Orologi profetici? – di Roberto Vacca, L’Orologio – 11/11/2019
27 secoli fa si ammalò gravemente Ezechia, re del regno di Giuda. Lo andò a visitare il profeta Isaia che gli disse:
“Il Signore ti dice di mettere a posto le tue cose perché morrai presto.”
Il re si disperò e pianse. Pregò col profeta che la sua morte fosse rimandata. Poco dopo Isaia gli disse che la sua preghiera era stata accolta e che avrebbe vissuto ancora per 15 anni.
“Il Signore ti dice ora di stare tranquillo. Troverai la conferma di questa profezia sul tuo orologio: il Signore ti preavvisa manderà indietro l’ombra della meridiana di dieci tacche. È un messaggio solo per te.”
Secondo la Bibbia, le cose andarono proprio così: questo fu forse il primo caso di un orologio implicato in una previsione dell’avvenire.
Le profezie e le previsioni improvvisate senza basi logico-sperimentali, hanno probabilità di avverarsi molto minori di quelle razionali. Eppure parecchia gente le prende sul serio e ci crede anche dopo che i fatti le hanno dimostrate fallaci. Nelle edicole di giornali e in Rete si trovano pubblicità e annunci che offrono orologi profetici capaci di prevedere disastri e apocalissi. Mi dicono che il mondo è pieno di veggenti che in cambio di soldi ti dicono che cosa ti succederà in avvenire. Sono dannosi o al più privi di interesse.
Invece sono, almeno, curiose altre storie di pretese profezie connesse con orologi.
Nel pomeriggio del 13 Marzo 1861 la grande campana Big Ben della Torre di Westminster, invece di battere le ore, produsse una serie disordinata di colpi consecutivi. Molti londinesi furono impressionati: alcuni pensarono che fosse segnalata una catastrofe. Altri credettero che l’orologio comunicasse la morte di un personaggio della casa reale. In effetti si era trattato di un difetto nei meccanismi che, alle 17, portò a battere cinque colpi, come doveva, e di seguito altri sei colpi. Comunque, dopo un giorno e mezzo, fu annunciata la morte della Duchessa di Kent, madre della Regina Vittoria. Taluno volle continuare a interpretare come una mezza profezia i disordinati rintocchi del Big Ben del giorno prima.
Una testimonianza interessante fu raccontata dal fisico Richard Feynman in una sua conferenza all’Università di Washington a Seattle il 23 Aprile 1963. Il titolo che aveva scelto per la conferenza era “Questa Nostra Era Non Scientifica”. Il famoso fisico non si limitava a criticare duramente i sintomi più estremi dell’ignoranza. Fra questi: le credenze nei dischi volanti extragalattici, nell’astrologia, nella numerologia, nella telepatia, nell’abilità di alcuni di leggere le menti altrui, nella telecinesi e così via. La strada che conduce a cadere in questi errori parte dall’abitudine di generalizzare indebitamente. A tutti noi succede di testimoniare ad aneddoti curiosi. Spesso sono inspiegabili. Dovremmo rassegnarci. Invece, in base a un singolo caso c’è chi comincia a credere, ad esempio, che la presenza di certe persone o anche la sola menzione del loro nome possano influenzare eventi che ci riguardano e portarci sfortuna. Tendiamo anche a credere ad altre interdipendenze inesistenti e ad interpretarle come premonizioni..
Feynman, in quella conferenza raccontò la storia di sua moglie Arlene – bella, giovane: il suo grande amore. Però lei si ammalò gravemente di tubercolosi. Lui lavorava a Los Alamos. Collaborava alla progettazione della bomba atomica. Si vedevano di rado. Le regalò uno dei primi orologi (meccanici) digitali. Sul quadrante mostrava le cifre grandi facilmente leggibili. La salute di Arlene peggiorava di continuo. L’orologio digitale ogni tanto si guastava e Feynman lo metteva a posto.
Dopo qualche anno, una sera alle 21:22 Arlene morì. Il fisico si accorse che l’orologio digitale si era fermato e non riuscì a farlo ripartire. Segnava le 21:22. Quell’ora gli rimase impressa e raccontò la coincidenza a un suo ingenuo conoscente che commentò:
“E’ stato un segno del destino. Mi ricordo di quando lo regalasti ad Arlene. Era un piccolo segno del vostro grande amore – e si è spento con lei. Commovente.”
Feynman lo corresse:
“No. Io ero presente quando Arlene è morta. C’era anche un’infermiera, che si mise a scrivere il certificato di morte e andò a leggere l’ora proprio sul vecchio orologio digitale che si fermava sempre. Era già fermo da un po’.”
Dalla fine del secolo XIX alcune correnti di pensiero sioniste consideravano Israele come “l’orologio profetico” e identificavano in passi della Bibbia profezie di eventi chiave: congressi, accordi internazionali – fino alla costituzione dello Stato di Israele nel 1948. Anche pensatori cristiani hanno considerato la Bibbia come un orologio profetico che preannunciava la crocifissione e altre evenienze del Nuovo Testamento.
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