L’articolo di oggi – pubblicato da L’OROLOGIO – contiene un raccontino su eventi forse accaduti circa un secolo fa –
o forse inventati. Ho tratto i nomi dei protagonisti da una triste storia d’amore di Angelo Gatti che lessi più di 70 anni fa.
Gatti era stato ufficiale di Stato Maggiore dell’Esercito. Il suo Alberto amava molto la moglie Ilia. Lui era ateo - Ilia muore di bronchite.
Lui si dispera, ma poi si consola tornando alla religione della sua infanzia, meditando sull’immortalità dell’anima e convincendosi
che l’anima di lei goda le gioie del paradiso. Ricordo che Gatti scriveva bene, però la conclusione del racconto non mi piacque.
Io avevo seguito il cammino opposto di Alberto: avevo abbandonato la religione parecchianni prima che mi capitasse quel romanzo.
Il mio racconto è leggero – quasi uno scherzetto.
Come faccio quasi sempre, concludo con un pensiero didascalico su come sia opportuno tenere distinti gli eventi periodici da quelli
casuali.
Enjoy
Roberto
Lettere mancanti per troppo tempo e psicosomatosi – di Roberto Vacca, L’Orologio, 18/12/2019
La storia che racconto oggi deve risalire al primo quarto del secolo scorso. A quel tempo i viaggi erano lenti e si comunicava male. I telefoni esistevano, ma erano poco affidabili. Le telefonate interurbane si facevano solo in casi gravi e urgenti. I destinatari si raggiungevano dopo attese di ore e giorni. La teleselezione era un miraggio ancora lontano mezzo secolo.
* * *
Alberto aveva sempre amato Ilia – la ragazza della porta accanto – fin da quando erano bambini. Si erano sposati dopo un lungo fidanzamento. Erano molto uniti. Ilia era insegnante di lettere. Parlava e scriveva molto bene. Alberto era ragioniere. Era impiegato presso una piccola azienda. Gli accadeva di viaggiare per lavoro solo una o due volte l’anno. In quelle occasioni, mandava a Ilia qualche cartolina illustrata. Ilia, invece, anche se lui era assente per pochi giorni, sapeva di fargli piacere, se gli mandava almeno un bella lettera. Anche se non c’erano novità, gli raccontava gli intrecci dei romanzi che leggeva e i discorsi che faceva con amici e parenti.
Poi Alberto fece carriera, Trovò lavoro con una società più grande. Gli affidarono la supervisione di un territorio sempre più vasto. Viaggiava sempre più spesso. Era “di casa” in treno. Per seguire da vicino la contabilità delle filiali del Nord, decise di restare a lungo a Milano. Ilia aveva avuto un bambino e non poteva seguirlo.
Risiedeva in un ottimo albergo e non gli mancava niente. Lavorava sodo. Dopo qualche giorno si rese conto di sentire la mancanza della moglie ben più del solito. Aveva ricevuto da lei un paio di lettere, che teneva da parte e rileggeva – poi non più. La sottile carta azzurrina di quei primi messaggi era ormai tutta spiegazzata.
Alberto non aveva un carattere apprensivo. Però non era mai successo che Ilia lo lasciasse senza notizie per una settimana. Era a disagio. Poi si rese conto che gli facevano male i piedi. Non gli era mai successo. Aveva poco più di quarant’anni, era in buona forma ed era abituato a calzare comodo. Si accorse che da vari giorni non faceva più la sua solita passeggiatina di un paio di chilometri subito dopo la prima colazione.
Non aveva stretto amicizie personali con i colleghi milanesi. Non aveva nessuno con cui confidarsi. Sebbene si vantasse di essere una persona perfettamente razionale, cominciò ad avere idee strane. Perchè Ilia non scriveva? Forse stava male e glielo taceva? Forse anche lei aveva male ai piedi e lui ne soffriva per “simpatia” a distanza? Ma, no! Non esistono effetti magici a distanza! Però gli pareva di aver sentito dire che un austriaco, un certo Dottor Freud, aveva scoperto che i disturbi psichici possono causare dolori fisici e malattie vere e proprie. Forse ci poteva essere 99un nesso ….
Poi una mattina in ufficio Alberto zoppicava tanto che l’ingegner Brambilla notò una sua smorfia di dolore e gli chiese:
“Che succede, ragiunatt? Si è fatto male?”
Alberto minimizzava, ma l’ingegnere fu tanto insistente che gli fissò un appuntamento col suo medico per la sera stessa:
“Vedrai. Il dottor Fumagalli è bravissimo. Ti metterà a posto subito. Ha l’occhio clinico.”
Fumagalli guardò con attenzione i piedi di Alberto attraverso i suoi leggerissimi occhiali con la montatura d’acciaio. Annuì:
“Si, si. Abbiamo una chiara infiammazione e anche alcune leggere deformazioni.”
Guardò con approvazione le scarpe nere di Alberto:
“Scarpe nuove, vedo.”
Le raccolse:
“Calzaturificio di Varese. Numero 44.”
Le accarezzò e ne esaminò l‘interno con le dita.
“Che abbiamo qui? Tamponi? Le stavano larghe? Che ci ha messo?”
Cominciò a estrarre piccoli malloppi celesti di carta leggera, sei a destra e quattro a sinistra:
“Svelato l’arcano! È lei il carnefice di sé stesso, come diceva quel greco. Cosa sono questi mucchietti? Lettere dolci? La fidanzata? Ah, no – la signora! Si sarà preoccupato che non riceveva più posta! Ovviamente vive in albergo ed è invalso, sembra, il costume di lustrare le scarpe dei clienti e di metterci dentro la posta che ricevono. Non lo sapeva, eh?”
Il tempo fluisce senza posa. Facciamo bene a misurarlo con i calendari e con gli orologi. Invece non ci dobbiamo abituare a considerare come periodici eventi che dipendono da decisioni umane o dal caso. Chi lo faccia, rischia di commettere errori seri.
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