giovedì 19 giugno 2014

Disseminazione. Grandi paure: scienza, incertezza, senso comune di Roberto Vacca – Giugno 2014

La scienza aiuta a capire il mondo – grande e complesso. Permette anche di prevedere eventi futuri, se le condizioni di partenza sono ben note, e di valutare l’incertezza delle previsioni. La scienza non è un insieme di regole semplici. È fatta di osservazioni, misure, esperimenti, induzioni, deduzioni, analisi con procedure e strumenti matematici. Chi ha una formazione scientifica mezza cotta (half baked) crede spesso di aver raggiunto certezze illusorie. Se su queste vengono basate decisioni importanti, i risultati possono essere tragici.
Il Presidente Obama ha presentato le nuove regole della Environmental Protection Agency mirate a ridurre il riscaldamento globale antropico. Pretendono di limitare a meno di 2°C l’aumento della temperatura dell’atmosfera entro il secolo attuale. Consistono nella limitazione delle emissioni di CO2 dovute all’uso di combustibili fossili per produrre energia. Hanno fede nella capacità previsionale (sull’arco di molti decenni) di modelli matematici empirici che trascurano miriadi di fattori astronomici e geo-fisici. Ignorano anche gli aspetti probabilistici degli effetti congiunti di fattori noti e di altri ancora non individuati.
Obama avrebbe fatto bene a parlare con fisici di prim’ordine; Freeman Dyson di Princeton, Henrik Svensmark di Copenhagen, Luigi Mariani di Milano. Gli avrebbero spiegato che nessuno sa fare ancora previsioni di eventi complessi come il clima con decenni di anticipo. Invece Obama ha asserito:
“La scienza è scienza. La scienza è davanti a noi. …Non discutiamo su quel che sta succedendo. La scienza è indiscutibile. I fatti base del cambiamento climatico non sono qualcosa che ci possiamo permettere di negare. ----- si tratta della più significativa sfida a lungo termine che dobbiamo affrontare ---- La gente comincerà ad apprezzare il costo di riparare i danni dell’uragano Sandy e della siccità in California.”
Questi ultimi eventi, invece, non hanno rapporto con i cambiamenti climatici.
Non sostengo che ridurre le emissioni di anidride carbonica sia dannoso. [Freeman Dyson ha osservato, però, che l’aumento del tasso di CO2 nell’atmosfera (27% negli ultimi 56 anni) ha favorito lo sviluppo della vegetazione. Il fatto che continui contribuisce a rinverdire il pianeta]. Non è un male che cresca la generazione di potenza eolica e fotovoltaica. Sarebbe opportuno aumentare molto gli investimenti in ricerca sul solare. Il rendimento raggiunto è del 43% (in laboratorio) e, fra poco, del 25% su scala industriale. Una diffusione notevole di questa fonte ridurrebbe anche le emissioni di CO2.
Obama ha citato Lincoln: “Con l’opinione pubblica non c’è niente che non riuscirò a fare e senza l’opinione pubblica non c’è niente che io possa fare.” Quindi ha detto che nel resto del suo mandato proverà a convincere i cittadini che se non faremo niente per modificare il clima, i nostri figli staranno molto male. Le sue intenzioni sono ottime. I suoi ragionamenti, no.

Non è immediato interpretare le stime fatte dagli scienziati sulle probabilità di eventi futuri relativi a sistemi complessi come il clima terrestre. Non possiamo fare esperimenti e le stesse misure effettuate da alcuni secoli (o da decenni come nel caso dell’anidride carbonica) sono scarse. Talora sono anche discutibili e contraddittorie.

Ci sono altre catastrofi letali di cui abbiamo esperienza diretta. I rischi relativi si capiscono con il senso comune. Non siamo costretti a chiedere agli scienziati di fare congetture sui disastri causati dalle esplosioni. Le conflagrazioni di gas naturale nelle gallerie uccidono ogni volta migliaia di minatori. Gli esplosivi tradizionali hanno causato decine di milioni di morti nelle due guerre mondiali ed alcuni milioni in medio oriente negli ultimi anni.

Le armi nucleari sono molto più distruttive. La bomba di Hiroshima aveva un potere distruttivo equivalente a quello di 15.000 tonnellate di alto esplosivo (15 kton). Quella di Nagasaki equivaleva a 21 kton.

Nel 1961 i militari americani stimavano in 600 milioni i morti previsti per un loro attacco atomico contro Russia e Cina. Nei primi anni Ottanta il potenziale distruttivo totale degli arsenali atomici mondiali era di oltre 15 Gigaton (15 miliardi di tonnellate equivalenti di alto esplosivo). Le stime del numero dei morti erano di miliardi. Si parlava della maggioranza della popolazione mondiale e di distruzione mutua assicurata. 

Dopo i trattati per la riduzione delle armi atomiche, il potenziale distruttivo totale è ridotto a circa 5 miliardi di tonnellate equivalenti. Obama, però, non considera questo rischio come “una significativa sfida a lungo termine che dobbiamo affrontare”. Nel 2009 gli diedero il Nobel per la pace “per i suoi sforzi eccezionali per rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione fra i popoli e per essersi espresso a favore di un mondo privo di armi nucleari”. Il proposito ha avuto breve durata. Nel 2013 il Presidente USA stanziò 537 milioni di dollari per ammodernare 180 testate nucleari tattiche dispiegate in Europa. Pare, però, che quei 537 milioni non bastino e che in effetti si spenderanno 10 miliardi di dollari. Non miglioreranno solo l’efficacia dei quelle 180 bombe: ne aumenteranno il numero a 400.

Il governo americano ha deciso anche di ridurre del 15% gli stanziamenti mirati a proteggere le armi nucleari da tentativi di impossessarsene da parte di terroristi. Quest’altra misura rende ancora più imminente un rischio gravissimo – l’entità del quale è segreta e, forse, nemmeno valutabile.


Una guerra planetaria nucleare farebbe miliardi di vittime: ma non ne parlano i grandi statisti e nemmeno i rappresentanti delle religioni.

Nel 1998 l’attuale Dalai Lama, che taluno chiama il”Principe della Pace”, dichiarò che “fin quando ci sono grandi potenze che detengono armi nucleari, non è giusto condannare l’India perché fa test atomici e si arma”.

Oggi soffiano venti di guerra e ispirano apprensione. La violenza in Ucraina o Medio Oriente potrebbe far scoppiare la guerra mondiale. Sarebbe un fattore scatenante più micidiale dell’assassinio di Serajevo nel 1914.

È bene parlare di pace, ma bisogna informarsi. Papa Francesco il 24 maggio in Giordania ha detto: “La radice del male è nella cupidità del denaro che c’è in chi è attivo nella fabbrica e nella vendita delle armi. Questo ci deve fare pensare su chi c’è dietro che dà a tutti quelli che sono in conflitto le armi per continuare i conflitti. Pensiamo e dal nostro cuore preghiamo per questa povera gente criminale perché si converta”.

È giusto deprecare le guerre in Medio Oriente anche se hanno causato pochi milioni di morti. Allora, però, dovremmo dedicare un tempo mille volte maggiore a denunciare il rischio che la guerra atomica uccida miliardi. Papa Francesco ha parlato in data 1/1/2014 a favore del disarmo “cominciando dalle armi nucleari e chimiche”.Lo avevano fatto, ma con parole deboli, inadeguate rispetto all’enormità della minaccia, anche i suoi predecessori ed R. Williams, l’Arcivescovo di Canterbury, nel 2009. Questi dignitari religiosi non bollano il peccato di omissione di non smantellare tutti gli arsenali atomici, perpetuando la minaccia che il mondo sia distrutto per caso.

Diciamolo noi, allora: “Le armi atomiche vanno smantellate tutte. Anche se un conflitto si scatenasse per errore, potrebbe estendersi al pianeta e segnare la fine della nostra civiltà”.

I non violenti, le persone normali e razionali, quelli che hanno imparato a controllare i loro impulsi, dovrebbero parlarne e pensarci tutti i giorni. Dovrebbero esigere che i politici capiscano il rischio finale ultimo e ne discutano nei parlamenti, nell’Unione Europea, alle Nazioni Unite – se non lo fanno, vanno svergognati. Scriviamo lettere, e-mail, blog descrivendo il rischio mortale e la necessità del disarmo nucleare totale.

Anche se fosse vero che l’aumento del tasso di anidride carbonica nell’atmosfera causerebbe danni, questi sarebbero trascurabili rispetto alla morte di miliardi.

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