cerca di prevedere i più importanti effetti esterni sulla realtà che stai cercando di modificare
  5. Immagina soluzioni nuove e paradossali: quelle standard sono spesso inadeguate
  6. Assegna priorità  corrette alle tue azioni; programmale e revisiona spesso i programmi
  7. Valuta le  conseguenze  delle conseguenze  delle tue  azioni  e cerca di capire quali rischi ci si possano annidare
  8. Cerca di  acquisire tutti  gli strumenti teorici che puoi (matematica,  scienza,  cultura): potranno esserti utilissimi
  9. Utilizza i nuovi prodotti  della tecnologia che possano essere davvero utili
  10. Non danneggiare l'ambiente inutilmente
  11. In  ogni problema  tieni in conto i fattori umani - a cominciare dalle  reazioni  personali. Molti  problemi  hanno soluzioni umane più efficaci di quelle legali o tecniche.
Questi non sono  comandamenti.  Sono descrizioni  di modi  di  procedere razionali. Dalle stesse premesse - o da premesse più vaste - si potrebbero dedurre suggerimenti diversi. La  morale  nuova  deve  essere  fatta così - anche se rifiuteremo gli Undici Suggerimenti come regole fisse.
Le decisioni di attivare sistemi di regolazione automatica (e anche computerizzata) implica la necessità di conoscerne bene il funzionamento. Vale per i sistemi ci controllo computerizzati, per i sistemi esperti e anche per i sistemi che incorporino funzioni di intelligenza artificiale. È noto che occasionalmente possono anche funzionare male. 
I sistemi avanzati per controllare e gestire le grandi reti elettriche sono inadeguati a evitare blackout che colpiscono centinaia di milioni di persone. I sistemi computerizzati che governano gli arsenali di armi nucleari potrebbero causare deflagrazioni esiziali – il loro potenziale distruttivo equivale a quello di 700 kg di alto esplosivo per ogni essere umano. Tutte le armi nucleari dovrebbero essere disattivate – invece vengono fatti grossi investimenti per ammodernarle. Le condanne morali di queste politiche dovrebbero essere recise e pubbliche.

Dobbiamo prevedere adeguati monitoraggi e sistemi di comunicazione con cui le macchine allertano operatori umani. Le reazioni dei programmi di controllo computerizzati devono essere previste e accettate dai progettisti, dai decisori e dalle autorità pubbliche. Gli imperativi etici saranno complicati. Anche solo per discuterne bisogna studiare a fondo.