Questa mattina, intorno alle 8:30, ho dato un'occhiata fuori dalla finestra: tutto grigio e freddo nel paesello in cui sto trascorrendo gli ultimi giorni di vacanza.
Ho visto muoversi solo un falco, in volo, alla ricerca di una minima corrente d'aria ascensionale: in tutta quell'immobilità l'ho colto come un segno, uno stimolo a muovermi.
Mi cambio: maglia tecnica a maniche lunghe, cosciali e scarpe "trail", anche se dovrò correre su asfalto perché c'è già la neve alta, anche a bassa quota.
Esco all'aperto e affronto la frustata di freddo, parto lento e comincio a salire, da 780 metri di quota. Percorro i primi 3 chilometri a ritmo blando per riscaldarmi e mi guardo intorno: sono in ombra, grigia la strada, grigia la luce e grigi i cacciatori appostati al bordo dei boschi, che mi guardano perplessi. Il riscaldamento è lento e voglio evitare infortuni, ma ecco una lama di sole che si affaccia dalle creste più alte, il grigio svanisce e tutto diviene bianco e oro, le gambe si ammorbidiscono e posso mordere la salita che dal 5° chilometro passa da una pendenza dal 3,5% medio al 6,96% medio. La fatica si sente, ma sto bene, il mio corpo brucia tutto ciò che ha in circolo: certo, salendo di quota la temperatura si abbassa e non posso pretendere che le gambe siano veloci.
La neve gelata, appiccicata ai faggi ed alle conifere, assume talvolta riflessi azzurri.
Vado sempre più forte e mi sento sempre meglio, decido di accelerare, ogni tanto slitto su qualche lingua di ghiaccio. Penso al momento in cui scriverò queste righe: come descrivere lo stato d'animo e le sensazioni che si provano correndo in una situazione più ardua del solito, come spiegare questa sensazione di efficenza mista a sforzo, di esaltazione fisica e limitazione prestazionale? E soprattutto come descrivere lo scenario che mi circonda, col sole che inonda la valle con una luce che non è dell'alba e non è del tramonto?
Sono sul passo, decimo chilometro e 1381 metri di quota: mi fermo un po', mi guardo lo spettacolo di cielo e neve e torno a valle.
Vado tranquillo per non scivolare sul ghiaccio e mi immergo nelle piccole albe e nei piccoli tramonti che si susseguono ogni volta che svolto in un canalone; il sole ormai è alto nonostante la parabola bassa di questa stagione; vedo comparire le piante di castagno, vedo casa, sono arrivato.
Mi sento benissimo, percepisco possibilità infinite.
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