L'autobus è pieno all'inverosimile, da alcune fermate ormai le salite dei viaggiatori sono delle sorte di assedi. Guardo fuori dal finestrino ed intorno a me, intanto ascolto passivamente le solite frasi, i soliti lamenti, ma finalmente ecco salire spintonando un personaggio sui sessant'anni e si vede che deve dire la sua, si capisce, è nell'aria. Lo osservo qualche secondo, sento che sta caricando i polmoni come fossero tubi di lancio di un sottomarino e, se non m'inganno, sparerà qualche astrusità coerente col suo modo di essere ed apparire (molto comune, purtroppo).
Dice, convinto:"Stiamo qui sopra come le sardine, ci hanno fatti diventare sardine: abbiamo cambiato sesso!".
Ho l'impressione che la gigantesca fesseria stia incurvando le lamiere del veicolo, come se fosse un fluido incontenibile che preme, tutti i bisbigliatori tacciono istantaneamente ed osservo furtivamente i loro volti divertito.
Sto per scoppiare a ridere, ma non riesco: l'autobus è troppo pieno.
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