Un paio di settimane fa, ero in montagna dai miei, sono andato a correre in tarda mattinata lungo il bordo di una strada asfaltata: tutto intorno era solo una sottile crosta di neve e ghiaccio. Ad ormai poca distanza da casa ho percorso veloce e sorprendentemente leggero un lungo rettilineo leggermente in salita e, contro sole, mi sono immerso nel riverbero: un sole inaspettato inondava di luce la valle. D'un tratto, nei pressi di una casa isolata, un piccolo essere scuro e col pelo lucido sbuca dalla neve e mi salta addosso felice come se avesse riconosciuto qualcuno, tanto da fermare la mia corsa. Giusto una carezza e cerco di convincere il giovane cane, un bel segugio, a tornare sui suoi passi; riprendo a correre e lui è lì che si diverte a intrecciarsi col mio passo rischiando di farmi cadere... Corriamo, corriamo. L'animale non vuol saperne di tornare indietro: anzi mi anticipa nel percorso seguendo, incredibilmente, le mie stesse tracce del giorno prima. Giunto a casa cerco di fargli capire che deve tornare da dove è venuto e lo lascio fuori; mi rimetto in sesto confidando che il segugio se ne sia andato; invece se ne sta nell'orto ad aspettarmi e, quando mi vede, si avvicina festoso girandomi intorno instancabilmente. Il proprietario allarmato, avvertito in qualche modo, viene a riprenderselo. A questo punto capisce e se ne va col padrone, quasi con un cenno di saluto e come a dire:"Speriamo di correre ancora insieme".
Mi hanno riferito in seguito che quel segugio viene da lontano, dall'Ucraina, una nazione di corridori e maratoneti: chissà cosa gli ho ricordato?

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