Visualizzazione post con etichetta sport. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sport. Mostra tutti i post

martedì 15 gennaio 2013

Seguire la propria linea

Ho fatto in tempo a farne cenno giusto nel post precedente, ed ecco che mi capita di vedere questo bel trailer di Seb Montaz, un cortometraggio che parla per me: ben rappresenta ciò che mi passa per la testa quando sono incollato alla scrivania o mi aggiro in un mesto impianto industriale, oppure ancora percorro la grigia strada di una città in una selva di cemento e lamiere brulicanti.

Revelation, a Visual Poem. from sebastien montaz-rosset on Vimeo.

Suggerisco di deselezionare la risoluzione HD se la connessione è troppo lenta.

domenica 13 gennaio 2013

Infortunio triste un po', ma istruttivo

Immagine dello scheletro del piede
Il 21 Novembre del 2012, al decimo chilometro di un allenamento di Fondo Lento di corsa su strada, il mio piede sinistro ha deciso di far presente la sua esistenza in modo alquanto subdolo: una strana fitta formicolante si è manifestata sul dorso dell'arto in questione, con una sensazione più netta a carico del primo metatarso. Così, a caldo, la cattiva sensazione (un misto tra crampo e scarica elettrica) è quasi svanita, consentendomi di terminare tutti i 15 chilometri previsti. Appena mi sono arrestato, il piede è stato colto da spasmi incontrollabili ed è gonfiato immediatamente, costringendomi a slacciare la calzatura; sono entrato in casa leggermente claudicante e, curiosamente, appena sentito il calore ambientale, il piede si è sgonfiato rapidamente. Quella mattina sono ancora riuscito ad andare al lavoro in bicicletta, ma i sussulti dovuti all'asfalto accidentato mi ricordavano continuamente il trauma.
Per farla breve, per le successive tre settimane ho avuto un appoggio doloroso, con un continuo gonfiarsi e sgonfiarsi del piede e tuttavia non avevo grandi problemi a portare avanti le mie attività lavorative, notando un miglioramento lento ma progressivo così che un po' prima di Natale tento una sorta di rientro: il riscaldamento a passo confortevole non è doloroso, ma fastidioso e gli allunghi mi insospettiscono, eppure a fine riscaldamento non sembrano esserci problemi tali da impedirmi di correre. Decido per sei chilometri di Fondo Lento, i primi tre filano lisci (ma il piede sinistro si stanca più in fretta) ed ecco che sento nuovamente gli spasmi, la fitta che scorre letteralmente sotto pelle ed a malapena mi consente di terminare l'esercizio. Eccomi di nuovo fermo, con la sensazione di avere improvvisamente una colonia di serpenti che si muove appena sotto il dorso del piede. Mi avvio verso casa al passo, questa volta senza gonfiore ma con crampi violenti: passa un tizio che corre, mi viene da piangere. Mi rassegno a rientrare nei ranghi tristi del sedentario, ma no! Bisogna ragionare in modo diverso: sono uno sportivo, forse un atleta, infortunato. Ho cercato di gestire al meglio questo infortunio, e non è la prima volta che mi accade di avere un problema quasi banale ma lungo in termini di tempo: ma specialmente in un inverno infame con sbalzi di umidità e temperatura inconsueti (ostacolante il recupero e la guarigione), ho trovato più difficoltà del solito. Ho imparato, negli ultimi anni,  ad avere una mente un po' più ampia che in passato e ciò mi ha consentito di dirottare il mio amore per la corsa su altri fronti, ma questa profonda passione ancora crescente, si è un po' frammentata e destabilizzata. Così le vacanze di Natale trascorse qui, complice anche un po' di influenza, sono state meno brillanti di quanto mi aspettassi ed ho avuto qualche manifestazione di nervosismo; non escludo che quest'ultimo fosse dovuto anche ai cambiamenti negativi che il corpo subisce con la rinuncia alla resistenza. Ma ecco che un giorno provo a saltare in sella alla mountain bike  e, limitato dalla presenza di neve, tiro in salita su asfalto, il meglio che posso, seppur gradualmente. Mi accorgo che cuore e polmoni vanno bene, le gambe un po' meno, ed il piede ogni tanto protesta, ma almeno smaltisco questo senso di oppressione. Anche le vacanze finiscono, riprende il lavoro, e non ci sono più pomeriggi per la MTB (andare in bicicletta d'inverno al buio mi pare una follia), non ci sono più nemmeno le faggete argentate; la sferzata fredda di vento nella discesa verso casa, dura e piacevole, è sostituita dallo smog più crudo della landa desolata di una città. Va be', altro scossone per il benessere in estinzione, tengo duro: il giorno dopo l'Epifania scendo dal letto col piede perfetto (fa anche rima) e faccio una sorta di test: riscaldamento senza problemi, sei chilometri tranquilli in progressione, senza bisogno di fermarsi, senza dolore ma giusto un po' di fastidio. Mi fermo con crampi e formicolii, ma niente dolore: vedo di nuovo passare un corridore che si allena, sembra una beffa, ma ho speranze. Quando credi di essere quasi alla fine di un percorso, non sei nemmeno a metà, ed il mio piede sinistro me lo rammenta e si mette pure a parlarmi in sogno:"Va bene, ci hai provato, ora ti fermo dove decido io!" ed infatti non posso dire, nei giorni successivi, di provare dolore durante le attività di sedentario, ma appena supero una certa soglia di sforzo o faccio un movimento strano, ecco una fitta talvolta puntuale e talvolta mobile e sfocata. Tristezze al lavoro, difficoltà di concentrazione, di nuovo un attacco influenzale e poi a sfogliare testi del tipo "Morte e Miracoli del Primo Metatarso" e così via. Tanti pensieri, domande e ripensamenti che si sono accavallati per giorni e giorni per tirare fuori un ricordo, un unico e solo ricordo: una banchina lastricata ai bordi dei binari del tram, all'imbocco di via Po, durante la Stratorino; un piede sinistro che scivola pattinando per mantenere l'assetto in curva ed una sensazione di freddo nella caviglia. Una banalità può limare la felicità (se non darle un colpo d'accetta).
Cerco di imparare qualcosa e mi rendo conto che una ecografia non sarebbe stata una cattiva idea (all'inizio) e che ingannare se stessi con tentativi vani di rientro può avermi fatto perdere almeno tre settimane di recupero. Altra lezione: a volte trovarsi bloccati in ciò che più si ama può costringere a mettere a fuoco aspetti della propria vita che si tende a rimuovere, magari nascondendosi proprio dietro a ciò che si ama, sentendosi immortali o furbi. Infatti mentre scrivo mi guardo intorno con fare ridimensionato e umile e, tolto che cerco di interessarmi di questo e quello per tenermi attivo, mi accorgo del grigiore che mi sta circondando giorno dopo giorno in termini di case (orrende), automobili (orrende e inutili), asfalto (devastante), aria gasata (senza aggettivi), luce grigia e gente alterata. Due o tre obbiettivi: il primo, tornare a correre; il secondo, rivedere le faggete argentate tutti i giorni; il terzo, evitare di "essere falegname e costruire croci". Non so se cela farò, sono fallace, con basi talvolta incerte, ma ci provo, di nuovo.

sabato 1 settembre 2012

Perché corro?


Quando, al mattino, mi sveglio prestissimo per affrontare un allenamento di corsa, mi rinviene talvolta una domanda:"Perchè corro?". La prima risposta, la più semplice, sembra darla il corpo stesso, che chiede di uscire dal letto e muoversi, distendendersi e agire; questo distendersi è progressivo, motivato e saggio: non c'è l'immediatezza dell'azione, come se l'organismo avesse imparato che occorre un po' di tempo prima di essere pronti a partire, una molla che si deve caricare nei tempi dovuti. L'immagine che mi viene in mente per descrivere questa spinta a correre è quella del dispiegarsi, la prima volta, dell'ala di una farfalla, forse già la bellezza dell'intuizione immaginaria è un buon motivo per correre.
Il rito del caffè, mentre ascolto il silenzio intorno all'abitazione, accelera il risveglio del corpo e della mente, così che quest'ultima si pone la domanda in altri modi. Il mondo vibra e si muove dinamicamente, cosa c'è di meglio che una bella corsa per entrare in sintonia con esso? Non importa se piove, se fa caldo, se fa freddo, se c'è vento, se c'è nebbia, l'importante è sintonizzarsi con gli elementi, diventare un loro amico, fondersi con essi.
Ecco poi un altro motivo per correre: non so ancora per quanto, ma ancora posso permettermi di trovarmi rapidamente tra pioppeti, campi di grano e prati. Il respiro talvolta teso della corsa, fa sentire più forti gli odori ed i profumi della natura, così diversi dal lezzo delle vie urbane, buoni o cattivi che siano; un allenamento a ritmo di fondo lento consente ancora di scorgere dettagli su se stessi e ciò che vi è intorno. Negli allenamenti di qualità cambia la percezione, bisogna concentrarsi su se stessi, sullo sforzo, sul tempo, sulla distanza: eppure è ancora vibrazione positiva, all'unisono col mondo.
Non ultimo si corre per darsi una disciplina, per imparare a regolarsi e misurarsi: la tabella di allenamento è studio, prova, esame che si vive senza drammi, superando in un soffio l'apprensione che si affaccia nelle prove di qualità e mitigando l'impegno nelle sedute defaticanti.
In sostanza, si corre per vivere: l'allenamento non termina con la fine della sessione ma continua nelle attività di gestione della propria vita, nel lavoro, nello stare in società.
Si corre anche per la salute: la gratificazione psicofisica di una seduta di allenamento non è descrivibile.
Perchè corro?
Seguo e alimento una luce, una fiamma sempre accesa che mi guida e mi sostiene, non so se è fuori o dentro di me o in entrambi i siti, ma è lì, qualunque cosa accada. 

martedì 13 marzo 2012

Can che abbaia

Quando mi alleno correndo per strada, i cani nei vicini giardini abbaiano e ringhiano come ossessi quando sfioro le recinzioni. Non reagiscono se passa un'automobile, un autocarro o un aeroplano o un ubriaco o, forse, un Marziano. Un uomo che usa le proprie gambe per spostarsi veloce è ormai così inconsueto che allarma gli instupiditi cani di città.

domenica 23 gennaio 2011

Ho venduto la moto perché...

Ancora qualcuno mi domanda stupito cosa mi ha spinto a vendere la motocicletta, l’autunno scorso. Talvolta non riesco a dare una risposta articolata e immediata, si tratta di descrivere motivazioni profonde e diverse, maturate in tempi diversi come in un istante, motivazioni che si legano in modo ampio ad altri settori della mia vita. Si potrebbe obiettare che ho semplicemente venduto un veicolo, nulla di speciale: ma è anche vero che dall’età di 14 anni utilizzo la moto, a scopo ludico, trial prima ed enduro poi, e nemmeno cadute ed infortuni mi hanno mai arrestato. Seppur nel corto raggio consentito da un mezzo fuoristrada specialistico, ho visto luoghi ameni e vissuto esperienze adrenaliniche, ho condiviso con alcuni amici azioni un po’ folli ed estreme, ho anche sperimentato piacevolmente l’arte della manutenzione della moto (imparando un po’ di cose interessanti ed esercitando la manualità).
Ma in una piacevole giornata d’autunno, tutto impegnato a mantenere la traiettoria della moto su una mulattiera fangosa e sassosa, scosso dalle vibrazioni e dai sussulti, attento ad ascoltare il motore attraverso la sua spinta ed il maledetto rumore, mi sono fermato ai margini del bosco: ho posato il casco ed i guanti, mi sono guardato attorno e mi sono chiesto:”Perchè? Cosa sto facendo?”.
In un istante il “cavallo d’acciaio” si è spogliato delle sovrastrutture mentali che gli ho attribuito per anni, rivelando la vera essenza: nulla più di un traliccio d’acciaio contenente un sistema complesso ed inefficiente che lo fa muovere.
Ho avuto modo di ripensare alle dipendenze create dal veicolo in termini di desideri, aspettative, sogni e, più praticamente, di combustibile, di pezzi di ricambio, di tasse di possesso e di assicurazione; ho mentalmente pesato questi elementi e li ho confrontati con la disponibilità di tempo, scarsa, per divertirmi col motoveicolo e soprattutto ho conteggiato il costo di ogni chilometro percorso, i tempi morti e così via.
La prima parola che mi è venuta in mente è stata questa: spreco.
Quando sono saltato in sella alla moto per tornare a casa, piano piano, mi sono sentito leggero come una foglia, liberato, unico rimpianto non averci pensato prima.
Ero contento, alla fine, delle mie considerazioni: credo che distruggere i sogni abbia solo lati positivi e mi scuso fin d’ora se tento di distruggere quelli degli altri quando mi toccano.
L’esperienza di sradicare un’illusione, fatta e provata, è applicabile e generalizzabile ad innumerevoli aspetti della propria vita, porta benessere immediato, cancella la paura di perdere qualcosa. 

sabato 4 dicembre 2010

E allora comincia a correre!

Leggo un articolo da La Stampa intitolato ““Neri sempre primi nelle corse” E la Lega boicotta la maratona”, di Anna Sandri.
In sintesi, un consigliere provinciale di Padova ha proposto di sospendere il sostegno alle gare di corsa perché a tagliare il traguardo sarebbero sempre degli “extracomunitari in mutande”. Ovvie e lecite le reazioni di indignazione da parte di personalità politiche e istituzionali locali, a fronte di un atteggiamento che, più che razzismo, fa trasparire invidia. Per quanto ho letto, se non quasi studiato, i keniani vincono perché hanno “fame” di vivere, hanno la capacità di coltivare la cultura sportiva al di là della durezza delle condizioni di vita nei villaggi d’origine, hanno tuttavia una coscienza alimentare che nel mondo occidentale stiamo smarrendo, si svegliamo prestissimo al mattino per sfruttare al meglio la giornata. E‘ plausibile che abbiano una buona dotazione genetica per la corsa ma, secondo me, non è un aspetto assolutamente decisivo per i loro successi (la recente vittoria di Ruggero Pertile nella Maratona di Torino lo dimostra).
Detto questo, mi sarei aspettato che qualcuno che ha voce per farlo, rivolgendosi al consigliere, gli avesse detto:”Bene, allora comincia a correre, facci vedere che cosa sai fare!”, l’indignazione e le belle parole non bastano.
Comincio veramente a credere che le posizioni di governo e responsabilità dovrebbero essere coperte da persone che marciano ad almeno 10 chilometri l’ora.

sabato 30 ottobre 2010

Effetto Yoga

A quarant’anni suonati ci si accorge facilmente di perdere sempre più rapidamente l’elasticità e la flessibilità muscolare e articolare, anche conducendo una stile di vita sano e dinamico.
Si presta maggiore attenzione agli esercizi di stretching, si è costretti giocoforza a riscaldamenti più lunghi prima di una sessione di corsa, se la temperatura scende brutalmente si rallenta inesorabilmente.
Il trascorrere del tempo può provocare delle ingiurie fisiche i cui segnali o avvisaglie debbono essere tradotti in qualcosa di positivo e, grazie all’esperienza accumulata nel sentire se stessi oltre che ad una qualche forma di maturazione, si può provare qualcosa di nuovo per non entrare nel regno della vecchiaia (chi è più giovane e saggio, bontà sua, può giocare d’anticipo).
Così, attraverso alcune pubblicazioni di periodici sportivi e soprattutto consultando il sito web Yogatic, ho cominciato a sperimentare qualche rudimento di Yoga.
Brevemente, sono rimasto sorpreso del fatto che pochi esercizi, pure effettuati con scarsa frequenza, hanno prodotto effetti rapidi e visibili, per diversi aspetti.
La prima sorpresa, di riflesso, è che ora certi esercizi di stretching riesco a svolgerli con naturalezza e ormai quasi con la massima elongazione muscolare, senza contare che nella corsa su strada ha un particolare effetto l’esecuzione, la sera prima dell’allenamento, di una semplice posizione di rilassamento per 5 o 6 minuti: in pratica, al mattino successivo, il passo è più leggero ed elastico se non più lesto.
Riscontro qualche azione positiva anche sul versante metabolico, come se vi fosse una spinta congiunta di concentrazione e sforzo in grado di mobilitare l’energia del corpo.
E’ banale citare l’effetto rilassante di molti esercizi, questione su cui ero scettico ed ho dovuto ricredermi: ci si sente come alla fine di una sessione di allenamento di corsa, ma con la sensazione che i problemi e le turbative, anziché svanire alle spalle, si allontanino in tutte le direzioni.
Cito un caso di utilità indiretta degli esercizi Yoga.
Attraverso alcune posizioni mi sono accorto che stavo sviluppando una leggera asimmetria degli arti inferiori ed ho cominciato a preoccuparmi della questione: a forza di cercarne le cause, ho rilevato un difetto di montaggio del movimento centrale della bicicletta che utilizzo per il miei spostamenti  casa-lavoro; mi sono catapultato dal meccanico ed ho così fatto correggere il problema. Ora, sempre attraverso gli esercizi, posso notare con soddisfazione il ripristino della simmetria.
Questo commento può apparire troppo entusiastico eppure, condiviso con almeno una persona più esperta di me in fatto di Yoga e preparazione sportiva, è risultato coerente.
Proseguo con fiducia.

martedì 31 agosto 2010

Stranezze a due ruote





Mi piace la bicicletta, come mezzo di trasporto e come attrezzo sportivo. Non ho ancora consolidato una conoscenza abbastanza approfondita dell’argomento, forse perché non lo amo ancora abbastanza, ma studiando ho già imparato e visto tante cose interessanti e talvolta stranezze.
Ma davvero, questa volta, ho rischiato di sputare il caffè che stavo sorseggiando per un sussulto dovuto ad un servizio del TGR piemontese: le immagini commentate mostravano il viaggio di un gruppo di pseudo-ciclisti trasportati in autobus fino in cima ad un colle d’alta quota per lanciarsi in discesa verso valle.
Lì per lì sono rimasto allibito e contrariato, poi quando ho visto che alcuni sfoggiavano anche biciclette da corsa di alta qualità ho sorriso per la comicità della situazione.
Accidenti, mi sono detto, questi hanno scambiato il ciclismo per una giostra: ma allora perché non andare direttamente al Luna Park?
Davvero un segno dei tempi questa virtuale amputazione delle gambe. Ridicolo!  

martedì 24 agosto 2010

Giro d'Italia

Qualche giorno addietro ho avuto occasione di scambiare qualche battuta con un ex professionista del ciclismo; abbiamo conversato abbastanza a lungo sulla tecnica delle biciclette da strada, da competizione in particolare, contemplando un bellissimo esemplare risalente ad oltre 50 anni fa.
Ad un certo punto l’ex atleta, che è anche un amico di famiglia, mi ha fatto notare come spesso lungo le strade si vedono biciclette iper-tecnologiche cavalcate da individui anziani se non vecchi e tutt’altro che atletici se non di frequente in forte sovrappeso; per contro tanti giovani brillanti sfilano veloci su biciclette che talvolta sfiorano i 10 o 15 anni di età.
Mentre ascoltavo l’argomentazione alcune immagini si rincorrevano nella mia mente, memorizzazioni casuali di biciclette con forma da libellula cavalcate da vecchi bisonti: il sospetto che la rievocazione di immagini e scene fosse in qualche modo condizionata non era però nullo.
Trovandomi in vacanza in un paese fuori mano, ho dovuto percorrere qualche chilometro in automobile per andare a far spese ed ho osservato con più attenzione le tipologie di ciclisti che incontravo lungo il percorso, traendo così la conclusione che è quasi sempre vera l’associazione tra tipo di bicicletta e tipo di ciclista sopra descritta.
Chissà perché, lo scenario mi ha fatto venire in mente la situazione sociale italiana per ciò che riguarda lo stato della vecchia generazione dominante e decadente e le nuove generazioni che devono forzare per farsi spazio.

giovedì 29 luglio 2010

Perché m'insulti quando corro?

Mi accade sempre più di frequente di essere oggetto di dileggio e insulto durante i miei spostamenti in bicicletta o durante i miei allenamenti di corsa. Ciò accade soprattutto quando faccio valere i miei diritti, nei limiti del buon senso, essendo rispettoso a mia volta delle regole di circolazione stradale, quanto più possibile.
Per quanto riguarda il podismo, non è da molto tempo che faccio allenamenti assidui (circa un anno), per cui il fatto di essere aggredito verbalmente è stato per me un evento abbastanza sorprendente; mi sono domandato più volte:"Si saranno mica strappati i calzoncini? Ho assunto una postura ridicola?", oppure ancora, come accennato altrove, ho pensato di essere un catalizzatore di idioti. Ma ecco, un mattino, un altro podista corre poco distante da me, e da un'automobile fuoriescono esclamazioni di scherno a lui rivolte: lo guardo cercando a mia volta di capire cos'ha che non va, ma, niente, vedo un individuo con un ottimo fisico, una postura invidiabile ed un ritmo molto buono. Leggendo qua e là ho compreso che esistono atteggiamenti addirittura più aggressivi verso chi pratica sport per strada, fino ad una sorta di affronto da parte degli automobilisti che arrivano a sfiorare a mo' di sfida lo sportivo a bordo carreggiata (l'ho sempre sospettato, ora ne ho la certezza).
In fondo coloro che deridono o cercano di ostacolare chi fa sport di resistenza all'aperto, forse sono solo invidiosi. In passato mi irritavo tantissimo quando sugli attraversamenti ciclabili venivo ingiustamente redarguito oppure mi si diceva in malo modo di togliermi dalla strada in assenza di ciclopista: ora, coltivando un po' di equilibrio, posso permettermi di guardare con calma negli occhi i personaggi con cui ho a che fare in certi momenti, specialmente durante l'allenamento di corsa, e talvolta mi posso permettere qualche battuta ironica. Ciò che vedo in quegli occhi è noia e vuoto esistenziale ed in qualche caso mi è parso di capovolgere la situazione intravedendo un pensiero come questo:"In fondo vorrei correre anch'io come te, forse non sei matto…"

lunedì 18 gennaio 2010

Quasi amico a quattro zampe

Un paio di settimane fa, ero in montagna dai miei, sono andato a correre in tarda mattinata lungo il bordo di una strada asfaltata: tutto intorno era solo una sottile crosta di neve e ghiaccio. Ad ormai poca distanza da casa ho percorso veloce e sorprendentemente leggero un lungo rettilineo leggermente in salita e, contro sole, mi sono immerso nel riverbero: un sole inaspettato inondava di luce la valle. D'un tratto, nei pressi di una casa isolata, un piccolo essere scuro e col pelo lucido sbuca dalla neve e mi salta addosso felice come se avesse riconosciuto qualcuno, tanto da fermare la mia corsa. Giusto una carezza e cerco di convincere il giovane cane, un bel segugio, a tornare sui suoi passi; riprendo a correre e lui è lì che si diverte a intrecciarsi col mio passo rischiando di farmi cadere... Corriamo, corriamo. L'animale non vuol saperne di tornare indietro: anzi mi anticipa nel percorso seguendo, incredibilmente, le mie stesse tracce del giorno prima. Giunto a casa cerco di fargli capire che deve tornare da dove è venuto e lo lascio fuori; mi rimetto in sesto confidando che il segugio se ne sia andato; invece se ne sta nell'orto ad aspettarmi e, quando mi vede, si avvicina festoso girandomi intorno instancabilmente. Il proprietario allarmato, avvertito in qualche modo, viene a riprenderselo. A questo punto capisce e se ne va col padrone, quasi con un cenno di saluto e come a dire:"Speriamo di correre ancora insieme".

Mi hanno riferito in seguito che quel segugio viene da lontano, dall'Ucraina, una nazione di corridori e maratoneti: chissà cosa gli ho ricordato?

mercoledì 11 novembre 2009

Freddo, neve e... Corsa

Questa mattina, intorno alle 8:30, ho dato un'occhiata fuori dalla finestra: tutto grigio e freddo nel paesello in cui sto trascorrendo gli ultimi giorni di vacanza.
Ho visto muoversi solo un falco, in volo, alla ricerca di una minima corrente d'aria ascensionale: in tutta quell'immobilità l'ho colto come un segno, uno stimolo a muovermi.
Mi cambio: maglia tecnica a maniche lunghe, cosciali e scarpe "trail", anche se dovrò correre su asfalto perché c'è già la neve alta, anche a bassa quota.
Esco all'aperto e affronto la frustata di freddo, parto lento e comincio a salire, da 780 metri di quota. Percorro i primi 3 chilometri a ritmo blando per riscaldarmi e mi guardo intorno: sono in ombra, grigia la strada, grigia la luce e grigi i cacciatori appostati al bordo dei boschi, che mi guardano perplessi. Il riscaldamento è lento e voglio evitare infortuni, ma ecco una lama di sole che si affaccia dalle creste più alte, il grigio svanisce e tutto diviene bianco e oro, le gambe si ammorbidiscono e posso mordere la salita che dal 5° chilometro passa da una pendenza dal 3,5% medio al 6,96% medio. La fatica si sente, ma sto bene, il mio corpo brucia tutto ciò che ha in circolo: certo, salendo di quota la temperatura si abbassa e non posso pretendere che le gambe siano veloci.
La neve gelata, appiccicata ai faggi ed alle conifere, assume talvolta riflessi azzurri.
Vado sempre più forte e mi sento sempre meglio, decido di accelerare, ogni tanto slitto su qualche lingua di ghiaccio. Penso al momento in cui scriverò queste righe: come descrivere lo stato d'animo e le sensazioni che si provano correndo in una situazione più ardua del solito, come spiegare questa sensazione di efficenza mista a sforzo, di esaltazione fisica e limitazione prestazionale? E soprattutto come descrivere lo scenario che mi circonda, col sole che inonda la valle con una luce che non è dell'alba e non è del tramonto?
Sono sul passo, decimo chilometro e 1381 metri di quota: mi fermo un po', mi guardo lo spettacolo di cielo e neve e torno a valle.
Vado tranquillo per non scivolare sul ghiaccio e mi immergo nelle piccole albe e nei piccoli tramonti che si susseguono ogni volta che svolto in un canalone; il sole ormai è alto nonostante la parabola bassa di questa stagione; vedo comparire le piante di castagno, vedo casa, sono arrivato.
Mi sento benissimo, percepisco possibilità infinite.

giovedì 5 novembre 2009

Eccesso ed essenza

La modifica sostanziale della mia forma fisica, attraverso un percorso intenso basato su dieta ipocalorica ed attività fisica, è avvenuta con un forte impegno nei confronti di me stesso, forse a scapito di altri oggetti esteriori che ormai considero inutili e superati: il nuovo atteggiamento mi ha condotto e mi conduce ancora ad effettuare riflessioni ricorrenti sull'essenza della persona, su aspetti che non avevo mai notato.
L'eliminazione del mio sovrappeso ed il miglioramento delle condizioni fisiche sono consistiti all'inizio in mesi di raccolte di informazioni, se non di vero e proprio studio, che si sono risolti in un risultato raggiunto in soli due mesi di sforzo finale: il lusinghiero risultato ha fatto letteralmente condensare nella mia mente qualche interessante dubbio, sviluppato qualche tempo prima, quantomeno nella fase di risveglio della consapevolezza.
Tema essenziale in un percorso di raggiungimento e miglioramento del benessere fisico è quello della salute, e proprio su questo tema ho prestato una certa curiosa attenzione al mondo dei medici e dei nutrizionisti, soprattutto quelli che suggeriscono pubblicamente modi e schemi per nutrirsi in modo corretto, per dimagrire e, in generale, per migliorare la qualità della vita. Utilizzando il comune buon senso applicato alla sola visibilità dei personaggi in questione, si può subito osservare come buona parte dei medici e dei nutrizionisti che hanno grande visibilità, ad esempio attraverso i canali televisivi, siano spesso in sovrappeso, in una forma fisica non certo atletica e perfino poco convinti nelle loro dichiarazioni: si osservano così diverse grottesche manifestazioni che vanno dal consiglio corretto proveniente da individui scialbi e inconsistenti (per cui il messaggio perde forza), al suggerimento alimentare che nasconde qualche condizionamento commerciale, all'attribuzione di specificità magico-curative di certi alimenti che richiamano uno sciamanesimo contemporaneo e così via. Come può un medico sovrappeso convincere un paziente od un occasionale ascoltatore a dimagrire?
Ammetto anche che l'argomento, per certi aspetti comico, dei medici sovrappeso che consigliano di dimagrire è per me una giustificazione parziale del mio precedente ed errato approccio nei confronti dell'alimentazione e della forma fisica: ora però me ne sono tirato fuori e posso esprimere onestamente ulteriori nuovi punti di vista.
Quindi ecco che un'altra riflessione ricorrente è quella relativa al nuovo modo in cui vedo certe autorità pubbliche italiane che somigliano molto ai profili negativi di medici e nutrizionisti sopra descritti: deputati, senatori, presidenti, generali, giornalisti, opinionisti, molti dei quali strillano o fanno considerazioni irrazionali… Quanti di questi sarebbero in grado di correre almeno per mezz'ora? Guardateli bene, non ci avevo mai fatto caso: sono spesso sovrappeso se non obesi, talvolta mostrano un'età fisica maggiore di quella cronologica. Gli Italiani si affidano o ascoltano dunque persone che non hanno essenza alla base di se stessi, sono impresentabili ed i risultati delle loro azioni sono, nella migliore delle ipotesi, inconsistenti.
Eppure non me ne sono mai accorto, e molti dei miei connazionali non se ne accorgeranno mai.
L'argomentazione può essere eccessiva, però mi convinco ogni volta di più che quando scegliamo un medico o sosteniamo un politico non possiamo esimerci dal valutarne la salute fisica e psichica, senza condizionamenti e nel modo più razionale possibile, partendo dalla costruzione corporea fino alla solidità e lucidità mentale. Torno insistentemente al fatto che bisogna valutarne l'essenza: chiediamoci sempre come è possibile che una persona che non ha cura per se stessa abbia cura degli altri o contribuisca al benessere della collettività; tengo a precisare che per cura di se stessi non intendo la cura dell'apparenza, tutt'altro, credo che sia ormai chiaro.