Mentre scende la neve, osservo le orme al suolo: passi lunghi, corti, incerti, decisi e così via.
Penso alle tracce che ogni generazione lascia su questo pianeta e mi viene un po’ da sorridere.
Visualizzo, nei miei ricordi di bambino, le impronte che lasciava mio nonno coi suoi scarponi chiodati al ritorno dai campi e dai pascoli: segni strascicati di zolle organiche, erba schiacciata, foglie secche, terra di vari colori, sassolini. In ogni impronta poteva germogliare o fiorire qualcosa.
Ricordo poi, più grandicello, le impronte di mio padre che tornava da una industria metalmeccanica: morchie fuligginose e sfuggenti, monotone. Era già molto se non corrodevano irrimediabilmente il pavimento della “conigliera” in cui mi sono trovato a vivere.
Tuttavia continuo a sorridere.

Nessun commento:
Posta un commento