sabato 24 aprile 2010

L'uomo della mezza mela

Questa volta, ripensando al rapporto col cibo, scrivo di un piccolo grande uomo che ebbe l'unico difetto di avere un po' troppa paura di certe cose del mondo, nella fattispecie delle istituzioni, della religione e dello Stato. Quand'ero ragazzino, durante le vacanze estive in una cascina di montagna, ebbi l'opportunità di osservarlo far colazione, raramente, in quanto si svegliava alle quattro di mattina per badare al bestiame.
Avrebbe potuto cominciare la giornata bevendo mezzo litro di latte e invece ne beveva una piccola tazza, il pane veniva tagliato in piccoli pezzi e non tutti venivano mangiati, il miele era solo una sottile velatura lucida sul pane ruvido: trascorreva poi tutta la mattina sotto il sole a falciare immensità di verde sui pendii ripidi.
A mezzogiorno tornava col bestiame, per il pranzo: un po' di pasta, poco burro sciolto quasi con diffidenza e un po' di formaggio, verdura possibilmente bollita, poco pane già datato e, per finire, una mela, ma non tutta. Non dimenticherò mai quella mezza mela restituita al paniere della frutta, che nella calura di Luglio si ossidava arricciando la buccia ai bordi del taglio, quasi languendo in attesa della cena.
La cena, dopo il duro lavoro del ritiro del fieno e della mungitura, era basata nove volte su dieci su un minestrone che all'epoca credevo contenesse tutti i vegetali del mondo e fosse il luogo in cui terminava l'arcobaleno, per via dei colori; il pane spezzato affondava in quell'immensità vegetale in cui si fondeva anche un po' di formaggio e vi galleggiava un po' di pasta... Mentre il mio grande appetito mi portava a rinforzare le dosi di pane e formaggio, lui, il piccolo grande uomo, si era risparmiato anche sull'insalata e mangiava a piccoli pezzi quella mezza mela avvizzita rimasta a far compagnia alle altre nel paniere, attendendo la sera.
Ad una certa ora, a causa del gran caldo e della conseguente evaporazione d'acqua, la piccola centrale idroelettrica della vicina borgata cessava di funzionare ed a lume di candela si prendeva il caffè: lui lo sorseggiava a cucchiaini. L'ultimo mezzo centimetro di candela serviva per salire le scale verso le camere da letto, guardando lo spettacolo del tramonto dietro la pineta.
Il piccolo grande uomo che mangiava tutto a metà aveva ragione a fare così, e mi son sempre chiesto come potesse fare così tanto lavoro fisico consumando così poco cibo. Era mio nonno: ho imparato tardi la lezione ma, come si dice, meglio tardi che mai.

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