Ieri pomeriggio mi sono incamminato per una breve passeggiata tra i boschi ed ho avuto occasione di liberare un po’ di pensieri, guardandomi intorno. Sono tornato, a distanza di un anno, esattamente negli stessi luoghi, con passo però più veloce e leggero.
Spero di non essere condizionato da qualche forma di falsa autostima o errata percezione, però ho avuto l’impressione di vedere le cose intorno a me con maggiore profondità e nitidezza, almeno sul piano di ciò che si vede fisicamente: non mi azzardo a dire che la percezione delle cose fosse migliore di quanto sia mai stata nel corso della mia vita.
Camminavo senza scopo, felice di muovere le gambe, spingendo in salita: in realtà un sorta di obiettivo c’era, ed era quello di raccogliere qualche mela ai piedi di un albero di vecchia conoscenza, e così procedendo osservavo i bordi delle foglie ingiallite e delle felci e più le osservavo più mi parevano frattali assimilabili ai bordi frastagliati dei declivi boscosi.
I pensieri grevi si dissolvevano alle mie spalle, mentre una sorta di felicità lieta accompagnava o precedeva i miei passi, con la sensazione di essere in movimento da tempo immemore.
I suoni ed i rumori del bosco mi trapassavano nitidi i timpani, credo di aver sentito cadere castagne anche a distanze inconsuete mentre l’odore di terra e foglie secche dava un inconsueto spessore al respiro.
Ho incontrato il solito vecchio melo.
Non c’erano mele al suolo, non c’erano mele sui rami, poche foglie ingiallite precipitavano di tanto in tanto senza emettere alcun suono.
Se mi fossi trovato lì nella condizione in cui ero solo due anni prima, mi sarei irritato ed avrei covato delusione per un po’.
Mi sono solo detto:”Peccato!”, ho sorriso all’albero pensando che anch’esso merita un po’ di riposo ed ho percepito, credo per la prima volta così profondamente, il senso dell’azione senza scopo.

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