domenica 28 febbraio 2010

Il pallino.

Mi è tornato in mente un piccolo evento risalente ad alcuni anni fa che vale la pena raccontare, accaduto un pomeriggio nella società di ingegneria in cui lavoravo. Vorrei riportarlo per mostrare l'ottusità che pervade certi ambienti di lavoro e le persone che loro malgrado (?) vi si trovano ad operare; c'è anche un altro messaggio insito nella vicenda, ma verrà esplicato alla fine.
Una breve premessa per chi non opera nel settore informatico/ingegneristico: i software applicativi di tipo CAD (Computer-Aided Design) consentono di produrre disegni il cui contenuto non è solo un insieme di rappresentazioni geometriche, ma anche vi sono informazioni, eventualmente invisibili, che consentono di definire altre caratteristiche degli oggetti disegnati (ad esempio il prezzo, il produttore, un numero di serie o matricola, eccetera). Le informazioni visibili ed invisibili, geometriche e non geometriche, intrinseche o assegnate, possono essere agevolmente estratte dal file del disegno per i più  svariati scopi, a prova di errore.
Bene, veniamo a noi: vidi quindi un collega che contava dei pallini su di un enorme disegno e scriveva un numero progressivo ed altri tre numeri su ogni riga di una tabella su carta; i tre numeri ultimi rappresentavano delle coordinate spaziali. Lo osservai per qualche minuto, un po' perplesso, e mi accorsi che di tanto in tanto riportava manualmente su di un foglio elettronico il contenuto della tabella realizzata su carta, e poi ripartiva.
Pensai di aiutarlo e, dopo averne verificato la possibilità, gli mostrai il modo di estrarre direttamente dal file i dati occorrenti, in un formato facilmente importabile nel foglio elettronico: con un piccolo file di testo contenente un minimo di parametri ragionati ed un paio di semplici comandi, fu facile popolare in breve tempo il foglio elettronico, soprattutto senza errore umano (quindi a meno degli errori contenuti nel disegno) e senza tediarsi.
Ebbene, la reazione dell'individuo soccorso fu assai poco gratificante, disse che lui avrebbe continuato a fare come prima perché così gli aveva detto il suo capo, ed in più avrebbe corso il rischio di avere tempo disponibile da giustificare!
Intorno, altri suoi colleghi, sostenevano col silenzio la tesi del contatore di pallini.
Che tristezza, ero professionalmente molto giovane all'epoca, e non sapevo che scene di questo genere ne avrei dovute vedere ancora parecchie: il mio principale errore è stato quello di soffrirne per anni, mentre l'atteggiamento corretto è quello di lasciar perdere subito se non vi è recepimento di un messaggio inconfutabile.
Un altro collega che, invece, girandosi di tanto in tanto dalla scrivania, mi osservava incuriosito, mi chiese ulteriori ragguagli sul metodo poc'anzi mostrato: almeno uno, ispirato, è riuscito forse per sempre a lavorare badando al risultato e non ad una becera dedizione. Già, salvarne uno e lasciarne morire cento: è inutile tentare di salvare tutti, perché se ne lascerebbero morire centouno.

Nessun commento:

Posta un commento