Ancora qualcuno mi domanda stupito cosa mi ha spinto a vendere la motocicletta, l’autunno scorso. Talvolta non riesco a dare una risposta articolata e immediata, si tratta di descrivere motivazioni profonde e diverse, maturate in tempi diversi come in un istante, motivazioni che si legano in modo ampio ad altri settori della mia vita. Si potrebbe obiettare che ho semplicemente venduto un veicolo, nulla di speciale: ma è anche vero che dall’età di 14 anni utilizzo la moto, a scopo ludico, trial prima ed enduro poi, e nemmeno cadute ed infortuni mi hanno mai arrestato. Seppur nel corto raggio consentito da un mezzo fuoristrada specialistico, ho visto luoghi ameni e vissuto esperienze adrenaliniche, ho condiviso con alcuni amici azioni un po’ folli ed estreme, ho anche sperimentato piacevolmente l’arte della manutenzione della moto (imparando un po’ di cose interessanti ed esercitando la manualità).
Ma in una piacevole giornata d’autunno, tutto impegnato a mantenere la traiettoria della moto su una mulattiera fangosa e sassosa, scosso dalle vibrazioni e dai sussulti, attento ad ascoltare il motore attraverso la sua spinta ed il maledetto rumore, mi sono fermato ai margini del bosco: ho posato il casco ed i guanti, mi sono guardato attorno e mi sono chiesto:”Perchè? Cosa sto facendo?”.
In un istante il “cavallo d’acciaio” si è spogliato delle sovrastrutture mentali che gli ho attribuito per anni, rivelando la vera essenza: nulla più di un traliccio d’acciaio contenente un sistema complesso ed inefficiente che lo fa muovere.
Ho avuto modo di ripensare alle dipendenze create dal veicolo in termini di desideri, aspettative, sogni e, più praticamente, di combustibile, di pezzi di ricambio, di tasse di possesso e di assicurazione; ho mentalmente pesato questi elementi e li ho confrontati con la disponibilità di tempo, scarsa, per divertirmi col motoveicolo e soprattutto ho conteggiato il costo di ogni chilometro percorso, i tempi morti e così via.
La prima parola che mi è venuta in mente è stata questa: spreco.
Quando sono saltato in sella alla moto per tornare a casa, piano piano, mi sono sentito leggero come una foglia, liberato, unico rimpianto non averci pensato prima.
Ero contento, alla fine, delle mie considerazioni: credo che distruggere i sogni abbia solo lati positivi e mi scuso fin d’ora se tento di distruggere quelli degli altri quando mi toccano.
L’esperienza di sradicare un’illusione, fatta e provata, è applicabile e generalizzabile ad innumerevoli aspetti della propria vita, porta benessere immediato, cancella la paura di perdere qualcosa.

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