Il tempo – in poesie mediocri – di Roberto Vacca. L’OROLOGIO, 12/6/2024
Anche i poeti più noti (e più bravi?) quando scrivono versi sul tempo, raramente producono i loro versi migliori. Forse dipende dal fatto che l’argomento è complesso e difficile come hanno riconosciuto molti autori.
Su queste pagine ho riportato (e tradotto) in passato alcune delle versificazioni che mi erano piaciute di più su: memorie, gestione del tempo, ferite che arreca, sentimenti che evoca, orologi. Avevo trascritto e commentato versi di Dante Alighieri, Giuseppe Gioachino Belli, Charles Baudelaire, Giosuè Carducci, Ecclesiaste, Gabriele D’Annunzio, Ugo Foscolo, Primo Levi, Rudyard Kipling, Pietro Metastasio, Giovanni Pascoli, Edgar Allan Poe, William Shakespeare, Giuseppe Ungaretti.
I concetti sono ben noti – sempre gli stessi. Il tempo si percepisce attraverso sensazioni spesso incerte. Il tempo non si vede se non sui quadranti degli orologi, sui volti che invecchiano, sulle assenze dei defunti, sugli oggetti che degradano e si rompono, sui panorami che cambiano. Il tempo scorre sempre nello sesso senso, non si ferma mai e non torna indietro. Il disappunto conseguente diventa dolore: il dolore di non poter tornare è la nostalgia [“nostos” = ritorno in greco]. Gli intervalli di tempo ci vengono imposti dai ritmi giornalieri o stagionali, dalle circostanze, da leggi, regolamenti e contratti, da chi esercita autorità o si arroga funzioni di comando. La mancanza di tempo ci fa stare male e ci può assillare.
Tutti questi elementi negativi riempiono le nostre lamentele (non le ripetiamo troppo a lungo, perché non serve a niente) e anche molte poesie. Ne ho trovate in gran numero cercando su Google. Tranne quelle degli autori che cito sopra, sono tanto simili tra loro che sembrano scritte da una stessa persona. Non meritano di essere rilette o conservate e tanto meno imparate.
Ne ho scelta una di Miguel Alfonso Marquez Ordonez, poeta venezuelano contemporaneo. Marquez è autore di un libretto in cui due fratellini trovano in una spiaggia di Higuerote un cavalluccio alato che li porta in cielo. La sua modesta poesia sul tempo è pure una delle migliori e la riporto qui di seguito originale e traduzione, come campione rappresentativo della scarsa originalità di quanto si trova in biblioteche, librerie e in Rete. Non credo che ne serberò memoria alcuna.
El tiempo Il tempo
Como pasa el tiempo Come passa il tempo
Cómo los minutos, horas, días come i minuti, ore, giorni
Todo parece escaparse Tutto pare che fugga
Y sin embargo nos aferramos a cada uno e afferriamo ciascuno di loro
Como si fueran los últimos come se fosse l’ultimo
Vemos el reloj correr Vedo l’orologio correre
Y me pregunto dónde se ha ido el tiempo e mi chiedo dove è andato il tempo?
Como pasa cuando nos estamos divirtiendo come passa veloce se ci divertiamo!
Pero se arrastra cuando nos sentimos deprimidos ma si trascina se siamo depressi
puede ser nuestro amigoY nuestro enemigo può essere nostro amico o nemico
¿Cómo puede moverse tan lentamente? Come può muoversi così lento
Y desaparecer en un abrir y cerrar de ojos e sparire in un battito di ciglia?
Cómo el tiempo puede ser un sanador il tempo può essere una cura
y una herida e una ferita
¿Cómo puede ser un maestro? Può essere un maestro
y un studiante e uno studente
puede ser una bendición y una maldición una benedizione e una maledizione
Cómo el tiempo puede ser un regalo y una carga un regalo e un’oppressione
Cómo el tiempo puede ser todo y nada de repente può essere tutto e di repente nulla
Miguel Alfonso Marquez Ordonez (Caracas, 1955- )
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