Questa mattina ho dovuto recarmi in una piccola città di provincia ed ho assistito ad una scena che mi ha lasciato a bocca aperta: una fila di vecchi (non dico anziani e sapete il perché) accodati a partire dal bancone di una farmacia fino sul marciapiede antistante; la fila era addirittura ripiegata su se stessa a formare una S, proprio come il serpente che costituisce il simbolo di molti stemmi di carattere sanitario.
Devo ammettere che la mia vita sociale è minima, ed è possibile quindi che ciò che mi ha destato sorpresa sia da considerare come cosa normale: secondo me non è così.
Spinto da uno spirito di osservazione ipertrofico, ammetto che non è un segno di equilibrio, ho osservato con più attenzione la popolazione che si muoveva per strada, in giorno di mercato oltretutto, popolazione con un’età media decisamente elevata. Ebbene, coloro che si ritrovavano accodati erano decisamente in sovrappeso, spenti, lamentosi e tristi, mentre pochi agili “vecchietti” si muovevano magri e scattanti tra negozi e bancarelle, talvolta conversando animatamente tra loro con occhio vivo e interessato.
L’impressione che ne ho ricevuto è che vi siano persone per cui il corpo subisce il passaggio del tempo ma l’essenza rimane sempre giovane e vitale e ciò dipende dal rispetto di sé almeno dal punto di vista alimentare e psicologico: il fisico diventa un veicolo per procedere chissà fin dove, come certi sassi solidi e ruvidi su cui si salta per attraversare a balzi un torrente. Al contrario, chi non ha cura di sé, scivola su sassi viscidi e annaspa nel torrente apparentemente agitato della vita.
Preciso che io stesso sono mezzo in acqua e con quanto scritto sopra non giudico e non provo avversione: anch’io sto ancora imparando a vivere.

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