domenica 3 giugno 2012

Aveva ragione mio nonno

Mio nonno spesso mi diceva:"Tu mangi troppo...". Aveva ragione, ero in sovrappeso, ai limiti dell'obesità, e non me ne accorgevo; l'idea che si ha di sé è talvolta confusa, coi condizionamenti di chi parla di "costituzione robusta". E lui, mio nonno, non l'ho mai visto mangiare una mela per intero: ci ho messo troppo tempo a capire il suo messaggio e, stranamente, sto imparando più cose da lui a qualche anno dalla sua scomparsa che non quando era in vita, come se le sue parole ed i suoi atti fossero più liberi di radicarsi nella mia mente, alla ricerca di un nuovo supporto fisico. Non che mio nonno fosse perfetto, difetti di personalità ne aveva anche lui, soprattutto fobie, ma alla luce del tempo e degli eventi diceva qualcosa di saggio anche quando non parlava oppure si esprimeva con frasi brevi e sibilline:"Tu mangi troppo!".
E cosa c'era dietro quella frase, detta a labbra strette e gli occhi che trasparivano una compassione a tratti severa? Un messaggio di semplicità, semplicemente grandioso: il gioco di parole qui ci sta. Tenersi un po' ristretti nel cibo costringe a mantenere uno stile di vita essenziale ed efficiente, ognuno secondo le proprie capacità e sono convinto, così come traspariva dai discorsi di mio nonno, che ciò ponga anche un freno ad una inutile e pericolosa forza di ideazione, una ricerca del superfluo che si risolve con l'antagonismo  verso i propri stessi simili (mi viene il dubbio che l'uomo moderno abbia sterminato le altre specie di ominidi più per abbondanza di cibo che per ristrettezza). Risparmiando calorie, di certo, arrivati a sera, la sola luce del tramonto induce al sonno, al riposo, ma si è tranquilli; e se proprio c'è ancora qualcosa che attrae o interessa, si conserva ancora lo spunto per agire, evitando l'obnubilazione ed il torpore da divano e televisore. Allo stesso modo, nel lavoro, si è costretti a fare l'essenziale al meglio, non ci sono energie da sprecare, non c'è tempo e modo di adirarsi o peggio ancora vedere problemi che non ci sono. Probabilmente non si tratta solo di una questione di auto-limitazione: eccedere nell'introito calorico, secondo me (prendendo spunto da letteratura scientifica in merito), provoca delle forme di intossicazione fisica e di conseguenza mentale che conducono alla confusione in varie attività. Ciò non toglie che una vita regolata nel mangiare non escluda momenti di cedimento, così come non c'è da aspettarsi di essere troppo lucidi durante e dopo un duro allenamento di corsa, ma è diverso: più simile al prezzo che si deve pagare per essere più lucidi e più attivi per più tempo o quando richiesto.

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