Spesso, quando mi necessita di correre un fondo lento di una certa lunghezza, scelgo un percorso ampio, che mi porta quasi ad esplorare i dintorni del luogo in cui abito, un sobborgo di Torino. Svariate volte, infilata una curva ad "esse" tra un terreno incolto ed una cappella sconsacrata, mi capitava di percorrere un breve tratto di strada sconnessa tra due canali di scolo, seminascosti da sterpi e canneti, e venivo assalito da una leggera inquietudine, sentendomi come osservato; specialmente nelle sere di tarda estate, qualcosa occhieggiava tra le sterpaglie ad altezza suolo e quel qualcosa si materializzava talvolta in un grosso ratto che attraversava la strada con aria di sufficienza e, qualche volta, di sfida. Qualche rana gracidava annoiata e si diffondeva, dai bordi della strada, un odore tra il salmastro ed il putrido. Si trattava di uno dei quei luoghi in cui la natura sembrava resistere all'avanzare della città con le sue forze peggiori, almeno per l'impressione che ne ricavavo, ed a distanza di tempo devo infatti ricredermi, nonostante un momento in cui, illusoriamente, ho creduto in una equilibrata bonifica di quel tratto di strada. Ad un certo punto, qualche anno fa, ho visto sparire la maggior parte delle sterpaglie, i canali risultavano drenati e, soprattutto, erano stati asportati i cumuli di rottami e immondizia che contaminavano la zona, niente più effluvi maleodoranti, niente ratti in giro. In qualche settimana si poteva veder crescere l'erba nei nuovi appezzamenti ricavati dalla bonifica e non tutta la vegetazione semi-acquatica era perduta, tant'è che si potevano ancora udire le rane gracidare. Ogni volta che passavo da quelle parti, correndo, mi sembrava di vedere qualcosa di positivo, di ottimistico, finché un giorno qualcosa ha iniziato a cambiare, o meglio, è stato modificato; la racconto breve, è uno scenario ormai fin troppo diffuso: dapprima una distesa di asfalto per creare un parcheggio, poi un palazzotto adibito ad uffici e magazzini, i canali imbrigliati nel cemento, niente più gracidare di rane e men che meno roditori a spasso. Sono passati mesi, si è fatta avanti la cosiddetta crisi economica e questo è il risultato: il parcheggio è una mera distesa grigia che non serve ad alcuno, gli uffici ed i magazzini sono vuoti e si deteriorano velocemente al pari dei drappi che li avvolgono con le diciture "Vendesi" e "Affittasi", una caffetteria è nata morta e mi ricorda ogni volta gli Embrioni Disseccati musicati da Erik Satie.
Ho nostalgia dei ratti!
Ho nostalgia dei ratti!
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